Le Amministrazioni provinciali della Repubblica Italiana: un pezzo di Patria da salvare.

luglio 9, 2012

D.L. n. 95/2012 (spending review): un approfondimento sulle Province (tempistica della “riforma” e loro “somma algebrica”)

Archiviato in: Città Metropolitane, Contro-Province, Funzioni e organizzazione, Informazioni, articoli e notizie (in generale), Le Amministrazioni provinciali italiane, Normativa, pubblicazioni scientifiche e relativi commenti, Novità e informazioni — Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , — Paolo Tognetti @ 15:17

Ancona, 9 luglio 2012 (aggiornato al 15 luglio 2012)

Senza alcuna pretesa di presentare “la verità”, ma piuttosto con l’intenzione di capire insieme cosa stia accadendo, quindi auspicando il contributo di altri lettori per rettificare e/o integrare il presente articolo, ho pensato di approfondire come il D.L. n. 95 del 6 luglio 2012 “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”, fin da oggi (anzi, ieri) abbia inciso sulla carne viva del percorso di “riforma” (continuiamo a chiamarla così …) delle Province.

Questa è la breve premessa, ora passo all’analisi (sempre nei limiti delle mie capacità!). 

Partiamo dagli elementi di base, senza assumere nulla di acquisito
  • Un decreto legge è un provvedimento adottato dal Governo, in casi straordinari di necessità e di urgenza, avente forza di legge.

Repubblica Italiana – Costituzione – Articolo 77

Costituzione – Articolo 77

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Dal glossario presente nel sito del Governo Italiano

Decreto legge (d.l.) articolo 77 della Costituzione

Atto con valore di legge adottato dal Governo nei casi straordinari di necessità e urgenza, che viene emanato dal Presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Entra in vigore il giorno stesso o il giorno successivo alla pubblicazione. Il decreto legge deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, altrimenti perde efficacia sin dall’inizio. Le Camere, tuttavia, possono regolare con una legge i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto legge.

◊ ◊ ◊ ◊ ◊
La base normativa di riferimento (per ora)

Ecco l’estratto del D.L. n. 95/2012, afferente le Province e le Città metropolitane (da pagina 68 a pagina 71 del provvedimento), in particolare:

  • articolo 17 “Soppressione e razionalizzazione delle province e loro funzioni
  • articolo 18 “Istituzione delle Città metropolitane e soppressione delle province del relativo territorio

D.L. n. 95 del 06/07/2012 - Artt. 17 e 18 - Province e Città metropolitane

◊ ◊ ◊ ◊ ◊
Disamina, in maniera schematica, del provvedimento per quanto concerne la “riforma” delle Province, in particolare in relazione alla tempistica dello stesso

D.L. n. 95 del 6 luglio 2012

“Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi a i cittadini”

Articolo 17 “Soppressione e razionalizzazione delle province e loro funzioni”

Comma di riferimento e disposizione normativa

Tempistica (in extremis)

Note e peculiarità

comma 1

“… le province sono soppresse o accorpate sulla base dei criteri e secondo la procedura di cui ai commi 2 e 3 …”

- – -

- – -

comma 2

“Entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Consiglio dei ministri determina … i criteri per la riduzione e l’accorpamento delle province, da individuarsi nella dimensione territoriale e nella popolazione residente in ciascuna provincia. … “

Entrata in vigore del decreto: 7 luglio 2012.

Entro 10 giorni significa entro il 17 luglio 2012.

I criteri per la riduzione e l’accorpamento sono: dimensione territoriale e popolazione residente.

Restano escluse da riduzioni e accorpamenti: le Province capoluogo di Regione, le Amministrazioni confinanti solo con Province di Regioni diverse da quella di appartenenza e con una delle 10 Province che si trasformeranno in città metropolitane.

comma 3

“Il testo della deliberazione … è trasmesso al Consiglio delle autonomie locali di ogni regione a Statuto ordinario o, in mancanza, all’organo regionale di raccordo tra regione ed enti locali, i quali, entro quaranta giorni dalla data di trasmissione, deliberano un piano di riduzioni e accorpamenti … I piani … sono trasmessi entro cinque giorni al Governo, che acquisisce entro i successivi dieci giorni il parere di ciascuna Regione interessata …”

Dalla data di trasmissione, il C.A.L. ha 40 giorni per deliberare un piano di riduzione e accorpamento.

I criteri di riduzione e accorpamento sono trasmessi ai Consigli delle Autonomie Locali.

