Pensiero libero di un affezionato lettore
Se un ente incide sul bilancio dello Stato per poco più dell’1%, soldi che servono per pagare i dipendenti e per esercitare funzioni e servizi, se questi dipendenti (si parla tra 56.000-57.000) con annessi beni, patrimonio, funzioni e servizi vengono passati in blocco ad altro ente (consorzi, Comuni, Regioni o non so): dove sta il risparmio reale, effettivo e concreto?
A me pare che si voglia togliere di mezzo il costo della politica, intesa come Consigli, Giunte, Presidenti ed elezioni provinciali. Ovviamente, per far ciò, come sempre accade in Italia, dal finestrino si getta tutto quanto!
Mi chiedo come mai nessuno dica che in Italia esistono migliaia e migliaia di enti, società, aziende, consorzi, ATO, agenzie ecc. di natura pubblica, che sono sotto l’egida di Regioni e/o Comuni e svolgono funzioni che le Province potrebbero senza alcun costo aggiuntivo espletare tranquillamente, concretizzando così risparmi effettivi. Verrebbe meno, per esempio, il Consiglio di Amministrazione di queste entità del sottobosco; quindi non si avrebbero più direttori, presidenti e tutta una serie di costi derivati dal funzionamento di tali apparati elefantiaci. Altro che Province!
Troppo facile prendersela con poco più di 100 Amministrazioni.
Fatto altresì grave è che nessuno parla degli oltre 56.000 dipendenti, con familiari e indotto. Intorno alle Province gravitano centinaia di migliaia di persone; spesso famiglie monoreddito (con stipendi medio-bassi, tipici del dipendente pubblico italiano), con mutui e altre incombenze similari.
Cancellando le entità provinciali questi dipendenti potranno essere trasferiti a chilometri di distanza dalla precedente (attuale) sede. Tutto ciò, mi chiedo, con quale utilità, scopo, risparmio?
Certamente verrebbero arrecati ulteriori, gravissimi disagi e costi ai provinciali che, in tutto questo trambusto, resteranno i più penalizzati.
Oggi, ogni mattina, il dipendente provinciale si alza con la consapevolezza di non sapere se il suo lavoro sarà vanificato da riforme e pseudo tali, in un clima di incertezza generale che si ripercuote su molti aspetti della vita, sui servizi e, non ultimo, sul cittadino, già di suo ampiamente vessato e stressato.
Pertanto: come uscire dalla crisi? Tagliando le Province?
Tutti sanno che non si risparmierà niente, se invece tutto quanto questo è solo il pretesto per arrivare a togliere Prefetture, uffici periferici dello Stato e diramazioni provinciali di questo o di quello, allora si dica apertamente: la cancellazione delle Province avrà quale diretta conseguenza l’eliminazione di tutta una serie di uffici statali decentrati, di uno Stato già a pezzi!
Figuriamoci con l’abolizione delle Province a che spezzatino si darebbe il via! Mille consorzi a gestire funzioni d’area vasta che né i Comuni né le Regioni sono nelle reali condizioni strutturali di svolgere.
E’ necessario tenere conto, nell’eventuale attribuzione delle competenze, della complessità, sotto più profili (sociale, geomorfologico, economico, storico, ecc.), dei territori attualmente amministrati dalla Province. Quanti consorzi dovranno essere istituiti in sostituzione di un’unica Provincia?
In capo alle Province vi sono settori strategici, come le scuole superiori, le strade, la protezione civile, la caccia e pesca, la tutela dell’ambiente, il governo del territorio, il lavoro e la formazione professionale.
Un reticolato viario, quello delle strade provinciali in particolare, che ormai è indispensabile, specie dopo le dismissioni delle strade statali, passate proprio alle Province. Molti paesi hanno come unico collegamento proprio la strada provinciale.
Altrettanto importante e da non dimenticare è l’attività dei corpi di Polizia Provinciale, sentinelle del territorio che, venendo meno l’organizzazione di appartenenza, vedrebbero a rischio le professionalità acquisite.
Oggi le Amministrazioni provinciali gestiscono e preservano, nonostante i sanguinosi tagli, un Paese degno di tale nome.
La Provincia, in definitiva, è l’unico ente intermedio e di area vasta vero. Senza bisogno d’inventare null’altro.
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Proposte provinciali
Sulle Province, alcune proposte concrete:
- rivedere i confini delle circoscrizioni provinciali, non impiegando parametri di Palazzo o studiati a tavolino, piuttosto nel rispetto dei territori, delle identità e della storia delle Comunità locali;
- attribuire funzioni e competenze di tutti gli enti, consorzi, agenzie, aziende, società, ambiti vari e compagnia (sono diverse migliaia) alle Province;
- preso atto delle molte funzioni che le Regioni hanno delegato, con proprie leggi, alle Province, ritenendo l’ente provinciale il livello di governo intermedio adeguato cui assegnare tali incombenze, provvedere affinché, definitivamente, con legge dello Stato tali funzioni siano attribuite alle Amministrazioni provinciali, pure a vantaggio di una uniforme omogeneità d’azione in campo nazionale.
Occorrono intelligenza ed umiltà di voler fare insieme cose concrete, senza buttare, in ossequio all’antipolitica, fumo negli occhi della società, per la mera ricerca del facile consenso.
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Articolo ampiamente tratto, con alcune rielaborazioni, dal commento di uno tra i nostri lettori più partecipativi, Gian Luca; inserito in calce all’articolo “Esecutivo Letta: il (nuovo) peggior Governo per le Province, speriamo (comunque) il migliore per il Paese“.
La Redazione



























































Mobilità volontaria: ultimi orientamenti sull’istituto e alcuni approfondimenti “terzi”
Ancona, 23 maggio 2013
Questione nella quale ci siamo già avventurati sul nostro blog (“Eccedenza di personale, mobilità e collocamento in disponibilità“), riceve qui un ulteriore contributo, stavolta esterno.
Buona lettura.
La Redazione
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16 marzo 2013 – Mobilità volontaria; ecco gli ultimi orientamenti sull’istituto | La mobilità volontaria rimane fuori dai tetti della spesa per le assunzioni nelle pa
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