Le Amministrazioni provinciali della Repubblica Italiana: un pezzo di Patria da salvare.

febbraio 4, 2013

Riflessioni ad alta voce e siamo al secondo “al lupo, al lupo”

Archiviato in: Aspetti generali, Notizie "di servizio" — Etichette: , , — Paolo Tognetti @ 07:15

Ancona, 4 febbraio 2013

Prima avvisaglia sfuggita di mano:

7 settembre 2012 – La (NON) chiusura del blog

Secondo scossone:

29 gennaio 2013 – E’ ora di passare il testimone: il blog si spegne

Qualcuno, anche in buona fede, mi ha voluto dire: “alla fine, ti sei arreso pure tu“.

L’ultimo paragrafo del pezzo del 29 gennaio scorso:

In chiusura, magari sotto altre forme, non escludo il ritorno.

Bene, telegraficamente …

+ + + SI VA AVANTI + + +

Però, sotto altre forme e, con la massima schiettezza, non so assolutamente con quali energie e raziocinio.

Aneddoto personale che questa situazione mi sollecita e spero vorrete perdonare.

Ho una macchina sportiva, un po’ particolare e un po’ d’epoca (un mio amico l’ha definita “un missile di vent’anni fa“). Vero. Non è una storiella. Il sogno di quand’ero ragazzo, realizzato – follemente – nel 2006. “Ti vai ad imbarcare in un’impresa inutile e mangia-soldi!“, mi veniva ripetuto. L’ho fatto ugualmente.

Fatta la premessa, andiamo al dunque.

Mi capita di ingaggiare un confronto con un tipo alla guida di un’auto molto più prestante e moderna. Non ho resistito alle provocazioni ricevute.

La mia auto strappa, rabbiosa, strada e stacca, sul breve, l’altra. Sarebbe potuto terminare tutto qui, ma non sempre la ragione prevale. Andiamo a fondo, senza pensare. Sul tratto lungo l’altra, più fresca, riprende e di molto.

Arriva la curva: che fare?

La mia piccola (e stupida) soddisfazione era stata portata a casa. Venti e più anni di differente meccanica e tecnologia e l’avevo spuntata. Ma tutta la faccenda non era ragionevole.

Si va avanti, fino in fondo [come nel caso del blog?].

Finale.

Una parte della struttura posteriore della mia auto cede, schiantando di netto, all’imbocco della curva: una delle ruote non era più al suo posto. Questione d’età (maledetta! … alla fine s’è fatta sentire per intero, senza appello).

Non so come, ma stavolta ti sei salvato, vai in chiesa“, le parole di chi stava recuperando la mia auto (oggi di nuovo perfettamente in marcia).

I segni del fatto sull’asfalto ancora dopo mesi. Non sono proprio da emulare, ma sono proprio così.

Per tornare a noi …

Fintantoché non avrò trovato collaboratrici e collaboratori le pubblicazioni andranno a scartamento ridotto.

Vedremo. Forse anche stavolta il botto sarà clamoroso.

Abbiate pazienza, delle mie intemperanze, delle mie imprecisioni, delle lacune e dei ritardi che, statene certi, verranno e si ripeteranno.

Quella del 29 non è stata una sparata, ma la deflagrazione della stanchezza e la manifestazione di una debolezza. Non mi fa molto piacere mettere in piazza queste faccende, ma questo è.

Confido che, presto o tardi, riusciremo a fare corpo unico, qui o altrove, non importa e non solo “per le Province“, ma per assicurare un vivere civile che, per essere tale, non può prescindere dalle leggi che noi stessi ci siamo dati.

Alla prossima.

Paolo

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2 commenti »

  1. Caro Paolo, la notizia che mi dai non mi sorprende affatto, se è vero, come è vero, che il file che ti avevo mandato s’intitolava Tognetti ritorno, mentre quello attuale s’intitola Tognettitestardook. Infatti tu non sei un pazzo, ma semplicemente testardo, cocciuto, nel senso positivo s’intende. Tuttavia, vorrei farti notare che tu appartieni sempre al genere umano, e che la debolezza non è affatto una caratteristica negativa, ma una ricchezza della persona, che almeno ha l’occasione di riflettere e magari fare un po’ di sana autocritica. Di tale avviso doveva essere anche il capitano Achab, protagonista del romanzo Mobydick, il quale, chiama a colpire la balena bianca non i più esperti, ma i marinai più giovani ed inesperti, pieni di paura. Perché, in casi come quello, la troppa sicurezza avrebbe sicuramente giocato dei brutti scherzi. Tognetti arreso? No, Tognetti non si è arreso, ha voluto fare il punto della situazione, e mi sembra una bella cosa. E poi, come ho detto nel mio precedente grido di dolore, alla passione non si comanda, ed è quella che ti frega: la passione. Piuttosto, anche se tu non mi ascolti, non puoi continuare a lavorare per il Blog 24 ore su 24. Io non sono un medico, e neanche un tuo parente, ma ritengo che tu debba prendere un periodo di riposo, o almeno di sospensione delle ostilità, nell’interesse della causa. Caro Paolo, io sono contento della tua riflessione, ma rimango sempre preoccupato per il tuo superlavoro. Se poi, strada facendo, troverai qualche collega che ti critica, per le ragioni più disparate, sappi, come dice il proverbio, che la mamma degli idioti è sempre incinta.
    Cordialmente
    Massimo Cortese

    Commento di Massimo Cortese — febbraio 4, 2013 @ 18:35

  2. Articolo apparso su ilsussidiario.net

    http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2013/2/5/IL-CASO-Chi-ha-fatto-fallire-il-federalismo-all-italiana-/print/360255/

    Commento di Alessandro Maramotti — febbraio 5, 2013 @ 14:16


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