Il C.A.L., entro 40 giorni dalla data di trasmissione, delibera il piano di riduzione e accorpamento. Entro cinque giorni il piano è trasmesso al Governo che, entro dieci giorni, sente la Regione interessata.

Qual è questa data di trasmissione?

comma 4

“Entro venti giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con atto legislativo di iniziativa governativa sono soppresse o accorpate le province, sulla base delle iniziative deliberate ai sensi del comma 3 [le deliberazioni del CAL o , in mancanza, all’organo regionale di raccordo tra regione ed enti locali, ndr]. Se a tale data tali deliberazioni in una o più regioni non risultano assunte, il provvedimento legislativo di cui al primo periodo del presente comma è assunto previo parere della Conferenza unificata … che si esprime entro dieci giorni esclusivamente in ordine alla riduzione ed all’accorpamento delle province ubicate nei territori delle regioni medesime.”

Il D.L. è stato pubblicato il 6 luglio ed entrato in vigore il 7 luglio.

La conversione avviene entro 60 giorni dalla pubblicazione (non dall’entrata in vigore del D.L.!).

Quindi:

6 luglio + 60 giorni

=

4 settembre

Auspicando che i vari Consigli delle Autonomie Locali adottino le deliberazioni richieste, bisogna pertanto sommare 20 giorni al 4 settembre.

Quindi:

4 settembre + 20 giorni

=

24 settembre

Qualora i Consigli delle Autonomie Locali non si fossero espressi, si ricadrebbe nel secondo periodo del comma.

Quindi:

4 settembre + 20 giorni + 10
giorni

=

4 ottobre

Attenzione perché si parla di “data di entrata in vigore della legge di conversione” e non di “data di entrata in vigore del decreto-legge”!

Essendo indefinita la “data di trasmissione” di cui al precedente comma 3, necessariamente il Governo ha dovuto prevedere qui un limite massimo.

In buona sostanza: non disponendo un termine, prima, nella trasmissione dei criteri di riduzione e accorpamento, il Governo ha dovuto fissare il limite temporale “dopo”, rimettendo “la palla” nelle mani di coloro che saranno chiamati alla (eventuale) conversione del decreto legge.

comma 5

“Le Regioni a statuto speciale, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, adeguano i propri ordinamenti ai principi di cui al presente articolo, che costituiscono principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica nonché principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica.
Le disposizioni di cui al presente articolo non trovano applicazione per le province autonome di Trento e Bolzano.”

Entrata in vigore del decreto legge: 7 luglio 2012.

Quindi:

7 luglio + 6 mesi

=

7 gennaio 2013

Leggasi: par condicio.

comma 6

“Fermo restando quanto disposto dal comma 10 del presente articolo, e fatte salve le funzioni di indirizzo e di coordinamento … sono trasferite ai comuni le funzioni amministrative conferite alle province con legge dello Stato fino alla data di entrata in vigore del presente decreto e rientranti nelle materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato ai sensi dell’articolo 117, comma secondo, della Costituzione.”

- – -

Inviterei alla (ri)lettura, sul punto, di questo articolo: “Spending review (D.L. n. 95/2012) & riforma delle Province: stavolta è il Dott. Carlo Rapicavoli che ‘spiega’ il decreto … si consiglia, pertanto, di prendere appunti (e pure in silenzio!)

comma 7

“Le funzioni amministrative di cui al comma 6 sono individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri … da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, previa intesa con la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali.”

Entrata in vigore del decreto legge: 7 luglio 2012.

Le funzioni saranno individuate dal Presidente del Consiglio dei Ministri entro 60
giorni dall’entrata in vigore
.

Quindi:

7 luglio + 60 giorni

=

5 settembre

Il 5 settembre sarà pertanto una data importantissima nel percorso di riforma delle “nuove” Province.

comma 8

“Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri … da adottare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto … si provvede alla puntuale individuazione dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative connessi all’esercizio delle funzioni stesse ed al loro conseguente trasferimento dalla provincia ai comuni interessati. … sono consultate le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.”

Entrata in vigore del decreto legge: 7 luglio 2012.

Quindi:

7 luglio + 180 giorni

=

3 gennaio 2013

- – -

comma 9

“La decorrenza dell’esercizio delle funzioni trasferite ai sensi del comma 6 è inderogabilmente subordinata ed è contestuale all’effettivo trasferimento dei beni e delle risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie all’esercizio delle medesime.”

- – -

- – -

comma 10

“All’esito della procedura di accorpamento, sono funzioni delle province quali enti con funzioni di area vasta …:

a) pianificazione territoriale provinciale di coordinamento nonché tutela e valorizzazione dell’ambiente, per gli aspetti di competenza;

b) pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, in coerenza con la programmazione regionale nonché costruzione, classificazione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente.”

- – -

- – -

comma 11

“Restano ferme le funzioni di programmazione e di coordinamento delle regioni …”

- – -

- – -

comma 12

“Resta fermo che gli organi di governo della Provincia sono esclusivamente il Consiglio provinciale e il Presidente della Provincia …”

- – -

- – -

comma 13

“La redistribuzione del patto di stabilità interno tra gli enti territoriali interessati, conseguente all’attuazione del presente articolo, è operata a invarianza del contributo complessivo.”

- – -

- – -

◊ ◊ ◊ ◊ ◊
Ad adiuvandum, supporto e (s)conforto di quanto finora raccontato, un articolo de Il Sole 24 ORE

Il Sole 24 ORE – 7 luglio 2012 – L’obiettivo è cancellare 60 Province

◊ ◊ ◊ ◊ ◊
Il rovello finale

Si ipotizzi, in ossequio a quanto sopra argomentato, lo scenario seguente:

  1. visti i parametri e le decisioni adottate, tre Province (per esempio, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno) verranno soppresse;
  2. a questo stadio saremmo a “- 3″ Amministrazioni provinciali (per il massimo gaudio di molti);
  3. però, come l’Araba fenice, dalle ceneri di questi tre (inutili) Enti, non dovrà per caso sorgerne uno nuovo?

Ciò a dire che, alla fine, non potrà essere operata una semplice sottrazione matematica (sulla scorta dei criteri determinati), ma piuttosto si avrà una somma algebrica tra le Province ridotte/accorpate e quelle “rinate”.

O no?

♦ ♦ ♦ ♦ ♦

Resto in attesa di qualsivoglia forma di integrazione, rettifica e/o contributo.

Grazie per l’attenzione e, soprattutto, grazie all’amica e collega provinciale Elisa Bertasi per le segnalazioni effettuate.

Paolo

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11 commenti »

  1. Anche Pesaro pare sparisce..!!!!!!

    Commento di Alessandro — luglio 10, 2012 @ 08:56

    • Ciao Alessandro! ;-)
      Per Pesaro dovrebbe valere la regola di cui all’articolo 17, comma 2, del D.L. sulla spending review.

      Paolo

      Commento di Province d'Italia — luglio 10, 2012 @ 09:00

    • Scusami Alessandro! Con il prosieguo del dibattito, mi sono accorto di non aver ben compreso la questione da te posta.
      Non è così semplice la storia … perdonami!

      Staremo a vedere come verrà interpretato questo passaggio della norma.
      Paolo

      Commento di Province d'Italia — luglio 10, 2012 @ 19:17

  2. Caro Paolo sei impareggiabile come sempre; non so come tu faccia a stare dietro a tutto e a tutti, ma sei unico!
    Mi dispiace che le tue ferie le passi in questo modo; cerca di goderti un pò di pace e tranquillità.
    Daniela

    Commento di Daniela — luglio 10, 2012 @ 09:32

    • Cuoricino per Daniela!
      Grazie!

      Vorrei che qualcuno si decidesse a fare la sua (doverosa) parte … mah?!

      A presto. Bacino per Dany!
      Paolo

      Commento di Province d'Italia — luglio 10, 2012 @ 14:43

  3. ciao a tutti, cosa si intende per “le Amministrazioni confinanti con Regioni diverse da quella di appartenenza” ? in acluni siti ho letto “le Amministrazioni confinanti SOLO con Regioni diverse da quella di appartenenza” che mi sembra molto diverso…….

    Commento di carlo — luglio 10, 2012 @ 17:15

    • Ciao Carlo. :-)
      La domanda che poni non è propriamente facile. Anzi!

      La norma, il cui passaggio qui integralmente riporto, letteralmente dispone (articolo 17, comma 2):

      2. Entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Consiglio dei ministri determina, con apposita deliberazione, da adottare su proposta dei Ministri dell’interno e della pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, i criteri per la riduzione e l’accorpamento delle province, da individuarsi nella dimensione territoriale e nella popolazione residente in ciascuna provincia. Ai fini del presente articolo, anche in deroga alla disciplina vigente, la popolazione residente e’ determinata in base ai dati dell’Istituto nazionale di statistica relativi all’ultimo censimento ufficiale, comunque disponibili alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Sono fatte salve le province nel cui territorio si trova il comune capoluogo di regione. Sono fatte salve, altresì, le province confinanti solo con province di regioni diverse da quella di appartenenza e con una delle province di cui all’articolo 18, comma 1.

