Tanto tuonò che piovve. Incalzato dalla demagogia e dalla superficialità, superalimentate da Grillini e “indignados” alla pommarola, l’Amleto piacentino annuncia gli 8 punti per un governo di cambiamento, ponendo al 3° punto sulla “riforma della politica e della vita pubblica” anche la cancellazione in Costituzione delle Province.

Corriere della sera: Ecco gli 8 Punti per convincere Grillo
La Repubblica: Lavoro, diritti, ambiente e costi della politica gli 8 punti della proposta avanzata da Bersani
Siamo nella linea del Presidente regionale siciliano Crocetta, che, pagato il tributo alla solita trasmissione televisiva, licenzia la riforma che trasformerà le Province siciliane in Città metropolitane o Consorzi di Comuni.
Il Sole 24 Ore: Sicilia, la giunta Crocetta vota la cancellazione delle Province
Luigi Oliveri, sempre oggi, propone un articolo che, partendo dall’analisi delle ultime decisioni in Regione Sicilia, costituisce una “summa” di tutti gli argomenti utili a smontare la posizione “anti-Provincia” per come è stata portata avanti, cioè con demagogia, superficialità, improvvisazione ed incompetenza.
L’articolo di Oliveri dimostra con facilità “che la legge di abolizione delle province in Sicilia non ha alcun obiettivo ponderato, se non quello di vellicare il popolo, offrendo il trofeo della cancellazione delle province. Nella convinzione che basta far passare questo messaggio nell’immaginario collettivo, al netto di tutti i problemi di organizzazione ed efficienza che ne deriveranno, per mantenere ed anzi acquisire consenso. E, probabilmente, sul piano mediatico tale convinzione è corretta, vista la incessante campagna di stampa, che martella da almeno 6 anni“.
A questo punto, la mia convinzione è che non è realistico condurre una battaglia per il mantenimento delle Province “come e quante sono”, proprio nel momento in cui la campagna mediatica e di stampa sta ottenendo il massimo del consenso, pur con debolezza di argomentazioni, ma resa forte da un’opinione pubblica impreparata e peggio indirizzata.
Posto che dobbiamo convincerci che l’esistenza delle Province non è un dogma intoccabile, il primo problema è evitare il salto nel buio che non tenga insieme l’assetto istituzionale con quello finanziario è contabile, affinchè le funzioni e i servizi che restano in piedi, se non resi dalle province, vengano resi da altri soggetti, senza incremento dei costi e con giusta riallocazione del personale e delle risorse.
La “denigrazione” delle Province rende poco sostenibile la possibilità che possano restare enti ad elezione diretta (anche se in democrazia le elezioni non sono da considerare un costo): quanti non andrebbero a votare, dissuasi dal micidiale combinato disposto Grillo-Stella-Rizzo unito alla pavidità degli altri.
Aggiungiamo che non c’è questa gran sollevazione tra i dipendenti provinciali, né tra le loro rappresentanze sindacali, posto che qualche leader delle OO.SS. si sbraccia molto per l’abolizione.
Mi pare che non si possa che auspicare una soluzione realistica a tutela dei servizi ai cittadini e delle professionalità dei dipendenti provinciali:
- la trasformazione in un dignitoso ente di secondo livello, con funzioni chiare e risorse certe; di fatto un’unione di Comuni, che a questi potrebbe fornire anche vari servizi di supporto.
- In alternativa, un’abrogazione fatta con buon senso, assegnando le funzioni al livello più adeguato (quasi sempre quello regionale).
Comunque si faccia, occorre farlo bene, in un quadro di revisione della Costituzione e di riordino complessivo degli enti territoriali. Alle “attuali” Province, fino all’ultimo giorno di esistenza, lo Stato e le Regioni dovranno assicurare le risorse per i servizi alla cittadinanza e al territorio.
Giuseppe Scarrone


















E’ un rincorrersi sulla questione province: Crocetta non avrebbe voluto sopprimerle, ma pressato da Grillo, pur di non abbandonare la poltrona, fa da apri- pista in Sicilia. Bersani che, sinora, non aveva menzionato la vexata quaestio delle province, ecco inserirla nel suo programma di Governo, pur di non inimicarsi Grillo. Ma quale è il vantaggio di una simile operazione? Non economizzare un bel niente, anzi peggiorare le spese come ha dimostrato in un articolo il dott. Oliveri. E, noi, aggiungiamo: chi pagherà le trasferte ai tecnici ed ai Sindaci dei vari Comuni per potersi recare nelle nuove province. Chi potrà mai sventare incidenti, anche mortali, di comuni cittadini che, giornalmente, a diecine di migliaia dovranno recarsi nelle nuove province per il disbrigo di varie pratiche? Le Province, da oltre 150 anni, sono presidi di democrazia e di vicinanza delle Istituzioni nei confronti dei cittadini.
