Le Amministrazioni provinciali della Repubblica Italiana: un pezzo di Patria da salvare.

marzo 4, 2013

I Templari stanno ai matti come le Province stanno agli incompetenti

Umberto Eco nel Pendolo di Foucault ha lasciato una sentenza lapidaria: «Quando uno tira in ballo i templari è quasi sempre un matto». Mario Baudino, su La Stampa, a commento aggiungeva: «I templari sono perfetti per tutti gli usi: un contenitore da riempire di miti a piacere, anche i più folli».

Aboliamo le Province: meno sprechi, meno tasseCosa si dovrebbe dire di chi, con una specie di ossessione personale, tira in ballo sempre le Province, anzi la loro abolizione, come panacea per il contenimento della debordante spesa pubblica italiana. Infatti la Provincia è perfetta per tutti gli usi: un contenitore cui attribuire la dotazione di ogni male, salvo l’utilità per i cittadini.

Coloro che hanno identificato la Provincia come fonte principale dei mali istituzionali d’Italia, gratta gratta, svelano di possedere una caratteristica comune: l’incompetenza che deriva dal non conoscere ciò che fanno le Province. Ma da quando il primo ha detto “abolire le Province“, tutti gli sono andati dietro, soprattutto in quegli spettacoli parolai che qualcuno ancora definisce trasmissioni di informazione. Casini, pur erede della tradizione politica dei cattolici democratici che aveva al centro le autonomie locali, è arrivato ad urlare a Ballarò “Le Province, abolire subito le Province“. Ridotto a portavoce di Monti, più montiano dei montiani, anche quanto a neo-centralismo, ne ha tratto un gran risultato elettorale.

Monti ha speso sul tema Province energie inutili, chiudendo con la figuraccia di un decreto ritirato e due decreti che probabilmente saranno dichiarati incostituzionali. Tra l’altro Monti (a cui probabilmente fino a novembre 2011 poco importava delle Province) è stato spinto allo “svuotamento” delle Province anche da quella stampa “amica” che non pare poi sia riuscita ad aggregargli questo gran consenso.

Il taglio delle Province

Non che il motivo di tali insuccessi elettorali sia la posizione sulle Province, ma indubbiamente non gli ha portato bene (anche alla Lega per questo, difensora “pentita” delle Province).

Ripetiamolo, per l’ennesima volta:

  • si è “scoperto” che gli organi politici delle Regioni costano 1 miliardo contro i 100 milioni di quelli provinciali (comunque in via di riduzione a 35 milioni in tempi brevi, anche senza i decreti “Monti”);
  • non una parola della stampa “moralista” contro consorzi e agenzie varie dove la casta ingrassa all’insaputa dei più; persino il ministro Patroni Griffi nelle audizioni alla Camera arrivò ad ammettere che non ha senso dare alle Regioni i compiti gestionali delle Province, per di più creando nuove agenzie; tra l’altro in quelle occasioni l’on. Lanzillotta (ora deputata montiana) affermò che le Regioni starebbero gestendo la stessa sanità in violazione della Costituzione;
  • tre decreti dissennati hanno messo a rischio scuole, strade e servizi gestiti dalle Province, facendo aumentare costi e disservizi. Da Capotosti a Onida, fino ai lavori di vari giuristi, sono stati messi in rilievo i punti deboli dei tre decreti, quando in un anno era possibile fare una riforma costituzionale e organizzare una revisione delle funzioni, cui sono connessi impegni giuridici, obbligazioni varie, non trasferibili con uno schiocco di dita.

Aboliamole – Le Province: costose, inutili, dannose.Per gli “incompetenti” era ben più facile “narrare” (ora vanno di moda le “narrazioni”, anche queste con scarse fortune elettorali) questo o quello episodio di folklore nelle varie amministrazioni provinciali (comune purtroppo a molta politica e amministrazione), senza porsi il problema di come seriamente e a che livello svolgere le funzioni delle Province, non poi così secondarie.

  • Scuola e formazione: le Province gestiscono oltre 5000 edifici, quasi 120 mila classi e oltre 2 milioni e 500 mila allievi.
  • Servizi per il lavoro: le Province gestiscono i servizi di collocamento attraverso 550 Centri per l’impiego; intervengono con sostegni all’imprenditoria.
  • Le Province hanno compiti di difesa del suolo, prevenzione delle calamità, tutela delle risorse idriche ed energetiche; smaltimento dei rifiuti.
  • Le Province gestiscono il trasporto pubblico extraurbano; hanno la gestione di circa 134 mila chilometri di strade nazionali extraurbane (80% della rete nazionale).

Si tratta di funzioni chiave, strettamente collegate al territorio, indispensabili per assicurare alle comunità il mantenimento del welfare locale e la promozione dello sviluppo imprenditoriale ed occupazionale delle imprese.

D’accordo che l’Unione Province d’Italia è poco ascoltata, ma da un anno sforna dati precisi, asettici.

  • Il costo della politica, cioè le indennità dei politici è di 439 milioni di euro per il Parlamento, 800 milioni di euro per le Regioni, 556 milioni di euro per i Comuni e 104 milioni di euro per le Province (dati 2012 in flessione verso i 35 milioni a regime).
  • Nel bilancio delle Province, questa voce rappresenta lo 0,9% del totale, 104 milioni di euro sugli 11 miliardi complessivi, che sono utilizzati per garantire ai cittadini la gestione dei servizi essenziali.
  • La spesa pubblica complessiva del Paese nel 2012 è stata di 805 miliardi di euro. Di questa, la spesa delle Province rappresenta l’1,3% (11 miliardi), quella delle Amministrazioni centrali il 17,5% (141 miliardi), quella delle Regioni il 20% (182 miliardi), il 38% è la spesa per la previdenza (311,7 miliardi), il 10,6% sono gli interessi sul debito (86 miliardi) e il 9,6% la spesa dei Comuni (73,3 miliardi).