      Inizio dalla parte più semplice.
      Le “province di cui all’articolo 18, comma 1″ sono quelle che diventeranno città metropolitane, ossia: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria.

      Veniamo al nocciolo.
      “… province confinanti solo con province di regioni diverse da quelle di appartenenza” e con una futura città metropolitana.

      Tentiamo di avvicinare la questione da un’altra prospettiva.
      Esiste una Provincia, all’interno di una Regione, che non confina con altre Province della medesima Regione? (Tranne Aosta.)
      Esiste una Provincia, all’interno di una Regione, che confina solo con Amministrazioni provinciali di altre Regioni?

      Diamo un’occhiata alla cartina:

      Proviamo a spingerci oltre e a dare una interpretazione ancora più restrittiva.
      La norma parla di “Sono fatte salve, altresì, le province confinanti solo con province di regioni diverse da quella di appartenenza E con una delle province di cui all’articolo 18, comma 1.”
      Cosa significa questo?
      La congiunzione “e” deve intendersi nell’accezione tipica di una logica booleana? Ossia: devono essere vere entrambi le proposizioni affinché la terza proposizione (la condizione “mantenimento della Provincia”, nel nostro caso) sia avverata?

      La ratio potrebbe essere questa: qualora una Provincia, di una determinata Regione, risultasse “incastrata” tra una Amministrazione che resta (perché magari capoluogo o perché rispetta i requisiti richiesti), non confinando con altre Province della medesima Regione (quindi non potendo materialmente accorparsi), resterebbe anch’essa.
      Da marchigiano, penso subito alla Provincia di Pesaro Urbino.
      Nel senso: si riducono/accorpano solo le Amministrazioni riducibili/accorpabili.

      Sarà così? No secondo l’interpretazione “più restrittiva” sopra argomentata. A questo punto, però, sarebbero interessate all’accorpamento anche Amministrazioni che, invece, dalla norma “sono fatte salve” (alludo, ai capoluoghi di Regione).

      Purtroppo non so darti una risposta. Proverò a girare la questione, ma temo fin d’ora che questo si riveli ulteriore caso di confusione e diatribe.
      Speriamo di no.
      Paolo

      Commento di Province d'Italia — luglio 10, 2012 @ 18:46

    • Grazie al tuo intervento ho rettificato la descrizione nella tabella sopra esposta e appena inviato una mail sia al Dipartimento della Funzione Pubblica sia ad alcune mie “fonti primarie”, più che qualificate.

      Grazie.
      Paolo

      Commento di Province d'Italia — luglio 10, 2012 @ 19:08

    • Carissimo Carlo,

      ecco la prontissima replica del Dott. Carlo Rapicavoli, Direttore Generale e Coordinatore dell’Area Gestione del Territorio della Provincia di Treviso (da paura! … non ho fatto in tempo ad inviargli la mail che la risposta era già arrivata?!).

      Sono fatte salve dalla procedura di soppressione e razionalizzazione:

      1) Le Province nel cui territorio si trova il Comune capoluogo di Regione;

      2) Le Province che confinano esclusivamente con una istituenda città metropolitana e con una provincia di un’altra Regione.

      Nel caso 2) infatti non sarebbe possibile l’accorpamento (almeno in tempi brevi, in quanto bisognerebbe seguire la procedura complessa prevista dall’art. 132 comma 2 della Costituzione) con la Provincia di un’altra Regione né con la città metropolitana il cui territorio coincide ai sensi dell’art. 18, comma 2, dello stesso D. L. 95/2012, con quello della Provincia contestualmente soppressa (fatto salvo il successivo ricorso alla procedura di cui all’art. 133, comma 1, della Costituzione su iniziativa dei Comuni).

      L’unico caso che rientra nel punto 2) è quello della Provincia di La Spezia che resta salva in virtù del fatto che confina esclusivamente con la futura città metropolitana di Genova e con le Province di Parma e di Massa Carrara situate in due Regioni diverse.

      Saluti

      Mi inchino di fronte al Dott. Rapicavoli … davvero un grande!

      Sommessamente, però, guardando alla realtà marchigiana (come ho avuto modo di manifestargli), si andrebbe a verificare che la Provincia di Pesaro Urbino dovrebbe accorparsi con Ancona, ma Ancona ospita il capoluogo di Regione e, per questa condizione, viene collocata come esente da qualsivoglia forma di accorpamento (anche per “incorporazione” … credo?!).
      La faccenda non è proprio di lana caprina o legata a semplici numeri … dietro c’è sempre un discorso di funzioni/personale, pertanto: eccedenze/esuberi.

      Ripeto: solo una ultra-sommessa riflessione …

      Ancora una volta: grazie immense al Dott. Rapicavoli!

      Paolo

      Commento di Province d'Italia — luglio 10, 2012 @ 19:47

      • Ulteriori precisazioni e chiarimenti che mi sono appena giunti dal Dott. Rapicavoli.

        (1)

        Le province che comprendono il capoluogo di regione sono fatte salve nel senso che sopravvivono anche in assenza dei requisiti minimi che saranno deliberati dal Consiglio dei Ministri entro il 17 luglio.
        Questo non esclude che possano accorpare territorio di altre province confinanti eventualmente soppresse.
        Esclude solo che possono essere soppresse ed accorpate da altre province.
        Quindi Ancona non può essere soppressa ma potrà accorpare territorio di altre province confinanti.

        (2)

        Non c’è dubbio comunque che ancora una volta ci troviamo davanti ad una norma scritta male e che pone numerosi dubbi di interpretazione e di legittimità costituzionale.

        Non intendo tirare in mezzo a basse diatribe il Dott. Rapicavoli, ma reputo doveroso indicarlo, ancora una volta, quale esempio di professionalità, disponibilità e cortesia umana, tutte qualità che, in vita mia, ho avuto il privilegio di apprezzare in un’unica persona solo rarissime volte.

        Paolo

        Commento di Province d'Italia — luglio 10, 2012 @ 20:20

  4. In Italia, quasi che sia una malattia endemica, l’Avvocato Azzeccagarbugli di manzoniana memoria, è divenuto il simbolo di tutti noi.
    Vorremmo essere uno come lui ed andare a scrutare la luna misconoscendo che già siamo stati in quel luogo e che rimangono pochi misteri inesplorati.
    Se per fare una Riforma di così ampio respiro andiamo a vedere “cratere per cratere” non finiremo più di “esplorare” il niente.
    Guadiamo invece allo spirito della legge che è quello più importante.
    Vorrei vedere la faccia di quei tredici Comuni di Arezzo che l’anno scorso hanno fatto un Referendum per passare sotto la Provincia di Rimini; ora si troveranno senza una Provincia; questa è la vita.
    Senza contare che fare Referendum costa caro e qui si deve, al contrario, risparmiare; ora vogliono indire un Referendum.
    Ma cosa siamo diventati tutti quanti?
    Malati di protagonismo o leberi di stare in galera?
    Non ci accorgiamo che comunque vadano le cose, stiamo vivendo solo aspettando chissà quali novità senza accorgerci dello sfacelo che giorno per giorno sta sotto ai nostri occhi?
    Che poi nelle Marche rimanga una sola Provincia non sarebbe bello?
    Vai a mettere insieme un Fermano che si era illuso di essere diventato “importante” con un Ascolano che crede di essere più importante di un Maceratese; senza contare Pesaro Urbino che è rimasto in braghe di tela per la crisi generale che non risparmia nemmeno la pallacanestro di cui andava fiero.
    Tutti questi campanilismi non assomigliano nemmeno ai personaggi del famoso Paese denominato “Brescello”; vi ricordate di don Camillo e “don” Peppone?.
    Voi dite che non sembra esserci nesso ma i meccanismi che ci muovono tutti sono racchiusi in quelle diatribe esilaranti; certo cher oggi ci manca Guareschi!
    Tutti questi problemi la Chiesa non li fà infatti non ci sono mai problemi quando vengono accorpate una o più Diocesi; impariamo da Lei.
    Se proprio dobbiamo dimostrare il nostro disappunto cerchiamo di non perderci in vane illusioni o nei pensieri più stralunati ché non serve a nessuno che ce la prendiamo più di tanto; ripeto comportiamoci come quello che con il cucchiaino toglie il pelo dal latte e saremo più felici!

    Commento di Adriano da Cingoli — luglio 21, 2012 @ 08:42


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