Commento di Rodolfo Bava — marzo 6, 2013 @ 16:26
http://www.leggioggi.it/2013/03/06/abolizione-province-sicilia-caos-non-calmo/
Commento di Lara Sturba (la vera sciagura: Gli Amministratori locali ci hanno venduto, per loro si prepara la corsa al parlamento) — marzo 6, 2013 @ 17:21
Non esiste un dignitoso secondo livello senza elettività diretta, è solo una morte lenta, ci sarà più magna magna di prima, accontentarsi di vivere con sempre meno è farsi pestare psicologicamente e basta. Farlo bene è impossibile visti i regalini di Monti e gli incasinamenti vari. Aboliamo diversi Ministeri allora tanto per cominciare. i tagli devono essere non lineari ma dove serve, Cioè Chirurgici, il tema delle Province è solo per distrarre l’attenzione. Meglio dimezzarle e conservarle come sono… perché poi da esse si passa ad altro, già l’Istruzione è stata molto penalizzata e fra poco arriva ancora la Sanità da tagliare. Dove? Quando? Chi? la Sanità torni statale, per evitare servizi pessimi con costi elevati vista la regionalizzazione e le mega dirigenze annesse, Finiamola coi costosi pendolarismi da regioni povere e commissariate. Non funziona la sanità Regionale, Lombardia e Marche sono le uniche non commissariate, è normale? La nostra Regione toglierà dei farmaci costosi a chi viene da altre Regioni, ed è normale che il destino sanitario di certe persone sia legato come un destino ineluttabile a dove si nasce? Nuova ghettizzazione. Istruiti solo i ricchi, si curano solo i ricchi, e tornando alle Province, meno vicinanza delle istituzioni al territorio, e quindi maggiore emarginazione, e meno welfare. I Comuni sono troppo piccoli per gestire certe cose, e le Regioni troppo lontane. Nelle Province senza elezioni, governeranno i soliti noti, e non ci sarà neanche la possibilità di punire col voto. In Italia storicamente si fanno le riforme in ritardo di 20 anni quando gli altri nel frattempo cambiano idea, e si fanno due passi indietro dopo averne fatto uno avanti. E’ una esperienza endemica. Il secondo livello è una scusa per svuotarle, come fece Mussolini, per poi strozzarle con la spending review, far dissipare quindi tutto il patrimonio e dichiararle clinicamente morte. Se si è tornati alle Province nel dopo guerra evidentemente a qualcosa servivano, Poi sono arrivate le Regioni vero carrozzone del debito pubblico che sono loro da abolire visto che scaricano tutto alle Province, ma poi vogliono i soldi della riscossione dei canoni demaniali di cui non si occupano.
Dimezzare le Province, cariche politiche gratuite per i consiglieri, e un minimo di rimborso spese per Giunta e Presidenza, 1200 euro al mese vanno bene per tutti come indennità.
E fare presto perché l’Italia commissariata è paralizzata e i Commissari costano, e il Commissario è straordinario per un periodo limitato non una tantum una semper come da sempre si rischia in Italia. Altrimenti ci sfileranno i collocamenti, per darli a Opache Agenzie Regionali, anzi darle ai privati che prospereranno col nuovo caporalato. In Economia Pubblica un servizio è prodotto dallo stato perché o non sarebbe prodotto o sarebbe prodotti a costi maggiori. Le Province funzionano a rovescio degli ospedali dove è efficiente quello grande e quello piccolo ma non quello intermedio, infatti le Province grandi o troppo piccole sono inefficienti. l’Ideale sono province da 500.000 a 2 milioni di abitanti. La Provincia di Milano è quanto una Regione. Accorpiamo le Regioni, sono troppe, si alle macro.- Regioni, la metà. Non è un taglio lineare si badi bene perché accorpare una Provincia non è come accorpare una Regione. Fare Enti di secondo livello è come dare poco a tutti per salvare tutti, non tenendo presente che ci rimettono Province virtuose, che sono più sacrificate rispetto ad accorpamenti che andrebbero fatti non secondo campanilismi ma con criterio, Penalizzare chi lavora male.
Commento di Lara Sturba (la vera sciagura: Gli Amministratori locali ci hanno venduto, per loro si prepara la corsa al parlamento) — marzo 6, 2013 @ 17:41
“lo Stato e le Regioni dovranno assicurare le risorse per i servizi alla cittadinanza e al territorio….” e le Province? Già ci siamo venduti?
Commento di Lara Sturba ("la tragedia è vedere gente che sventola moralità quando il più pulito ha la rogna") — marzo 6, 2013 @ 17:43
La sollevazione dei dipendenti non c’è stata semplicemente perchè, bene o male, sta passando la linea di pensiero secondo cui verrebbero tutti ricollocati e quindi non perderebbero il lavoro.
Ora, posto che parlare “ricollocazione” in maniera così generica non significa praticamente niente, dubito che la calma piatta rimanga tale quando alcuni (purtroppo credo in molti), per le normali ed anche logiche, se vogliamo, dinamiche tipiche di qualsiasi ristrutturazione radicale saranno probabilmente costretti a spostarsi quotidianamente, magari a decine di Km dalla residenza… a parità di stipendio!
…E immagino che qualcuno godrà perfino di questa situazione, anche perchè i “provinciali” sono tutti ed indistintamente “mangiapane a tradimento”…
Commento di Manuman — marzo 6, 2013 @ 21:29
PROVINCE – ECCO PERCHE’ NON ANDREBBERO ABOLITE
Quanto battage pubblicitario, oggi giorno, nel rivendicare la soppressione delle province, da parte del Presidente on. Crocetta della Regione Sicilia, sino ad ieri contro l’eliminazione. Ma anche il PD, nel suo programma di Governo, ha inseirito la soppressione delle province. Ma le economie si registrerebbero? Pensiamo di no! Anzi vi sarebbe un ulteriore costo con la creazione di un nuovo carrozzone (chiamato “Libero Consorzio”). E con dei servizi in meno. Cerchiamo di analizzare la questione. Tutti gli impiegati delle province soppresse si dovrebbero recare giornalmente negli uffici della nuova (o ex) provincia per potere lavorare. Ebbene, quanta benzina verrebbe consumata nel giro di un anno? Quanto inquinamento immetteremmo nell’atmosfera tutt’altro che pulita? E quanti impiegati, forse, a casusa dei disagi, non si recherebbero con assiduità al lavoro, provocando un notevole danno all’Amministrazione Pubblica? Inoltre, verrebbero meno alcuni servizi essenziali: la Prefettura, i Comandi Provinciali dei Tutori dell’Ordine (Questura, Comando Carabinieri, Comando della Guardia di Finanza). Nonchè una miriade di Uffici Provinciali. E, quindi, quante altre migliaia di persone si dovrebbero recare presso le nuove province (o ex) per il disbrigo di pratiche varie? E quanti feriti, e probabilmente delle morti, si verificherebbero lungo le strade della nostra penisola in questo frenetico carosello giornaliero? E quante volte i Tutori dell’Ordine – già ora carenti – dovrebbero raggiungere le sedi delle province soppresse in ogni occasione di criminalità o per altre vicende, pesando pesantemente sulle casse di qualche Ministero Poi, in alcune province, particolarmente “inquinate” dalla mafia, verrebbe ad essere aperta un’ampia finestra per poterla fare prosperare Ecco perchè sarebbe auspicabile che i nostri Governanti indirizzassero la loro attenzione verso altri settori, anche all’interno delle stesse province (di tutte, però), al fine di eliminare degli sprechi. Anche perchè le province sarebbero necessarie, quali Istituzioni vicine ai cittadini e quali presidi di democrazia. Per oltre 150 anni hanno svolto egregiamente questo ruolo!
Commento di agostino1933 — marzo 7, 2013 @ 07:19
Bersani prende due piccioni con una fava:
1) si fa bello agli occhi del popolo bue che istigato dai media vede nell’abolizione delle province la soluzione di tutti i mali e una riduzione dei costi
2) con l’istituzione di enti di secondo livello in luogo delle province (invitabili, vedi ad esempio situazione sicilia) si passerà da amministratori eletti a nominati dai partiti, peraltro in numero superiore agli attuali (in sicilia si stima di creare fino ad una trentina di consorzi di comuni in luogo di sole 9 province).
Inutile dire che questa pletora di nuovi politici ci costerà un bel po’ (magari non in stipendi, ma sicuramente in rimborsi spese che come sappiamo sono gonfiati e il vero magna-magna – ricordo che un ex amministratore mi raccontà che durante il suo mandato aveva ricavato più dai rimborsi spesa sull’uso del suo atomezzo di quanto percepito come indennità da assessore!)
Inoltre i partiti potranno affidare agli “amici” più posti di direttore generale, dirigente, addetto stampa, ecc… (ogni ente di secondo livello ne avrà tre volte tanto gli attuali!)
Un bel vantaggio per i politici ed i partiti che elargiscono posti di potere, il tutto sotto gli occhi dei poveri fessi italiani che pensano di ridurre gli sprechi!
Possibile che i grillini e m5s siano così ciechi da non accorgersi che stanno facendo il gioco della vecchia politica? O forse sono già anche loro della partita?
W il populismo!
Commento di zse — marzo 7, 2013 @ 08:05