U.P.I. - Unione Province d'Italia

Le Province ai nuovi eletti: Operazione trasparenza sui costi della politica

La furbata degli “incompetenti” era questa: “abolendo le Province si risparmiano 13 miliardi (dal 2011 divenuti intanto 11)”.

Benché sia stato spiegato varie volte (purtroppo con educazione e razionalità, cose non di moda di questi tempi), non si è capito (o voluto capire) che tale risparmio si ottiene azzerando servizi e licenziando 57.000 “provinciali”. Per certi versi tale risultato è stato quasi ottenuto:

i tre decreti dissennati hanno messo a rischio scuole, strade e servizi gestiti dalle Province; messa una pezza nel 2012; nella seconda parte del 2013 ne vedremo delle belle, se non interviene qualcosa.

Tant’è si continua; anzi con raddoppiata veemenza. Perché ora si deve rincorrere il Grillo, al quale sarebbe da spiegare che le Province sono state il capro espiatorio su cui la casta sperava di scaricare la protesta. Un taglio alla parte di classe politica meno influente, ma anche meno costosa, per tacitare il popolo. Poi è arrivato Fiorito …

Antonio Polito Ha iniziato Polito:

“A Grillo i partiti potrebbero rubare il programma di moralizzazione della vita politica semplicemente applicandolo, e nel modo più integrale: azzeramento del finanziamento pubblico, dimezzamento del numero dei parlamentari, eliminazione del Senato (diventerebbe una Camera dei rappresentanti delle Regioni), abolizione delle Province.”

Bene Polito. Si comincia a inquadrare qualche obiettivo serio. Finora infatti sembrava che “abolire le Province” fosse la mossa della casta (assecondata dalla stampa) per distogliere da ben più grossi e grassi obiettivi. Ma, visti i dati di cui sopra , l’abolizione delle Province in mezzo a quelle cose ora fa quasi ridere.

Francesco Musotto Il più comico è Musotto. Dopo essere stato per anni presidente della Provincia di Palermo:

“Le Province sono inutili, vanno abolite. Per come sono concepite. Per quello che non riescono più a garantire in termini di produttività , e soprattutto in relazione ai costi. Sono pletoriche e costose …”. Chissà cosa pensava quando prendeva l’emolumento da presidente e infatti il bello della dichiarazione viene dopo: “Io, potrò apparire anche immodesto, ma mi sono inventato un modo di interpretare la Provincia nel territorio. Il Palermo in seria A aveva la scritta Palermo Provincia turistica …”

Beh! Se le Province servissero per una scritta sulla maglietta di una squadra di calcio, più che abolirle bisognerebbe distruggerle con il lanciafiamme o spianarle con la ruspa.

Sergio Rizzo e Gian Antonio StellaInfine arrivano, addirittura in tandem, Stella e Rizzo: ” il punto di partenza, insieme con atti di rottura quali l’abolizione delle Province visto che tranne la Lega si dicono tutti d’accordo, deve essere la trasparenza”.

E sulla trasparenza vera siamo d’accordo, non quella che serve a produrre inutili e dispendiosi adempimenti. Come si è d’accordo sul superamento del bicameralismo.

Purtroppo arriva poi la chicca (torna l’incompetenza): “Più gli eletti sono scadenti, più devono affidarsi a burocrati (spesso strapagati) che diventano gli unici in grado di fare e poi interpretare gli atti. E dunque hanno interesse a rallentare ogni svolta vera che li renda meno indispensabili.”

Corriere della Sera: Un taglio serio (ora o mai più)

Il problema è la crassa ignoranza giuridica e amministrativa di politici e stampa generalista. Dal 1993 almeno è chiaramente affermato che la gestione tocca agli uffici e ai politici solo l’indirizzo ed il controllo (legge Cassese).

Compito dei “burocrati” è dire dei “no” ai politici, quando vogliono andare contro le leggi. I politici cercano di aggirare questo con pletore di dirigenti fiduciari “a termine” , che certo non dicono “no”.

Le Province (1% della spesa pubblica), che ci siano o no è indifferente rispetto alle vere decisioni da prendere:

  • Una Camera sola per fiducia.
  • Senato per sole leggi concorrenti.
  • Taglio del numero dei parlamentari e, soprattutto, dei loro emolumenti (vediamo se i Grillini mantengono la promessa di adottare il metodo De Gasperi degli alloggi romani condivisi).
  • Ridimensionata la Conferenza Stato-Regioni, per fermare le decine di trasferte al giorno di politici e burocrati regionali a Roma.
  • Via gli assistenti al singolo parlamentare (bastano gli uffici istituzionali del Parlamento e, al massimo, quelli dei gruppi).
  • Via le commissioni consiliari retribuite dai grandi Comuni.
  • Nessun compito gestionale alle Regioni (sennò creano agenzie “invisibili” guidate da politici trombati, meglio le Province allora).

Poi si possono toccare le Province, in modo assennato e riordinando tutte le amministrazioni territoriali, senza danneggiare o interrompere i servizi, senza scaricare la fregatura solo sui 57.000 dipendenti provinciali.

Giuseppe Scarrone

About these ads

1 commento »

  1. Ad adiuvandum … :-)

    Lo stantìo e inutile attacco alle province – arma di distrazione di massa” a cura del Dott. Luigi Oliveri

    Paolo

    Commento di Paolo Tognetti — marzo 4, 2013 @ 12:15


RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Tema: Silver is the New Black. Blog su WordPress.com.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 320 follower

%d bloggers like this: