Le Amministrazioni provinciali della Repubblica Italiana: un pezzo di Patria da salvare.

maggio 24, 2013

“Sulle Province e dintorni”: il pensiero libero di un affezionato lettore

Pensiero libero di un affezionato lettore

Se un ente incide sul bilancio dello Stato per poco più dell’1%, soldi che servono per pagare i dipendenti e per esercitare funzioni e servizi, se questi dipendenti (si parla tra 56.000-57.000) con annessi beni, patrimonio, funzioni e servizi vengono passati in blocco ad altro ente (consorzi, Comuni, Regioni o non so): dove sta il risparmio reale, effettivo e concreto?

A me pare che si voglia togliere di mezzo il costo della politica, intesa come Consigli, Giunte, Presidenti ed elezioni provinciali. Ovviamente, per far ciò, come sempre accade in Italia, dal finestrino si getta tutto quanto!

Mi chiedo come mai nessuno dica che in Italia esistono migliaia e migliaia di enti, società, aziende, consorzi, ATO, agenzie ecc. di natura pubblica, che sono sotto l’egida di Regioni e/o Comuni e svolgono funzioni che le Province potrebbero senza alcun costo aggiuntivo espletare tranquillamente, concretizzando così risparmi effettivi. Verrebbe meno, per esempio, il Consiglio di Amministrazione di queste entità del sottobosco; quindi non si avrebbero più direttori, presidenti e tutta una serie di costi derivati dal funzionamento di tali apparati elefantiaci. Altro che Province!

Troppo facile prendersela con poco più di 100 Amministrazioni.

Fatto altresì grave è che nessuno parla degli oltre 56.000 dipendenti, con familiari e indotto. Intorno alle Province gravitano centinaia di migliaia di persone; spesso famiglie monoreddito (con stipendi medio-bassi, tipici del dipendente pubblico italiano), con mutui e altre incombenze similari.

Cancellando le entità provinciali questi dipendenti potranno essere trasferiti a chilometri di distanza dalla precedente (attuale) sede. Tutto ciò, mi chiedo, con quale utilità, scopo, risparmio?

Certamente verrebbero arrecati ulteriori, gravissimi disagi e costi ai provinciali che, in tutto questo trambusto, resteranno i più penalizzati.

Oggi, ogni mattina, il dipendente provinciale si alza con la consapevolezza di non sapere se il suo lavoro sarà vanificato da riforme e pseudo tali, in un clima di incertezza generale che si ripercuote su molti aspetti della vita, sui servizi e, non ultimo, sul cittadino, già di suo ampiamente vessato e stressato.

Pertanto: come uscire dalla crisi? Tagliando le Province?

Tutti sanno che non si risparmierà niente, se invece tutto quanto questo è solo il pretesto per arrivare a togliere Prefetture, uffici periferici dello Stato e diramazioni provinciali di questo o di quello, allora si dica apertamente: la cancellazione delle Province avrà quale diretta conseguenza l’eliminazione di tutta una serie di uffici statali decentrati, di uno Stato già a pezzi!

Figuriamoci con l’abolizione delle Province a che spezzatino si darebbe il via! Mille consorzi a gestire funzioni d’area vasta che né i Comuni né le Regioni sono nelle reali condizioni strutturali di svolgere.

E’ necessario tenere conto, nell’eventuale attribuzione delle competenze, della complessità, sotto più profili (sociale, geomorfologico, economico, storico, ecc.), dei territori attualmente amministrati dalla Province. Quanti consorzi dovranno essere istituiti in sostituzione di un’unica Provincia?

In capo alle Province vi sono settori strategici, come le scuole superiori, le strade, la protezione civile, la caccia e pesca, la tutela dell’ambiente, il governo del territorio, il lavoro e la formazione professionale.

Un reticolato viario, quello delle strade provinciali in particolare, che ormai è indispensabile, specie dopo le dismissioni delle strade statali, passate proprio alle Province. Molti paesi hanno come unico collegamento proprio la strada provinciale.

Altrettanto importante e da non dimenticare è l’attività dei corpi di Polizia Provinciale, sentinelle del territorio che, venendo meno l’organizzazione di appartenenza, vedrebbero a rischio le professionalità acquisite.

Oggi le Amministrazioni provinciali gestiscono e preservano, nonostante i sanguinosi tagli, un Paese degno di tale nome.

La Provincia, in definitiva, è l’unico ente intermedio e di area vasta vero. Senza bisogno d’inventare null’altro.

Proposte provinciali

Sulle Province, alcune proposte concrete:

  1. rivedere i confini delle circoscrizioni provinciali, non impiegando parametri di Palazzo o studiati a tavolino, piuttosto nel rispetto dei territori, delle identità e della storia delle Comunità locali;
  2. attribuire funzioni e competenze di tutti gli enti, consorzi, agenzie, aziende, società, ambiti vari e compagnia (sono diverse migliaia) alle Province;
  3. preso atto delle molte funzioni che le Regioni hanno delegato, con proprie leggi, alle Province, ritenendo l’ente provinciale il livello di governo intermedio adeguato cui assegnare tali incombenze, provvedere affinché, definitivamente, con legge dello Stato tali funzioni siano attribuite alle Amministrazioni provinciali, pure a vantaggio di una uniforme omogeneità d’azione in campo nazionale.

Occorrono intelligenza ed umiltà di voler fare insieme cose concrete, senza buttare, in ossequio all’antipolitica,  fumo negli occhi della società, per la mera ricerca del facile consenso.

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Articolo ampiamente tratto, con alcune rielaborazioni, dal commento di uno tra i nostri lettori più partecipativi, Gian Luca; inserito in calce all’articolo “Esecutivo Letta: il (nuovo) peggior Governo per le Province, speriamo (comunque) il migliore per il Paese“.

La Redazione

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maggio 23, 2013

Incontro U.P.I.-Delrio: il resoconto breve dei fatti odierni, con uno sguardo al prossimo futuro

Archiviato in: Le Amministrazioni provinciali italiane, Novità e informazioni, U.P.I. - Unione delle Province d'Italia — Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , — Paolo Tognetti @ 21:09

Ancona, 23 maggio 2013

Senza alcuna pretesa di giudicare, ma solo con la volontà di registrare e acquisire agli atti, ecco un breve racconto degli eventi odierni (nel documento U.P.I. a seguire, alcune parti sono state evidenziate in grassetto per agevolare e focalizzare la lettura).

Inciso: chi vuole si tenga pronto.

Non si sa “quando” (spero presto), né “con chi” (di certo senza preclusioni), non si conosce “dove” (purché sia fatto e sia fatto al meglio), senz’altro si è sicuri del “come” (cioè civilmente), qualcosa verrà tentato per denunciare l’operazione “abolizione delle Province: la bufalata“.

Difficoltà e insuccessi sono dietro l’angolo, è evidente. La sfida va ben oltre il semplicistico “Province sì, Province no“, è ormai questione di legittimità democratica dell’azione politica, protesa ad incidere sul futuro e persino sul passato (l’identità) del Paese.

Opportunistici tentennamenti e ambiguità, protagonismi ed egoismi, timori e riserve mentali sono consigliati di restare a casa. Da subito e per la salute di tutti.

Paolo

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U.P.I. - Unione Province d'Italia

23 maggio 2013Riforma Province: l’Upi incontra il Ministro Delrio | Saitta “Il Ministro ha ribadito la necessità di un ente di area vasta. Basta riforme fondate su banalità e senza dati veri”

“Il Ministro Delrio ci ha confermato di considerare indispensabile per il Paese mantenere una istituzione di area vasta, con funzioni chiare di amministrazione del territorio, e di condividere la nostra richiesta di definire una proposta di riordino complessivo che passi dall’eliminazione degli enti strumentali inutili e dalla riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato sui territori. Da questo partiremo per cercare di costruire un percorso comune”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, al termine dell’incontro avuto oggi con il Ministro delle Regioni e delle Autonomie, Graziano Delrio, insieme al Vice Presidente Vicario Upi, Angelo Vaccarezza, al Presidente della Provincia di Padova, Barbara Degani, al Presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci, al Presidente della Provincia di Potenza Piero Lacorazza e al Presidente della Provincia di Sondrio, Massimo Sertori.

“La riforma delle istituzioni locali e delle Province – ha detto Saitta – non può più essere affrontata all’insegna delle banalità. Serve un confronto serrato tra Governo, Parlamento, Regioni, Province e Comuni, che possa portare a definire una proposta complessiva capace di produrre risparmi reali. Noi siamo i primi a credere nella necessità di razionalizzare le istituzioni locali. Ma vogliamo che sia chiaro che con la nostra proposta di razionalizzazione si risparmierebbero 5 miliardi e si semplificherebbe l’amministrazione”.

“Noi siamo disponibili a fare un percorso – ha detto il Vicepresidente Vicario Upi Angelo Vaccarezza al Ministro – ma vogliamo la disponibilità del Governo a discutere. Se le carte sono già scritte, se il percorso è già segnato, non ci stiamo. Crediamo di avere elementi per fare proposte serie in grado di fare risparmiare lo Stato e di semplificare l’amministrazione e da queste vogliamo si parta”.

“Con il Ministro Delrio – conclude Saitta – abbiamo stabilito che quello di oggi è solo un primo incontro da cui inizierà un nuovo percorso. Apriremo un tavolo comune per analizzare tutti i dati che saranno alla base della proposta finale di riforma, per chiarire quali sono i veri centri di costi della spesa pubblica, a partire dagli oltre 7000 enti strumentali nei quali si annidano i maggiori sprechi. Abbiamo anche condiviso che la riforma delle istituzioni locali andrà di pari passo con la riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato, perché è da qui che si potranno produrre quei risparmi di spesa pubblica da utilizzati per assicurare ai cittadini servizi essenziali moderni ed efficienti”.

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ASCA - Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale

23 maggio 2013Province: Delrio incontra Upi, serve ente di area vasta

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U.P.I. (Unione Province d’Italia)Presidente Antonio SaittaAccount Twitter ufficiale

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Mobilità volontaria: ultimi orientamenti sull’istituto e alcuni approfondimenti “terzi”

Ancona, 23 maggio 2013

Questione nella quale ci siamo già avventurati sul nostro blog (“Eccedenza di personale, mobilità e collocamento in disponibilità“), riceve qui un ulteriore contributo, stavolta esterno.

Buona lettura.

La Redazione

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LeggiOggi.it - Quotidiano giuridico politico economico (Diretto da Avv. Carmelo Giurdanella)

16 marzo 2013Mobilità volontaria; ecco gli ultimi orientamenti sull’istituto | La mobilità volontaria rimane fuori dai tetti della spesa per le assunzioni nelle pa

La mobilità volontaria è uno strumento fondamentale per giungere ad una migliore allocazione del personale nelle amministrazioni pubbliche; i suoi costi non sono inclusi nel tetto della spesa per le assunzioni ed i suoi risparmi non si possono calcolare con l’intento di stabilire il tetto di spesa per le nuove assunzioni. Essa deve essere attivata obbligatoriamente prima della indizione di un concorso pubblico, mentre non ci sono opinioni differenti sul vincolo della sua messa in atto prima dell’uso di una graduatoria esistente nell’ente.

E’ necessario, in qualunque circostanza, il consenso dell’amministrazione cedente. Il placet va espresso mediante il parere del dirigente competente; infatti continua ad essere utilizzabile  la modalità per interscambio [...].

[...]

Come evidenziato dal parere del dipartimento della funzione pubblica n. 10395/2013, la mobilità necessita del consenso tanto dell’ente cedente che di quello ricevente, oltre che, naturalmente, l’iniziativa del dipendente.

[...]

Dunque, contro la volontà dell’ente presso cui il dipendente presta servizio, non è possibile dare corso alla mobilità.

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Dipendenti Statali -Il Blog-

Mobilità Pubblico Impiego: Come Richiederla e Quali Sono i Tuoi Diritti?

 Mobilità PA: Ecco Come e Perché Accedere alla Mobilità Volontaria?

 Mobilità enti pubblici: la fuga dei dipendenti

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“Partito Liberale Italiano (PLI): definitiva e totale soppressione delle Province”, ma la claque stavolta non si trova

Ancona, 23 maggio 2013

Estense Quotidiano online16 aprile 2013Il Pli per la soppressione delle Province

Si deve realizzare per via indiretta – ove non fosse possibile direttamente – (svuotamento di funzioni e drastica riduzione dei politici con eliminazione delle elezioni) quanto doveva essere fatto da decenni (dalla nascita delle Regioni) e promesso ripetutamente nelle campagne elettorali e mai realizzato prendendo clamorosamente in giro i cittadini: la soppressione delle Province.

Enti elettivi inutili [...]

Una istituzione che va soppressa con le province è la “Polizia Provinciale” [...]

Antonio Da Col, segretario provinciale del Pli (Partito Liberale Italiano)

Augusto Tagliati, membro della Direzione nazionale del Pli

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P.L.I. - Partito Liberale ItalianoAPPELLO AI PRESIDENTI DI CAMERA E SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Al Signor Presidente del Senato Sen. GRASSO

Al Signor Presidente della camera dei Deputati On BOLDRINI

In attesa della definitiva e totale soppressione delle Province con legge costituzionale che auspichiamo avvenga in tempi stretti utilizzando i disegni di legge e le proposte di legge di iniziativa popolare già predisposti, sostengo i commi dal 14 al 22, compreso, dell’articolo 23 del DL 201 del 6/12/2011 (GU 284 del 6 dicembre 2011 suppl. ordinario n 251) e chiedo al Parlamento, in qualità di cittadino italiano con diritto di voto e di dirigente del PLI, di approvarli senza modifiche che possano in qualsiasi modo vanificare gli effetti previsti di riduzione delle competenze e degli organi dell’Ente Province.

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Claque cercasi …

Molto interessanti risultano i commenti all’articolo. Vi sono, come normale e giusto che sia, plauditori dell’idea, ma costituiscono un’inaspettata minoranza.

Avanti con la lettura e buon proseguimento.

La Redazione

Gianluca: “Povero Cavour, povero partito liberale di Giolitti! I tuoi eredi degeneri cancellano uno dei punti di forza della amministrazione, ora tutto nel calderone immondo dello Stato centralista romano e nello sperpero regionale! Le Regioni sono da cancellare semmai e accorpare in macroregioni, ma la Provincia era l’unico regista di dimensione ultracittadina, ultracampanile …

Valeria: “Concordo con te Gianluca, ma purtroppo i cittadini, e sono convinta che non sappiano nemmeno bene perché, sono contro le Province ed il lavoro che esse svolgono, mentre bisognerebbe guardare il vero ‘mangia-mangia’ da altre parti.

Davide: “Sono sempre stato favorevole alla soppressione delle province, ma di fronte a questi commenti mi viene voglia di cambiare idea. Per sopprimere questo ente intermedio, ridurre le spese, conferire le deleghe evitando sovrapposizioni di competenze e garantire un vero snellimento delle procedure occorre un ridisegno complessivo dell’intero sistema delle autonomie. Senza un disegno chiaro e preciso produrremmo solo ulteriori sprechi e ed inutili appesantimenti che genererebbero ulteriore burocrazia ed inutili passaggi.

Augusto: “Mah ! Si sono individuate le province come bersaglio, più perché anello debole di fronte ai poteri forti come ministeri, prefetture, enti statali vari (che i partiti e partitelli non vogliono toccare) che per reali esigenze di spending review. Si vogliono regioni mastodontiche/centralizzate e centinaia di comunelli di 100 abitanti, ognuno con sindaco e giunta?

Davide 21: “Di fronte agli sperperi si vogliono eliminare non gli sperperi stessi, ma le istituzioni in cui avvengono. Con questo pensiero – debole – si eliminerebbero regioni, comuni, parlamento. La demagogia senza alcuna riflessione è la cifra di questo paese e di buona parte dei commentatori che mi hanno preceduto. Una forma di governo che esiste da 162 anni – a Ferrara e nello Stato Pontificio dal 1832 – ed è stata interiorizzata nel profondo, divenendo la forma organizzativa di tutto quello che esiste nel territorio dalla sanità alla scuola, allo sport agli ordini professionali ed esiste in tutto il mondo come distretti, contee, dipartimenti, etc deve essere spazzata via da indignados rabbiosi a tempo pieno, senza alcuna capacità di ragionamento politico. Auguri a tutti …

Gianni: “Abolizione delle province e risparmio, tutta una burla!!! I dipendenti, i beni, il patrimonio e le funzioni dovranno essere trasferite ad altro ente, per cui quale risparmio reale e concreto? Se poi per eliminare gli organi politici, si sta facendo tutto questo caos, abolendo tutta la struttura amministrativa, allora ditelo.Altra considerazione, molte delle funzioni svolte dalle province non possono essere gestite né dai comuni né dalle regioni, tanto meno da liberi consorzi o unioni di comuni, ci sono territori talmente articolati, complessi e vasti che non è possibile amministrare da un ente troppo locale o da uno troppo centrale, ecco che la provincia come ente intermedio può farlo, poi cari signori, andate a guardare le province che funzionano e semmai c’è qualcuna che funziona poco o male, si deve rendere efficiente, del resto non credo che tutte le regioni o i comuni sono cosi tanto efficienti.

maggio 22, 2013

Giro di “consultazioni” dell’U.P.I.: domani l’incontro con il Ministro Graziano Delrio

Ancona, 22 maggio 2013

U.P.I. - Unione Province d'Italia

U.P.I. – Unione Province d’Italia – Profilo Facebook ufficiale

L’U.P.I. incontra il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Graziano Delrio

U.P.I. (Unione Province d'Italia) - "Il Ministro delle Regioni e delle Autonomie Delrio riceve domani i rappresentanti dell'Upi. Insieme il Presidente Antonio Saitta interverranno il Vice Presidente Vicario Angelo Vaccarezza, la Presidente della Provincia di Padova Barbara Degani, il Presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci, il Presidente della Provincia di Potenza Piero Lacorazza, il Presidente della Provincia di Sondrio Massimo Sertori e il Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino Matteo Ricci."

La prossima settimana è invece in programma un incontro con il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza.

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Riforme costituzionali: alla Camera dei Deputati, il Ministro Quagliariello illustra le linee programmatiche

Ancona, 22 maggio 2013

Roma, mercoledì 22 maggio 2013 – Palazzo Montecitorio
Audizione Ministro per le Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello

Presso la Sala del Mappamondo, le Commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato, hanno svolto l’audizione del Ministro per le Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello, sulle linee programmatiche del suo dicastero.

Repubblica Italiana - Camera dei Deputati - Camera WebTV

Infine – e concludo questo capitolo – andranno portati a compimento anche gli interventi relativi alle istituzioni locali (parliamo del problema delle Province, rimasto bloccato, del governo comunque necessario delle aree vaste, della questione della dimensione ottimale dei comuni), e gli interventi relativi alla riforma della finanza locale e regionale avviata con il federalismo fiscale.

Fonte: Repubblica Italiana – Camera dei DeputatiCamera WebTV
Avviso legale: Repubblica Italiana – Camera dei Deputati – Avviso legale per l’utilizzo dei contenuti
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Regioni.it – Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

22 maggio 2013Riforme: Quagliariello, Senato delle Regioni e revisione del Titolo V

Mercoledì, 22 maggio 2013 – Gaetano Quagliariello, Ministro per le Riforme costituzionali – LINEE PROGRAMMATICHE
Commissioni riunite Affari Costituzionali del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati

 Regioni.it - Mercoledì, 22 maggio 2013 - Gaetano Quagliariello, Ministro per le Riforme costituzionali - LINEE PROGRAMMATICHE | Commissioni riunite Affari Costituzionali del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati

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Martedì 28 maggio p.v., alle ore 10:00, presso il Senato della Repubblica (Senato WebTV), proseguirà l’audizione, con la replica del Ministro.

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Servizi Pubblici per l’Impiego: garanti di qualità, trasparenza ed efficacia dell’offerta dei servizi alle persone e alle imprese

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Dall’intervista a Gianfranco Bordone, Direttore Area lavoro e solidarietà sociale della Provincia di Torino, in Work Magazine ricaviamo:

Work Magazine - L'informazione che muove il lavoroNelle scorse settimane il Corriere della Sera ha dato enfasi al ruolo a Torino delle agenzie per il lavoro, come Adecco, che sembrano avere in mano la sorte delle politiche attive, mentre ai servizi pubblici resterebbero in mano solo le scartoffie. Sottoscrive questa lettura della situazione torinese?

Purtroppo è prassi diffusa sui giornali promuovere le proprie attività o prese di posizione denigrando quelle degli altri, soprattutto se si tratta di pubblica amministrazione, additata troppo spesso alla pubblica opinione come la fonte di tutti i problemi. Non sfugge a nessuno la criticità che sta attraversando il sistema delle Agenzie per il lavoro in un mercato in difficoltà come l’attuale e la necessità che ha di accreditarsi come riferimento per le politiche attive. A differenza degli articoli di stampa, la prassi quotidiana ci presenta invece un atteggiamento positivo e collaborativo delle Agenzie nei confronti di un sistema pubblico funzionante, che governa i processi, ottimizza le risorse ed è capace di lavorare in network per moltiplicare le opportunità e facilitare lo sviluppo della mediazione organizzata nel suo complesso. Perché queste affermazioni non vengano considerate una bella teoria o una affermazione di parte invito i lettori a visionare, a titolo di esempio, il video del progetto OccupaTO.

Tutto questo nella consapevolezza della “differenza” che il servizio pubblico, proprio per sua natura, possiede rispetto ai servizi privati, anche se accreditati a svolgere politiche pubbliche: quella di garante e di tutela della qualità, trasparenza ed efficacia dell’offerta dei servizi alle persone e alle imprese, per un miglior funzionamento del mercato del lavoro locale quale elemento per lo sviluppo sociale ed economico dei territori.

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Prima di concludere, grazie alla segnalazione dell’amica Elena Zammarchi, due ulteriori approfondimenti sul tema.

bollettino ADAPT.it | Informarsi per capire

Bollettino Ordinario n. 11 del 25 marzo 2013

Mediazione, quello che sfugge all’indagine Isfol (Luigi Oliveri)

Bollettino Ordinario n. 12 del 2 aprile 2013

Why always spi? (Emiliano Mandrone, Debora Radicchia; in risposta a L. Oliveri, Mediazione, quello che sfugge all’indagine Isfol)

bollettino ADAPT.it | Informarsi per capire - Bollettino Ordinario n. 11 del 25 marzo 2013 - Mediazione, quello che sfugge all’indagine Isfol (Luigi Oliveri)

bollettino ADAPT.it | Informarsi per capire - Bollettino Ordinario n. 12 del 2 aprile 2013 - Why always spi? (Emiliano Mandrone, Debora Radicchia; in risposta a L. Oliveri, Mediazione, quello che sfugge all’indagine Isfol)

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Giuseppe Scarrone (con il supporto di Cepo)

Da un’intervista (datata, ma utile) del Presidente Saitta (U.P.I.), personale divinazione sul futuro delle Province

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Ancona, 22 maggio 2013

Rovistando e svuotando il nostro considerevole archivio di notizie inevase, ho rinvenuto un’intervista che il Presidente dell’U.P.I. (Unione Province d’Italia)Antonio Saitta (già Presidente della Provincia di Torino), ha concesso, il 30 aprile scorso, a Giancarlo Loquenzi, conduttore della trasmissione “Zapping duepuntozero” di RAI Radiouno.

Per chi l’avesse persa, come me in principio, ho ritenuto di riproporla, perché davvero molto interessante, senza dubbio per i contenuti, in senso assoluto, ma anche per altri due motivi non proprio irrilevanti:

  • la viva voce avvicina il personaggio e consente, così voglio credere, di comprendere meglio chi sono i nostri interlocutori, pure sotto il profilo umano;
  • le dichiarazioni del Presidente Saitta, con alcune verità chiarificatrici, dopo il discorso del Ministro Delrio del 15 maggio, rendono più nitidi i futuri scenari possibili che si prospettano per le Province; non dico – senza escluderlo – “migliori“, ma comunque “possibili“.

Zapping duepuntozero | Radio 1

Zapping duepuntozero del 30 aprile 2013

  • Governo Letta, sì del Senato ma c’è l’incognita IMU (Pippo Civati deputato PD, Giancarlo Galan senatore PdL, Stefano Cingolani editorialista de “Il Foglio” e “Panorama”, Gerardo Pelosi de “Il Sole 24 ORE”)
  • Il caos Province (Antonio Saitta Presidente UPI)
  • Everest: aggressione sherpa al nostro Simone Moro (Adolfo Pascariello appassionato di montagna e tra i sostenitori della ONLUS Amici del Monte Rosa, Associazione costituita nel dicembre del 2000 con lo scopo di aiutare il Nepal)

Zapping duepuntozero del 30 aprile 2013 – “Il caos Province” – Intervista al Presidente U.P.I., Antonio Saitta

Zapping duepuntozero del 30 aprile 2013 - "Il caos Province" - Intervista al Presidente U.P.I., Antonio Saitta (intervista estrapolata dalla trasmissione)

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Il futuro possibile: divinazione breve dell’ultima ora

Comunque condizionato dalle sorti dell’attuale Esecutivo, per sommi capi:

  1. uscita del termine “Province” dalla Costituzione (presente nella Carta più di 20 volte), quindi privazione della copertura costituzionale per le Amministrazioni provinciali (revisione costituzionale delle istituzioni, con legge costituzionale); ciò per rendere meno complicati futuri interventi sulla materia (riorganizzazione amministrativa dei livelli intermedi, con legge ordinaria dello Stato);
  2. probabile ulteriore periodi di latenza, in attesa della definizione, per macro aree, delle funzioni da indirizzare verso Regioni e Comuni; le funzioni d’area vasta residue al punto successivo;
  3. trasformazione (non creazione!) delle attuali Province in dipartimenti regionali decentrati con funzioni d’area vasta, privi di organi elettivi (eliminazione definitiva delle elezioni amministrative provinciali); questi dipartimenti saranno più o meno coincidenti con il territorio degli attuali Enti provinciali oppure, molto più probabilmente, si ritornerà al numero delle Province già esistenti all’atto della nascita della Costituzione (o giù di lì; magari verrà chiesto alle Regioni di mettere lo zampino nella determinazione dei limiti delle circoscrizioni provinciali).

Diciamo che stavolta ho saldato un po’ di pensieri che mi frullano in testa da tempo. La cosa è grezza (e rozza), però potrebbe essere la scappatoia a cui si sta tendendo.

Ammesso che così possa essere, restano comunque molte questioni irrisolte.

Ora, per faccende di cassa, si è davvero consapevolmente disposti a cedere (lasciarsi scippare) una porzione del proprio “diritto di scegliere nell’ambito – tanto per esemplificare – di scuole, strade, trasporti, viabilità, rifiuti, formazione professionale, lavoro, sviluppo economico, polizia locale, ambiente, governo del territorio e protezione civile?

Addio al principio dell’alternanza, secondo cui chi sbaglia, alle prossime elezioni, va a casa: prossime elezioni non vi saranno e chi dirigerà la varie baracche saranno dei nominati inarrivabili, poiché il loro nominante-selettore, probabilmente regionale, si troverà collocato ad una distanza nei fatti abissale rispetto alle comunità locali.

Saranno gli aggregati economico-produttivi ad incidere nei processi decisionali locali, come già fanno oggi, probabilmente più di quanto riescono oggi. Sugli aggregati economico-produttivi e non solo, sono in buona compagnia a pensarla così: Democrazia partecipata e cittadinanza attiva in un sistema decentrato di governance: i principi dell’altra Europa

A mio modo di vedere, e chiudo, democrazia non è solo andare a votare per chi mi amministra, condizione quest’ultima che verrebbe meno nell’ipotesi da me paventata.

Non avremmo più rappresentanza, verrebbe persa o al minimo sminuita la nostra identità, che riempie il contenitore della democrazia, e l’identità non è solo fatta dal contingente, ma viene dal passato, per il futuro, è la nostra storia proiettata nel e per il domani.

Disposti a cedere tutto questo?

Paolo

Riforme costituzionali: mercoledì 22 maggio (ore 14:00), audizione del Ministro Quagliariello

Ancona, 22 maggio 2013

Repubblica Italiana – Camera dei Deputati

Camera WebTV

Repubblica Italiana - Camera dei Deputati - Camera WebTVRepubblica Italiana - Camera dei Deputati - Camera WebTV - "Audizione Ministro Quagliariello | Alle ore 14, presso la Sala del Mappamondo, le Commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato, svolgeranno l'audizione del ministro per le Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello, sulle linee programmatiche del suo dicastero."

Mercoledì 22 maggio 2013 – Alle ore 14, presso la Sala del Mappamondo, le Commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato, svolgeranno l’audizione del ministro per le Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello, sulle linee programmatiche del suo dicastero.

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maggio 21, 2013

PubblicalOra – Pubblico impiego (precari P.A., dotazioni organiche): martedì 28 maggio 2013 incontro Governo-Sindacati

Ancona, 21 maggio 2013

"Precari PA: 28 maggio incontro Governo-Sindacati" (Funzione Pubblica CGIL)

Rassegna.it - 21 maggio 2013 - Precari Pa, 28 maggio incontro governo-sindacati

Il ministro della Funzione pubblica, Gianpiero D’Alia, e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali si incontreranno martedì prossimo per discutere di precari, dotazione organiche e di tutti gli altri temi legati al settore. Lo ha detto lo stesso ministro conversando con i giornalisti a margine della presentazione del Rapporto sulla formazione nella Pubblica amministrazione.

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Riforme costituzionali? Sì, ma con l’orgoglio di farle sapientemente “all’italiana”

Ancona, 21 maggio 2013

LeggiOggi.it - Quotidiano giuridico politico economico (Diretto da Avv. Carmelo Giurdanella)

7 maggio 2013 - Riformare il titolo V della Costituzione e dare slancio alle autonomie locali territoriali | La riforma del Titolo V della Carta diventa improcrastinabile sia per un ridisegno complessivo dell’ordinamento regionale, sia per una reale equiparazione delle persone giuridiche pubbliche che costituiscono la Repubblica

a cura del Dott. Daniele Trabucco, Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico, presso l’Università degli Studi di Padova

Tra le priorità del nuovo Governo guidato da Enrico Letta, vi è quella delle riforme costituzionali. Riforme condivise, concertate e non a colpi di maggioranza, che non intacchino il nucleo essenziale della Costituzione. E’ necessario, però, abbandonare ogni forma di ideologismo istituzionale, ragionando non in termini di emulazione di altri ordinamenti costituzionali [...] ridisegno complessivo dell’ordinamento regionale [...] Una riforma che prima di essere giuridica, deve essere culturale, [...] dunque, la necessità di ridefinire ruolo e funzioni di Comuni e Province diviene fondamentale. Più che sopprimere o ridurre enti, sarebbe necessario intervenire sull’unicità delle funzioni per ciascun livello di governo territoriale, poiché è qui che si concentrano i maggiori costi e non nella riduzione degli organi politici. A questo, poi deve accompagnarsi una riallocazione delle funzioni legislative di Stato e Regioni, [...] ma soprattutto una rappresentanza di Regioni e autonomie locali in seno alle Camere e alla Corte costituzionale.

Daniele Trabucco

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Governo Letta, 100 giorni per dare corpo alle riforme: l’analisi del Dott. Carlo Rapicavoli

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Ancona, 21 maggio 2013

Allo scadere del termine dei 100 giorni per le riforme, fissato dal Presidente del Consiglio Letta, o perfino prima, verrà probabilmente dato corpo agli interventi di revisione a cui sottoporre la nostra Carta costituzionale.

Speriamo che questo corpo non sia ritorto, bensì risulti armonico rispetto ai principi, immutabili e fondamentali, della Costituzione e, non ultimo, coerente con la produzione normativa nel tempo elaborata o in perenne attesa di essere adottata (come la Carta delle Autonomie Locali; vedere in proposito “19 aprile 2012, Carta delle autonomie locali: il punto della situazione” e “18 giugno 2012, Carte delle Autonomie Locali? Avanti (… con i rinvii!), grazie al Governo“).

Le migliori premesse non ci sono.

Alla prossima.

Paolo

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QuotidianoLegale

20 maggio 2013I primi cento giorni del Governo e le riforme costituzionali

a cura del Dott. Carlo Rapicavoli, Direttore Generale e Coordinatore dell’Area Gestione del Territorio della Provincia di Treviso

Negli ultimi anni è moda di tutti i governi italiani usare questa terminologia.

Il termine Cento giorni indica il periodo della storia europea compreso tra il ritorno di Napoleone Bonaparte a Parigi (20 marzo 1815) dall’esilio all’isola d’Elba e la restaurazione della dinastia dei Borbone sotto re Luigi XVIII (8 luglio dello stesso anno), dopo la sconfitta a Waterloo.

[...]

Cento giorni, un richiamo certo non di buon auspicio se si considera il riferimento storico.

[...]

“In cento giorni dobbiamo superare il punto di non ritorno delle riforme” ha dichiarato il presidente del Consiglio.

Le riforme istituzionali si muoveranno su due binari: una Convenzione, da istituire con legge costituzionale, e una commissione di esperti guidati dal premier.

[...] si afferma che:

1) E’ opportuno sottrarre le riforme costituzionali al dibattito parlamentare viziato dalle “fisiologiche contrapposizioni del dibattito contingente”;

2) La proposta di riforma va elaborata da una “Convenzione” composta anche da non parlamentari;

3) La convenzione deve ispirarsi all’attività della scorsa legislatura e alle conclusioni dei saggi nominati dal Presidente della Repubblica.

Da queste osservazioni ricaviamo un messaggio chiaro: il riconoscimento da parte del Presidente del Consiglio che il Parlamento, per le “fisiologiche contrapposizioni”, non è in grado da solo a discutere le riforme costituzionali, compito primario di ogni assemblea elettiva.

[...]

Finalmente l’ispirazione in abbazia: la convenzione risorge in una forma diversa da come era stata immaginata in un primo momento cioè come l’unione delle due commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato”.

[...]

Ad affiancare la Convenzione – i cui tempi di costituzione non sono brevissimi – ci sarà una commissione per le riforme costituzionali costituita da un gruppo di esperti nominati e coordinati dal Presidente del Consiglio, che potrebbe delegare il Ministro per le Riforme Quagliariello.

Anche la Commissione – ovviamente – avrà i cento giorni di tempo per elaborare proposte da sottoporre alla istituenda convenzione.

Eppure l’art. 138 della Costituzione delinea con chiarezza il procedimento da seguire, senza necessità di convenzioni e commissioni [...]

Il percorso annunciato dal Governo suscita perplessità sia dal punto di vista della “legalità costituzionale”, in quanto, senza plausibili ragioni, intende discostarsi dall’art. 138 (ostacolo che porta a prevedere l’istituzione della convenzione con legge costituzionale) sia soprattutto per le esperienze precedenti.

[...]

Di cosa dovrà occuparsi la convenzione?

Dalle dichiarazioni del Presidente Letta dopo gli incontri in abbazia:

1) Il grande tema della riforma della politica: riduzione del numero dei parlamentari e abolizione delle Province;

2) Senato delle Autonomie;

3) Riforma del titolo V.

[...]

Si è radicata ormai l’opinione che le Province rappresentino un costo della politica dimenticando del tutto che si tratta di un ente costitutivo della Repubblica, con funzioni fondamentali proprie, alla pari dello Stato, delle Regioni e dei Comuni.

Non si comprende come si possa tanto superficialmente immaginare – per compiacere i tanti fautori dell’abolizione e per facili consensi – la soppressione di un livello di governo senza minimamente preoccuparsi sulle conseguente in tema di erogazione dei servizi.

[...] sulle autonomie si continua un’azione di progressiva riduzione degli spazi verso un ritrovato centralismo.

Sulla riforma del titolo V [...] il problema principale, di cui le forze politiche in Parlamento non intendono occuparsi, deriva dalla mancata applicazione dell’art. 119 in materia di autonomia finanziaria, come di recente ha rilevato in un suo intervento il prof. Roberto Toniatti dell’Università di Trento.

[...]

Lo Stato dovrebbe dunque intervenire solo con finanziamenti indiretti, per far sì che le prestazioni erogate siano adeguate ed uniformi per tutti i cittadini, ovunque si trovino, con un intervento a carattere solo complementare rispetto al finanziamento locale.

Autonomia e responsabilità possono attuarsi soltanto se gli amministratori locali rispondono direttamente dell’utilizzo delle risorse di fronte alla collettività.

Allora [...] tre assi principali.

1) Valorizzazione dell’autonomia come responsabilità. Comuni e Province devono essere considerati come enti di governo delle rispettive comunità, titolari di una sfera di autonomia che non è loro concessa, ma che si configura quale elemento significativo di una condizione istituzionale che la Carta riconosce perché intrinseca alla loro ragione d’essere, ferma restando ovviamente l’unità e l’indivisibilità del sistema.

2) Riconoscimento di centralità e pari dignità dei soggetti costitutivi della Repubblica ai sensi dell’art. 114 Cost. senza alcuna gerarchia, ma semmai qualificando i ruoli istituzionali dei diversi soggetti del sistema. Da qui, allora, la necessità che il ruolo delle Regione si limiti al carattere legislativo e programmatorio, mentre l’amministrazione e la gestione dei servizi pubblici deve essere incentrata sulle amministrazioni comunali e provinciali.

3) Chiarificazione delle funzioni dei diversi soggetti del sistema, che sono poi l’aspetto che comporta la maggiore spesa ed i maggiori costi, evitando sovrapposizione di interventi sulla medesima materia. La nuova Carta delle Autonomie, il cui esame si è bloccato nel corso della passata legislatura, dovrebbe essere la base fondamentale di una vera riforma, fuori dagli slogan e dalle proposte demagogiche.

Carlo Rapicavoli

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maggio 20, 2013

PubblicalOra – Presidente Napolitano: “Avviare senza indugio modifiche costituzionali”

Ancona, 20 maggio 2013

Repubblica Italiana - Presidenza della Repubblica - Roma, 20 maggio 2013 - "Il Presidente Napolitano ha ricevuto il Ministro per le Riforme Costituzionali, Quagliariello"

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Ciascuno si assume le responsabilità per ciò che dice, fa e promuove. Per alcuni sarà la storia a giudicare, per altri risulteranno sufficienti le cronache del tempo.

Paolo

Cassandra – Grecia e Portogallo: la (non rosea) situazione del pubblico impiego

Ancona, 20 maggio 2013

ItaliaOggi - Quotidiano economico, giuridico e politico

10 maggio 2013La Grecia alla ricerca dei 2mila dipendenti da licenziare

Lo spinoso problema dei licenziamenti nel settore pubblico [...] continua a tenere sotto pressione il governo. Entro la fine di maggio dovranno essere allontanati dal settore pubblico i primi 2.000 dipendenti e il governo è ancora in cerca degli Enti statali dai quali potrà venir fuori un tale numero.

[...]

Per ora sembra che il numero dei dipendenti che saranno licenziati non sia sufficiente [...].

ANSA

14 maggio 2013Crisi: Portogallo; fuga dipendenti pubblici verso pensione

La decisione del Governo portoghese, presa su indicazione della troika, di aumentare a 66 anni l’età pensionabile ha scatenato un’autentica richiesta di dimissioni da parte dei dipendenti pubblici portoghesi [...] sono previsti anche il taglio di 30 mila dei circa 700 mila dipendenti pubblici (su una popolazione di 10,5 milioni di abitanti) e l’aumento di un’ora al giorno di lavoro.

[...]

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Verità scomode che non si vogliono ammettere?

Questione poliedrica, delicata e spinosa: miscela esplosiva.

Forse una verità su cui tutti tacciono, per motivi elettorali, per questioni di opportunità e appartenenza è questa: i tanto ricercati risparmi, nel comparto del pubblico impiego, non si ottengono solo sventrando e rimpastando i brandelli laceri di uno Stato fatto a pezzi, ma procedendo, come altrove accade, al licenziamento mirato del personale.

Non è una verità facile, neppure per chi scrive (anch’io faccio parte della preda cacciabile).

Pur non presentando – credo – l’Italia le condizioni che hanno spinto Grecia e Portogallo in tali direzioni, soluzioni che si avvicinano a quelle adottate dalle due nazioni citate non sono poi così lontane: Esuberi e mobilità negli Enti Locali: uno scambio epistolare con chi se ne occupa

Quale anima pia si è mossa e ha informato i lavoratori degli Enti Locali per conoscere l’andamento dei lavori della Conferenza Stato-città ed autonomie locali? L’informazione non è mai fattore di poco conto. Al minimo tranquillizza. Invece, oggi, molti di noi navigano nemmeno più a vista, ma a tatto.

Nonostante ciò, la preoccupazione generale si focalizza solo su rinnovo (sotto il profilo economico) dei contratti, mantenimento delle indennità, buoni pasto.

Il problema è molto ben oltre! Il problema è il posto di lavoro e la sua utile dignità.

L’atteggiamento saccoccia-centrico (guardare solo alla propria saccoccia) rende tutto il comparto inviso all’opinione pubblica. Giusto o meno, stavolta non giudico.

Non possiamo limitarci a difendere esclusivamente la tasca. Facciamolo, ma proviamo – in un fulminante sussulto di rispetto, anche per noi stessi – a difendere pure il senso del nostro lavoro.

Ancora più a monte, enorme questione risiede nell’assunzione di responsabilità dei singoli. Quant’è comodo attendere che gli altri combattano le nostre battaglie e beneficiare degli eventuali successi, senza esporsi, sporcarsi e perdere prezioso tempo libero. Quant’è comodo voltare lo sguardo altrove, piuttosto che fare ciò per cui si è pagati. Proprio perché “la cosa pubblica non è mia” si impone un maggiore rispetto.

Non si esce dall’impaludamento smontando lo Stato o rimanendo zitti beoti di fronte a chi, pezzo dopo pezzo, sta tirando giù l’impalcatura (dove siamo a tutt’oggi arrampicati). Non è rifuggendo le proprie responsabilità o difendendo i propri trofei di caccia che si può pensare di fare, davvero, il bene del Paese.

Vorrei tanto essere smentito, ma prima di tutto desidererei che si considerasse come innanzi alla distruzione dello Stato non è accettabile restare indifferenti. Questa non può essere la soluzione, piuttosto diventa la dissoluzione delle conquiste democratiche, sudate – da altri – nel tempo.

Se non siamo in grado di proteggere la parte buona del sistema, e non tutto l’apparato a prescindere, così come di chiedere rispetto per il ruolo pubblico rivestito, meritiamo che un’approssimativa accozzaglia di individui distrugga un impianto che è sì da rivedere, ma non da dissacrare sull’onda di ottusi proclami.

Paolo

Mercoledì 22 maggio 2013: i primi passi lungo il tratturo delle riforme costituzionali?

Ancona, 20 maggio 2013

ASCA - Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale

15 maggio 2013Riforme: 22 maggio audizione Quagliariello in Commissioni riunite

Le Commissioni Affari costituzionali della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica si riuniranno in seduta comune a Montecitorio mercoledì 22 maggio, alle ore 14, per l’audizione del Ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello. La convocazione congiunta delle due Commissioni, decisa d’intesa tra le Presidenze delle Commissioni stesse, costituisce il primo, significativo passo verso la Convezione, rimarcando la funzione centrale del Parlamento nel percorso delle riforme.

ANSA

15 maggio 2013Riforme: Comitato esperti non prima 22/5 | Varo solo dopo audizione Quagliariello davanti commissioni

Non nascerà prima del 22 maggio, il comitato di esperti sulle riforme costituzionali. Non prima dell’audizione del ministro Gaetano Quagliariello davanti alle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato.

Provincia di Firenze - Redazione MET

16 maggio 2013Province, se ne occuperà Quagliariello | Intervista del Ministro Delrio al Mattino: “L’abolizione si farà con una legge costituzionale”. Il patto di stabilità va rivisto alla svelta” Tre le priorità: “Il cofinanziamento delle risorse europee; l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza del territorio delle città”. Carrozza: “Si collaborerà con il ministro Delrio perché l’edilizia scolastica è complessa e articolata”

“L’abolizione delle province si farà con una legge costituzionale e di questo si occuperà il ministro Quagliariello.”

Graziano Delrio, Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie

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Tratturo o tratturello? Riforme più necessarie alla tenuta del Governo che alla svolta utile per il Paese

ASCA - Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale

13 maggio 2013Riforme: Quagliariello, processo revisione Carta a riparo da polemiche

“Si è messo a punto un percorso molto più parlamentare di proposta di Convenzione così come era emersa dal lavoro dei saggi. In questo modo aderisce molto di più all’attuale articolo 138 della Costituzione. “

“Con la soluzione adottata, gli esperti fornirebbero dei consigli che il governo immetterebbe eventualmente nel lavoro della Convenzione vera e propria formata dalle due commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato.”

Gaetano Quagliariello, Ministro per le riforme costituzionali

Linkiesta

13 maggio 2013La bussola politica | Riforme subito per salvare un governo già spaccato | Il bivio: senza uno scatto prevarrà il caos Pd e un Berlusconi incartato sui propri guai giudiziari

13 maggio 2013Governo fragile. Dopo i Saggi e la Convenzione, spunta la Commissione di esperti | Riforme, Letta s’inventa l’ennesima commissione | Da Spineto il governo presenta la road map dei primi 100 giorni. Non c’è la riforma della giustizia

Più che un pacchetto di norme costituzionali, sembra un’opera di falegnameria. Creato l’ennesimo tavolo di confronto [...]

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Rappresentazione senza palcoscenico

C’è poco da aggiungere. Diventa inutile commentare ogni faccenda gettata nel trogolo del bailamme.

Sgradevole sottolineare l’approssimazione contenuta in affermazioni del tipo “Si è messo a punto un percorso molto più parlamentare … In questo modo aderisce molto di più all’attuale articolo 138 della Costituzione.“, quasi a dire che prima era molto meno costituzionale e, comunque, non lo è del tutto.

Simpatica falegnameria a parte, è curioso come, al momento della realizzazione del pezzo e dopo settimane dal battesimo del nuovo Governo, non vi sia uno spazio ufficiale aggiornato (ho recuperato solo QUESTO) che ospiti il Dicastero delle riforme costituzionali e/o istituzionali, volute a furor di popolo e celebrate da tutta la compagine politico-governativa.

Repubblica Italiana - Governo Italiano - Dipartimento per le riforme istituzionali

Non è un aspetto da sottovalutare, ma il segno di come l’apparenza delle sole parole diventi sostanza sufficiente per l’opinione pubblica, mentre la concretezza di fatti e riferimenti venga a perdersi nella vana ricerca della polpa.

Poveri noi …

Paolo

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Precari della Pubblica Amministrazione: (ultima) proroga al 31 dicembre 2013, con pensierino del Ministro D’Alia

Ancona, 20 maggio 2013

Repubblica Italiana - Governo Italiano - Presidenza del Consiglio dei Ministri

Consiglio dei Ministri n. 4 del 17 maggio 2013

C.d.M. n. 4/2013 (resoconto)

Precari della Pubblica amministrazione

Sono prorogati al 31 dicembre 2013 gli strumenti giuridici per consentire alle Pubbliche amministrazioni, nell’ambito della legislazione vigente, di avvalersi di lavoratori a tempo determinato per garantire servizi essenziali.

Repubblica Italiana - Governo Italiano - Presidenza del Consiglio dei Ministri - Consiglio dei Ministri n. 4 del 17 maggio 2013
L’intervento del Ministro per la Pubblica Amministrazione e la semplificazione, Gianpiero D’Alia nel CdM n. 4/2013

Il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, Gianpiero D’Alia, ha illustrato lo stato di attuazione del decreto legge n. 95 del 2012 (il cosiddetto spending review). Completata per gran parte delle amministrazioni centrali la prima fase di riduzione delle dotazioni organiche, è ora necessario procedere con i successivi provvedimenti di attuazione del programma normativo. Il Ministro D’Alia ha precisato che in questa prospettiva è innanzitutto fondamentale intervenire rapidamente sugli assetti organizzativi per uniformare il numero delle strutture dirigenziali al numero dei posti ridotti in dotazione organica. Con questo intervento sugli apparati amministrativi si renderanno effettivi gli obiettivi di riduzione e contenimento dei costi della macchina amministrativa che si andranno ad aggiungere a quelli di riduzione della spesa di personale scaturenti dal taglio dei posti in pianta organica.

Il comunicato sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e la semplificazione

Roma, 17 maggio 2013 - PA: D’Alia, bene proroga contratti a termine, usciamo da emergenza

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La notizia in rete

Rassegna.it - Sito di informazione su LAVORO, POLITICA ed ECONOMIA SOCIALE

17 maggio 2013Precari Pa: sindacati, bene proroga, ora trattativa

LeggiOggi.it - Quotidiano giuridico politico economico (Diretto da Avv. Carmelo Giurdanella)

18 maggio 2013Precari PA, contratti prorogati al 31 dicembre. Ma sarà l’ultima proroga | Deciso il rinvio dei contratti in scadenza a fine anno

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maggio 19, 2013

Associazione Italiana Agenti ed Ufficiali di Polizia Provinciale (AIPP): resoconto dell’Assemblea costitutiva di Rieti (14 maggio 2013)

Ancona, 19 maggio 2013

Associazione Italiana Agenti ed Ufficiali di Polizia Provinciale (A.I.P.P.)Quale appendice necessaria all’articolo “Associazione Italiana Agenti ed Ufficiali di Polizia Provinciale: il 14 maggio, a Rieti, l’Assemblea costitutiva“, grazie alla cortesia del collega Augusto Atturo della Provincia di Genova, presentiamo gli esiti dell’assemblea costitutiva dell’A.I.P.P., Associazione Italiana Agenti e Ufficiali di Polizia Provinciale.

Sincero apprezzamento va a questi colleghi, che hanno saputo tradurre in fatti concreti le parole impegno e determinazione.

Un bell’esempio e altrettanto importante segnale, sia perché provenienti da un servizio provinciale non sempre valorizzato come diversamente dovuto, sia per la capacità di aver fatto corpo unico, oltre i particolarismi locali e gli egocentrismi personali.

La Redazione

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Associazione Italiana Agenti ed Ufficiali di Polizia Provinciale (A.I.P.P.)

Rieti, 14 maggio 2013 – Assemblea costitutiva dell’Associazione

Associazione Italiana Agenti ed Ufficiali di Polizia Provinciale (A.I.P.P.)Successo di partecipazione, martedì 14 maggio 2013, per la prima assise della neonata Associazione Italiana Agenti ed Ufficiali di Polizia Provinciale (AIPP), con 150 operatori convenuti (in ferie e a proprie spese) da tutte le regioni italiane a Rieti (presso la sala incontri dell’associazione ‘ALCLI Giorgio e Silvia’ in via del Terminillo) per approvare il proprio statuto, eleggere i propri rappresentanti di categoria, e predisporre una serie di iniziative a salvaguardia della specificità di un mestiere spesso misconosciuto. Sono oltre 2.500 i poliziotti provinciali quotidianamente impegnati sul territorio, in particolare quello extra-urbano, per il rispetto di una vasta normativa nel campo della tutela dell’ambiente, della salvaguardia dei beni naturali e del patrimonio faunistico, e per la sorveglianza di moltissime migliaia di km di strade provinciali; un’attività specializzata che non si vuol vedere travolta da pluri-annunciate riforme istituzionali e da affrettate disposizioni di spending-review, che hanno ormai preso di mira l’ente provincia come capro espiatorio di generali inefficienze individuabili in ben altri livelli istituzionali. Il personale di polizia provinciale, con compiti che spaziano dai controlli su discariche abusive e trasporto di rifiuti tossici, lotta al bracconaggio, protezione civile, controllo dell’abusivismo e degli inquinamenti, vuole veder riconosciuto il proprio ruolo e scongiurare che un’eventuale trasferimento delle competenze provinciali ai comuni possa polverizzare corpi e servizi di P.P. già strutturati su compiti di “area vasta”, non gestibili a livello di polizia municipale e oggi non surrogabili da altri corpi di polizia. L’unitarietà e la specializzazione delle strutture di polizia provinciale devono essere comunque salvaguardate sia nel caso che le province vengano riformate e/o accorpate, sia in caso di loro eventuale futuro superamento (purché le P.P. siano incardinate o sul livello istituzionale regionale o in forze di polizia ad analoga vocazione). Dopo l’elezione del primo consiglio direttivo, l’Associazione ha ospitato la conferenza, conclusasi in serata, del GIP di Terni, dott. Maurizio Santoloci, noto magistrato direttore del sito web giuridico-ambientale www.dirittoambiente.net, che ha svolto un’approfondita relazione sulla nuova normativa sulle terre e le rocce di scavo, con tutte le relative implicazioni legate all’illecito smalti mento di rifiuti pericolosi.

Associazione Italiana Agenti ed Ufficiali di Polizia Provinciale (A.I.P.P.) - Rieti, 14 maggio 2013 - Assemblea costitutiva dell'Associazione

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Associazione Italiana Agenti ed Ufficiali di Polizia Provinciale (A.I.P.P.) – Statuto (DOCUMENTO UFFICIALE)

(SEGUE DOCUMENTO NON UFFICIALE, PREDISPOSTO IN FORMATO PDF PER COMODITÀ DI CONSULTAZIONE)

Associazione Italiana Agenti ed Ufficiali di Polizia Provinciale (A.I.P.P.) - Statuto (DOCUMENTO NON UFFICIALE, PREDISPOSTO IN FORMATO PDF PER COMODITÀ DI CONSULTAZIONE)

Riferimenti, referenti e contatti

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La Lanterna (di Paul Revere) – Uscita n. 35 – Dal 12 al 18 maggio 2013

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Ancona, 19 maggio 2013

La Lanterna - Uscita n. 35 - Cosa ci stavamo per perdere e abbiamo ripescato all’ultimo minuto (dis)utile

Corriere di Ragusa.it12 maggio 2013Provincia con l’acqua alla gola. A rischio gli stipendi | Grido di allarme del commissario straordinario Giovanni Scarso dopo il taglio di 7 milioni | La situazione è definita «pesante» dal commissario straordinario che, pur non volendo creare allarmismi, vuole essere chiaro e prospettare una situazione che potrebbe diventare «calda» nei prossimi mesi di Duccio Gennaro

Giornale di Sicilia Edizione di Ragusa12 maggio 2013Ragusa, il commissario della Provincia: “Con i tagli saltano i servizi”

Il Messaggero Marche12 maggio 2013Un super esperto per rimettere in sesto i conti della Provincia

Il Tirreno Edizione Piombino-Elba13 maggio 2013Sì dal consiglio comunale sul cambio di provincia | Piombino vuole andare con Grosseto, approvata a larghissima maggioranza la delibera che chiede l’apposita legge al Parlamento

Libero Quotidiano14 maggio 2013Province: Siena, intesa su riorganizzazione con risparmi di 628.000 euro

ASCA14 maggio 2013Umbria: Provincia Perugia, garantire formazione su territorio

La Stampa.it Edizione di Savona14 maggio 2013La Provincia mette all’asta beni immobili per 9 milioni | Nella lista dei beni da dismettere figurano anche numerose case cantoniere | In vendita l’ex Hotel Miramare, Villa Gavotti e l’ex Provveditorato di Ermanno Branca

ilPaeseNuovo.it14 maggio 2013Provincia, ok al rendiconto di gestione 2012. Gabellone: “Abbiamo proseguito sulla strada del risanamento” di Sandra Signorella

il Mattino di Padova14 maggio 2013Chiusi gli uffici turistici in Provincia, licenziati 14 lavoratori | La denuncia del deputato padovano di Sel Alessandro Zan: «La Degani se ne sta disinteressando ma servono soluzioni alternative per tutelare il lavoro»

Giornale di Sicilia Edizione di Ragusa15 maggio 2013Tagli alla Provincia di Ragusa, Crocetta: “Assicurati stipendi e servizi”

Libertà.it15 maggio 2013Frane, 236 segnalazioni in due mesi. Tavolo in Provincia per definire le priorità

AGI15 maggio 2013Province: M5S deposita ddl per “abolizione”

Corriere della Sera15 maggio 2013Ilva, arrestato il presidente della Provincia di Taranto | L’inchiesta «ambiente svenduto». Oltre a lui, altri tre arresti | Giovanni Florido è accusato di concussione in relazione alla gestione della discarica Mater Gratiae

AGI15 maggio 2013Ilva: terremoto alla provincia di Taranto, in carcere presidente

Il Messaggero Marche15 maggio 2013Pesaro, la Provincia sblocca pagamenti ai fornitori per oltre 13 milioni di euro

ASCA15 maggio 2013Riforme: Zaia, d’accordo con Delrio, Province vanno abolite

Adnkronos16 maggio 2013Ilva, arresti a Taranto: si è dimesso il presidente della Provincia

ForlìToday16 maggio 2013La Provincia può saldare i suoi debiti: sbloccati 16,3 milioni di euro | Spiegano il presidente della Provincia Massimo Bulbi e l’assessore provinciale al Bilancio Maurizio Brunelli : “La nostra prima soddisfazione è che possiamo procedere a saldare i debiti nei confronti di tanti piccoli Comuni”

La Stampa.it16 maggio 2013Tesoro: Debiti PA enti locali, accolte 1.500 richieste

LatinaToday16 maggio 2013Province, entro il 2013 l’abolizione degli enti: i piani del Governo | L’argomento affrontato ieri dal ministro Delrio in Affari Costituzionali al Senato. Per Latina ritorna lo spettro dell’accorpamento con Frosinone

Il Giorno Edizione di Brescia16 maggio 2013Provincia, un taglio alle tasse Giù addizionale rifiuti e Ipt | Asfaltatura strade tra le priorità | Per farlo sarà utilizzato tutto l’avanzo di cassa dell’Ente di Federica Pacella

Il Messaggero Marche16 maggio 2013Pesaro, la Provincia pensa al taglio dei buoni pasto e alla riduzione delle indennità dei dirigenti

l’Espresso16 maggio 2013Veltroni: ‘Caro Pd, non ti riconosco’ | Il governo Letta è il risultato di una catena di errori. Serve una svolta ma Renzi non basta. L’ex segretario lancia la sua ricetta anti-crisi: il presidenzialismo di Marco Damilano

AGI17 maggio 2013Provincia Taranto: dimessi 16 consiglieri CS, via a scioglimento

Il Sole 24 ORE17 maggio 2013Pubblico impiego, proroga a fine 2013 per 115mila precari

il Resto del Carlino Edizione di Ravenna17 maggio 2013Debiti P.A., la provincia di Ravenna sblocca pagamenti per sei milioni di euro | Dopo l’ok del Ministero dell’Economia, verranno saldati i debiti maturati al 31 dicembre 2012

6 TVSei17 maggio 2013La provincia di Chieti libera risorse, oltre 8 milioni di euro già disponibili in cassa, per pagare i debiti alle imprese

6 TVSei17 maggio 2013Pescara, la Provincia paga i suoi debiti

ItaliaOggi17 maggio 2013L’Italia malata. Di burocrazia

Provincia di Massa Carrara17 maggio 2013Provincia: insediati i Subcommissari | Sono Roberta Carpanese, viceprefetto, e Simonetta Castellani, viceprefetto aggiunto

L’osservatore laziale17 maggio 2013Lazio, tagli alle Province: caos e poco risparmio | Robilotta, presidente Cal Lazio: “Che il Governo ci ripensi”

La Gazzetta del Mezzogiorno.it18 maggio 2013Alla Provincia di Taranto arriva il prefetto Tafaro

Il Messaggero Marche18 maggio 2013Crediti delle imprese, la provincia di Ascoli sblocca 11 milioni di Renato Pierantozzi

ANSA18 maggio 2013Intesa Provincia Matera-Porto Taranto | Per incoraggiare capacità imprenditoriale e filiere turistiche

Il Mattino18 maggio 2013Manto stradale dissestato | Multata la Provincia di Salerno di Pasquale Sorrentino

[Fonte: Google News, abbinato al servizio Google Alert]

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La rinnovata democrazia nella XVII Legislatura: chiusa la rassegna stampa della Camera dei Deputati

«La rinnovata democrazia nella XVII Legislatura: chiusa la rassegna stampa della Camera dei Deputati»

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maggio 18, 2013

Pastiglie Valda – Mentre le democratiche coscienze dormono, un sondaggio popolare condanna le Province

Ancona, 18 maggio 2013

L'Eco di Bergamo.it

Il Governo abolirà le Province: sei favorevole?

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Garantito il rispetto del pensiero di ciascuno, tra i tanti, due sono i fattori che più mi fanno infuriare (“indignare” lo lascio ai benpensanti a schiena curva e pancia molle, comodamente assicurati a qualche poltrona):

  • l’acritico, cieco abbraccio di ritornelli qualunquistici, stornellati da imbonitori che fanno gli interessi dei veri poteri forti, cosicché l’attenzione nazional-popolare sia distratta dalle nocette di caccia private di pochi, fonte di vero spreco; l’acquisizione acritica, senza la volontà di spendere una benché minima goccia del proprio sudore da riflessione, non può che far infuriare; l’atto di lasciarsi convenzionalmente catechizzare sulla inconfutabile necessità di cancellare le Province, unico grande male del Paese, non può solo indignare o, peggio, lasciare indifferenti; la costante trasmissione di messaggi, martellati secondo forme più o meno subliminali, quasi fossero una litania vespertina, dovrebbe costituire un campanello d’allarme e spingere ad una personale rivisitazione dello stato complesso – di facile non c’è rimasto nulla – della realtà circostante;
  • la sostanziale indolente inerzia di una (troppo) ampia parte del mondo provinciale, fatta di amministratori (quelli rimasti), dipendenti e, con aggravante, dipendenti facenti parte delle RR.SS.UU., Sindacati di categoria e beneficiari storici dei servigi provinciali; il timore per parossistiche ritorsioni sul futuro lavorativo ovvero egoismi di bottega che inducono a proteggere solo il proprio curatissimo orticello, fanno perdere un contributo necessario quanto valido di una grande fetta di società direttamente coinvolta, perciò naturalmente consapevole che la cancellazione tout court delle Province non costituisce un’utilità vera per il Paese e le comunità che lo vivono.

Paolo

Pastiglie Valda – Spesa pubblica e abolizione delle Province: una dieta poco efficace

Ancona, 18 maggio 2013

Luigi Oliveri

Dirigente Coordinatore dell’Area Servizi alla Persona e alla Comunità della Provincia di Verona

"Abolire #province, 1,37% della spesa pubblica, è come fare dieta mangiando burrata, castrato e cassata, mettendo dietor nel caffè." (Luigi Oliveri)

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maggio 17, 2013

Il Governo risponde all’interpellanza dell’On. Cenni (PD) sui tagli alle Province: un resoconto del fatto

Archiviato in: Le Amministrazioni provinciali italiane, Novità e informazioni, Pro-Province — Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , — Paolo Tognetti @ 13:15

Ancona, 17 maggio 2013

Velocemente perché il tempo stringe e la salute non lo concede.

Richiamato l’articolo “Tagli lineari alle Province: l’interpellanza urgente del Partito Democratico al Governo“, come da titolo, i fatti a seguire.

Una breve spiegazione in premessa: dal motore di ricerca degli Atti di indirizzo e controllo della Camera dei Deputati risultano due interpellanze. Contattato il competente ufficio della Camera dei Deputati, mi è stato spiegato che, oltre a leggere variazioni di testo, ciò può essersi determinato in conseguenza della modifica dell’elenco dei cofirmatari (difatti, nella prima interpellanza, ad esempio, risultava l’On. Cécile Kyenge, evidentemente non presente nella seconda poiché nominata Ministro del nuovo Governo Letta). In casi del genere gli atti vengono abbinati (accorpati).

Le interpellanze in questione sono:

Al momento della redazione del presente post, in entrambi le schede, lo stato dell’iter viene qualificato “in corso“. Questione di aggiornamento che presto verrà eseguito.

Non accadrà mai che gli interpellanti, primo firmatario o cofirmatari, dell’atto in argomento giungano da queste parti (peraltro, poco importa questo aspetto), ad ogni modo: grazie, di cuore, per l’impegno e, soprattutto, la consapevolezza sulla materia provinciale che si è intesa testimoniare, oltre il facile populismo e, quindi, l’agevole acquisizione di consenso.

Più determinati della stragrande maggioranza di noi provinciali, sempre in attesa che sia qualcun altro – sistematicamente solo criticato – a difendere il nostro lavoro, la nostra dignità e l’utilità dell’Ente che ci passa la pagnotta (a prescindere).

Mah!

Buon proseguimento.

Paolo

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On. Susanna Cenni - Sito personale ufficiale

Un’interpellanza urgente per chiedere al Governo quali provvedimenti intende assumere per scongiurare il rischio di dissesto finanziario delle amministrazioni provinciali derivante dai tagli ai bilanci degli enti locali, assicurando l’erogazione dei servizi di loro competenza e salvaguardando i diritti e le professionalità dei lavoratori nel processo di riorganizzazione. È quella che Susanna Cenni, parlamentare del Pd alla Camera dei deputati, ha presentato nei giorni scorsi all’indirizzo del Ministero dell’economia e delle finanze, e che è stata sottoscritta da oltre trenta parlamentari, principalmente toscani e piemontesi, rappresentanti di due delle regioni più colpite dai tagli. (continua …)

[Alcune parti del documento a seguire sono state evidenziate in grassetto per favorire l'individuazione dei passaggi reputati maggiormente d'interesse. Nda]

16 maggio 2013Cenni, Pd: “Il Governo si impegni per correggere riparto delle risorse e per evitare il dissesto finanziario delle Province”

Siamo soddisfatti solo parzialmente della risposta che ci ha fornito il Sottosegretario Giorgetti oggi in Aula sul tema dei pesanti e lineari tagli alle Province, che rischiano di portare le amministrazioni verso il dissesto finanziario”. Con queste parole l’onorevole Susanna Cenni, parlamentare senese del Partito democratico commenta la risposta all’interpellanza urgente sui tagli ai bilanci delle amministrazioni provinciali, ricevuta oggi, giovedì 16 maggio alla Camera dal Sottosegretario Economia e Finanze, Andrea Giorgetti. L’interpellanza, firmata da altri trenta parlamentari, segue due ordini del giorno presentati da Susanna Cenni e dal collega Massimo Fiorio, deputato piemontese del Pd, e approvati durante la votazione sul decreto dei pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione, con i quali si impegnava il Governo ad adottare provvedimenti urgenti per evitare che i tagli previsti causino dissesto finanziario delle amministrazioni provinciali, assicurando la corretta erogazione dei servizi per i cittadini, anche intervenendo sui criteri di riparto del fondo sperimentale di riequilibrio per evitare la penalizzazione di alcune regioni.

“Il Sottosegretario – continua Cenni – pur non prendendo impegni precisi sulle istanze che lo stesso presidente dell’Upi, Antonio Saitta, ha più volte avanzato, ha chiarito l’intenzione del Governo di attivarsi per evitare il rischio di dissesto della amministrazioni provinciali, cosi come l’impegno a tutelare il personale oggi in organico, le professionalità e i diritti dei lavoratori. Abbiamo riscontrato, tuttavia, che non è stata forse ben compresa la gravità che possono avere i tagli lineari ai bilanci delle Province, specie per quelle amministrazioni virtuose che hanno operato fino ad oggi una gestione oculata delle risorse. Dallo scorso anno i tagli per le amministrazioni provinciali sono passati da 1 miliardo a 1 miliardo e 200 milioni di euro, mettendo in grande difficoltà soprattutto le Province che oltre alle loro funzioni (edilizia scolastica, sviluppo economico e servizi per il mercato del lavoro, gestione del territorio e tutela ambientale, servizi di viabilità e trasporti) assolvono anche ad alcune funzioni delegate dalla Regione. È il caso della Toscana e del Piemonte, che secondo l’Upi sono le regioni maggiormente penalizzate dai tagli”.

“Il problema vero – continua Cenni – è che il processo di riorganizzazione delle province è partito in fretta e male, senza inserire il tutto dentro una riforma seria ed organica degli enti locali, che specificasse in modo chiaro e trasparente le funzioni dei vari enti, definendo chi deve fare cosa. Lo stesso Ministro per gli affari regionali, Graziano Delrio, ha indicato come prioritaria una riforma istituzionale, confermando la convinzione di procedere al superamento delle province, ma anche la necessità di ragionare su forme intermedie tra i Comuni e le Regioni. L’accorpamento delle Province ipotizzato durante il Governo Monti si è fermato con la fine anticipata della legislatura, ma i tagli no e le Province sono ancora attive e devono continuare a erogare servizi per assicurare il welfare dei loro territori. Discuteremo del futuro profilo della riforma, ma intanto bisogna intervenire per aggiustare pasticci ed evitare conseguenze pesantissime sui territori”.

“Adesso – conclude Cenni – agli impegni del sottosegretario devono seguire fatti concreti, su tempi e risorse, perché le amministrazioni locali non possono, prima di tutto, lavorare nell’incertezza su cifre e competenze”.

Dalla carta stampata online …

Yahoo! Notizie Italia

16 maggio 2013Province: Cenni e Fiorio (Pd), governo si impegni per evitare dissesto

Ok Siena - Siena notizie news | Il tuo giornale online

16 maggio 2013Cenni (PD): “Governo eviti dissesto finanziario delle Province”

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Solo il “ridotto montano” potrà salvare le Province? (AGGIORNATO)

Ancona, 17 maggio 2013

Si intende sottolineare un recente passaggio, forse ai più sfuggito, contenuto in un articolo uscito nella edizione 33 de “La Lanterna”.

Con l’occasione, per la materia in argomento vengono richiamati due pregevoli post già pubblicati.

Buon proseguimento.

La Redazione

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I “richiamati”
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Il passaggio (sfuggito?)

Salernonotizie

29 aprile 2013Letta: “Abolire le Province”. Ok bipartisan dai partiti

La strada giusta è l’abolizione ad eccezione però dei territori montani, dove il tema dell’area vasta è ancora non risolto. Bisognerà pensare a qualcosa di più innovativo delle comunità montane“. Qualche paletto lo mette anche Mauro Guerra, deputato Pd e coordinatore nazionale dei Piccoli Comuni Anci: “l’abolizione delle Province va accompagnata con una riorganizzazione delle gestioni associate dei piccoli Comuni, perché non si può semplicemente togliere di mezzo le Province assegnando le loro funzioni ai piccoli Comuni, e parlo di cose importanti, come la manutenzione delle strade, l’edilizia scolastica di 2/o grado e la pianificazione territoriale“.

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Aggiornamento (ad integrazione)

A tal proposito, credo opportuno richiamare ed evidenziare il pensiero giusto l’altro giorno espresso dal Ministro Graziano Delrio (vedasi articolo “Si faccia largo, ne arriva un altro: Delrio, ‘no alle Province, sì all’area vasta (provinciale)’ … olé!“).

ASCA - Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale

15 maggio 2013Regioni: Delrio, specialità sono valore e non si toccano

Le specialità sono un valore e c’è l’impegno del Governo a non rivedere l’impianto complessivo delle autonomie a statuto speciale.

Estrapolando direttamente dal testo ufficiale del discorso ministeriale, tenuto di fronte alla Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica, il 15 maggio appena passato (pagina 3):

Vogliamo procedere anche a una revisione del rapporto con le Autonomie speciali, che incarnano una storia, una cultura e una istanza non di secondo piano e che pertanto devono essere coinvolte a pieno titolo nel nuovo patto per la Repubblica, soprattutto per quanto riguarda le scelte di politica economica.

Morale: quanto è speciale si mantiene acriticamente ed esalta, mentre quello che è ordinario deve essere (subito) stravolto e rinnegato, non si è compreso come, di certo senza appello. Evidente segno dei tempi. Troviamo conferme ovunque.

Paolo

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maggio 16, 2013

“Abolizione Province: un colpo alla democrazia” di Guglielmo Brusco

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Ancona, 16 maggio 2013

Con graditissimo piacere, torniamo ad ospitare il contributo di uno tra i più leali e determinati sostenitori della democrazia, prima, e della Repubblica, in tutte le sue forme costituzionali, poi: il Vice Presidente della Provincia di Rovigo, Guglielmo Brusco.

La costante dedizione e l’incrollabile forza del Vice Presidente Brusco costituiscono, senza riserve o tentennamenti di sorta, buon viatico di rinnovati coraggio e speranza, per il tempo a venire.

In questo momento di disperata ricerca del nuovo a tutti costi, della migliore Politica (con la “P” maiuscola, a testimoniarne valore e impegno) per il Paese, personalmente voglio credere e auspicare che ad individui come il Vice Presidente Brusco sia data la possibilità di influire con sempre maggiore incisività non solo nella vita del suo Polesine, ma di tutta la nostra Italia.

Affinché sia chiaro: lui è rosso, io nero; nessuna piaggeria di partito. Il valore, quando è puro e ardente, supera le barricate che una cieca Fede può, purtroppo, erigere.

Buona lettura.

Paolo

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Rovigo, 9 maggio 2013

Il tema dell’abolizione delle Province ritorna un’altra volta nell’agenda del Governo. A mio giudizio è la prova di una classe politica in parte non in grado di seguire gli insegnamenti della Costituzione e della Carta Europea dell’Autonomia Locale. E’ anche un campanello d’allarme se si pensa che l’ira della popolazione si possa placare, anche attraverso la soppressione delle Province e il taglio della democrazia. Insomma, la Provincia agnello sacrificale sull’altare dell’incapacità di governare l’Italia?

E’ vero che non sono più i tempi di Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Pietro Nenni, Giovanni Malagodi e altri grandi interpreti della politica italiana, però gli attuali politici si devono rendere conto che altri sarebbero i problemi da affrontare e risolvere.

Prima di tutto far sì che tutti, in primis i ricchi, paghino le tasse e che i pubblici amministratori non rubino o usino in modo pessimo il denaro pubblico.

Poi, bisognerebbe dare diritti certi e salari decenti ai lavoratori. Necessita una riforma delle pensioni che, oltre a mandare in pensione prima la gente, diminuisca la differenza tra chi ha un misero assegno mensile e rischia la morte per fame e chi invece ha cifre scandalosamente alte.

Ancora. Dare anche ai nostri giovani lavoro, diritti e salari certi e non abituarli ad essere quasi schiavi o, in alternativa, disoccupati o emigranti. Occuparci sempre dei nostri ammalati con amore ed efficienza, non sprecando soldi verso certi gestori privati. Amare e salvare l’ambiente e la natura, per lasciarla non compromessa, ai nostri figli. Superare gli enti di secondo grado troppo costosi, le cui funzioni potrebbero essere svolte da un ente come la Provincia.

Invece no. La strada scelta è quella del taglio della democrazia. Abolire le Province, diminuire il numero dei parlamentari e dei consiglieri porta ad un futuro con meno democrazia e più autoritarismo (non autorevolezza). Tagliate le indennità, non la rappresentanza democratica!!!

Ma tornando alle Province concordo pienamente con l’On. Vittorio Prodi che ha ribadito con grande lucidità il valore democratico e il potenziale tecnico dell’Ente Provincia.

Proprio così, un ente da migliorare, funzioni da riorganizzare e magari da mettere in sinergia con altri enti. Ma guai a rinunciare ad un ruolo autonomo di rappresentanza democratica.

Chi vuole cancellare il Polesine o annetterlo ad altre Province più potenti dal punto di vista economico, rischia di cancellare la nostra storia, la nostra identità di Provincia dei Grandi Fiumi. Specificità d’acqua la nostra, mai adeguatamente riconosciuta e valorizzata dalla Regione Veneto.

E per non farci trovare impreparati, bisogna sapere che nella vita di una comunità non c’è solo l’interesse economico di parte, magari anche ravvicinato nel tempo. Esiste anche la storia che deve essere salvaguardata, quella passata e quella da costruire per il futuro. Il Polesine ha 150 anni di storia (e questo dovrebbe essere il primo requisito da valutare prima di cancellare qualche Provincia).

Per quanto ci riguarda, altri avevano dato per finita la storia politico-amministrativa del Polesine. Altri pensavano di cedere la nostra sovranità a Padova o a Verona, con il rischio di diventare colonia di quelle Province. Negli ultimi due anni, la Presidente Virgili, la Giunta e il Consiglio provinciale hanno invece difeso la Provincia di Rovigo, il Polesine.

E visto che tutti parlano di democrazia dimenticandosi spesso il popolo, chiedo a tutti coloro che mettono in discussione le Province di pensarci bene e, nel caso volessero andare in quella direzione, di rispettare almeno la normativa europea sulle Autonomie Locali, che prevede, a fronte di un cambiamento della propria rappresentanza territoriale, l’espressione della volontà popolare tramite regolare e democratico referendum. Niente contrattazioni varie, magari in direzioni diverse come quelle fatte l’anno scorso. Niente mercanteggiamenti alle spalle della Provincia di Rovigo e dei Polesani. Insieme possiamo unire funzioni e risorse con altre Province, ma restare Provincia di Rovigo, quella, tra gli altri, di Matteotti, Badaloni, Bisaglia, Cavazzini e Morelli.

Guglielmo Brusco, Vice Presidente della Provincia di Rovigo

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Si faccia largo, ne arriva un altro: Delrio, “no alle Province, sì all’area vasta (provinciale)” … olé!

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Ancona, 16 maggio 2013

“Il governo intende abolire le province.”

Graziano Delrio, Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie

Innanzi la Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica, ieri mattina, la stucchevole litania è andata in scena di nuovo.

Oppure no?

Perché non si è capito mica tanto bene – o non l’ho compreso io – se il Ministro Graziano Delrio, rintuzzando la polemica, è definitivamente (avverbio non impiegato a caso) contro le Province, oppure parzialmente pro, visto che l’area vasta per costui è entità da riconoscere.

Dunque, l’area vasta, con relative funzioni (di cui nessuno allo stato ha ancora operato qualsivoglia ricognizione puntuale, approfondita e seria), è fattore da tenere in debita considerazione, tanto che la gestione di questo spazio esteso dovrà andare a ricadere, sostiene il Ministro, nel dominio comunale (per definizione, dico io, troppo piccolo per l’area vasta, oggi, provinciale) ovvero in quello regionale (per definizione, dico sempre io, troppo ampio per l’area vasta, oggi, provinciale).

Poiché la cosa non avrebbe senso, visto che non ha senso, arriva una mezza spiegazione: accorpare le funzioni. Cosa significhi “accorpare una funzione” non è dato sapere. Potrebbe essere: prendo il monte delle funzioni provinciali, ne faccio tanti mucchietti, un po’ da una parte (Comuni) e un po’ dall’altra (Regioni). Magari è questo.

“Una migliore organizzazione del livello provinciale.”

Come? Non devono essere abolite le Province? Che ragione ha abolire le Province e continuare a parlare di un livello provinciale?

Hanno i capelli bianchi, ma so’ giovani, so’ nuovi! L’emozione delle telecamere.

“Abolire le Province, ma questo non risolve il problema delle funzioni di area vasta.”

Adesso sì che la confusione è totale.

L’ingarbugliamento si tramuta in un irreversibile quarantotto quando il Ministro tratta delle modalità elettive.

“Resta il problema delle modalità elettive e quello dell’organizzazione delle funzioni e degli eventuali accorpamenti ed efficientamenti degli enti di area vasta.”

Modalità elettive per chi? Nuovi enti di area vasta? Oppure Province? Piuttosto, Città metropolitane? Ricorda il Ministro che per le Province vi è l’A.C n. 5210/2012 e per le Città metropolitane la questione è stata già trattata nella gloriosa legge di spending (articolo 18, “Istituzione delle Città metropolitane e soppressione delle province del relativo territorio“)?

Poco dopo scopriamo che sembra alludere giustappunto alle Province …

Conto, con la collaborazione di Camera e Senato e con un confronto sereno con Regioni, Province e Comuni, di poter risolvere in tempi rapidi tali problemi, tra cui (entro il 31/12) il problema della determinazione del nuovo sistema elettorale delle province.

Nuovo sistema elettorale delle province“: vogliono cancellare le Amministrazioni provinciali, eppure si preoccupano delle modalità elettive degli enti intermedi d’area vasta, ossia: enti (intermedi d’area vasta) provinciali (= Province).

Da scorticarsi davvero le mani a forza di applausi!

Basta qui? Macché!

“Le Città metropolitane sono una grandissima risorsa quando sono ben organizzate.”

Ipse dixit. La tautologia non si applica alle Province, sebbene soggetti praticamente speculari, secondo le attuali premesse.

“L’Italia ne ha bisogno [sempre parlando di Città metropolitane, nda], in Germania sono più di cento.”

Scusi Signor Ministro, in Italia abbiamo 107 Province amministrative, pari sostanzialmente al numero delle Città metropolitane tedesche. Alcune di queste 107 sono destinate a divenire, quando lor governanti si degneranno di disporre, Città metropolitane (10 per le Regioni a statuto ordinario – Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino, Reggio Calabria, Roma, Venezia; 5 per le Regioni a statuto speciale – Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Trieste). I conti già tornano adesso. Seguendo l’approccio dell’Esecutivo: sempre a prescindere dalle funzioni.

Non si eccepiscano pure questioni numeriche di superficie o popolazione, perché in questi termini Italia-Germania sono troppo vicine per avvalorare le tesi ministeriali.

L’utilità urgente è oggettivamente vera solo per le Città metropolitane, quantunque soluzione di governo del territorio in Italia mai sperimentata. Poco importa per sostenerne apoditticamente la validità. Assioma, l’urgente utilità in parola, non altrettanto applicabile alle Province che, guardando il continente europeo lato terraferma, sono assenti solo nello Stato della Città del Vaticano, nella Repubblica di San Marino, nel Granducato di Lussemburgo e nel Principato del Liechtenstein.

Questioni di vastità dell’area?

Buttandoci a mare, troviamo solo Cipro.

La mia fonte: Province? Da abolire … anzi, le svuotiamo … magari, no, le riformiamo … oppure le teniamo … diciamo … boh? Parola di Governo tecnico, 8 marzo 2012.

Peggio arriva leggendo passo passo il testo del discorso del Ministro, pubblicato sul sito del Dicastero. Viene confuso l’ente amministrativo denominato Città metropolitana (che avrà un bacino di riferimento similare, se non identico, a quello delle attuali Province) con l’area metropolitana della città (verosimilmente capoluogo di Provincia), in senso geografico, economico e produttivo (la perla alla pagina quattro di cinque dell’opera). Riporto il paragrafo ed evidenzio in grassetto per essere più chiaro.

Le città metropolitane sono una risorsa potenziale grandissima per l’Italia. Quasi il 70% della ricerca e dell’innovazione nel mondo si svolge nelle città, le prime 100 città producono il 30% del Pil mondiale ed è evidente che le aree metropolitane costituiscono una grandissima risorsa in termini economici e di organizzazione dei servizi, quando ben organizzate.

In Italia non esiste un grado di conurbazione tale per cui l’area metropolitana coincide – inizio a parlare come loro! – con il territorio vasto di una qualsivoglia Provincia contemporanea italiana.

In America forse, sulla Luna magari, ma non da noi.

Insomma: la città di Roma, con le realtà contigue e integrate (contermini) che formano l’area metropolitana della Capitale, è ben altra cosa rispetto alla Provincia (neo Città metropolitana) di Roma!

Se tale è l’assunto, si è detta una castroneria madornale. Sempre rinviando all’ultima normativa emanata sul punto.

Il modello patronigriffiano ripreso da Crocetta ha fatto scuola: le rivoluzioni si compiono con un cambio di targa fuori il palazzo e comprimendo la democrazia.

“Vogliamo completare il federalismo amministrativo, fiscale e demaniale.”

In che modo? Eliminando un livello di governo intermedio democraticamente eletto? Probabilmente nel rispetto del “principio del cosiddetto ‘vedo, pago, voto’“, enunciato dal Ministro in persona.

“Il Governo intende eliminare il livello intermedio, eliminando l’incertezza che si è creata in quest’ultimo anno e mezzo.”

Capolavoro e ammissione allo stesso tempo: la voragine della confusione e dell’incertezza si è aperta proprio in quest’ultimo anno e mezzo, a partire dal D.L. n. 201/2011, cioè per colpa dei grossolani interventi su di una materia così delicata, come il tessuto organizzativo dello Stato.

Insomma, nella mente del Ministro Delrio, probabilmente siamo innanzi ad un’altra area vasta, talmente vasta che è inesplorata e, sebbene nessuno (qualcuno certamente; oggi c’è la conferma) la conosca per bene, bisogna comunque intervenire.

Il sipario cala, insieme alla braccia, sulla presa per i fondelli finale. Segue.

“Per concludere e completare: non si ripensano e non si riorganizzano i livelli istituzionali e le funzioni di area vasta se non mettendo al centro l’attenzione al cittadino e la funzionalità dei servizi. Non si intende ripensare l’organizzazione dello Stato o dei piccoli comuni sulla base di un mero problema economico. Abbiamo una visione più politica, che mette al centro le persone, le imprese e i servizi sociali ed è evidente che partendo da questa prospettiva tutto è da costruire e non ci sono pregiudizi.”

Bravo, solo dicendo che non è un “mero problema economico” si può tentare di giustificare la volontà di cancellare l’Ente di governo d’area vasta che costa meno di tutti gli altri, costituzionalmente previsto e democraticamente – fino all’avvento di Patroni Griffi – eletto.

“Semplificazione e sussidiarietà devono guidarci al fine di promuovere l’efficienza di tutti i livelli amministrativi e di ridurre i costi di funzionamento dello stato.”

Questa la premessa del discorso del Ministro, che cozza in pieno e si muove nella direzione opposta rispetto alle conclusioni dallo stesso pronunciate. Il discorso è sempre il medesimo, come la circostanza.

Prima di passare alle pezze d’appoggio, due passi che non bisogna sottovalutare, sempre dalla requisitoria del Ministro.

“Una parte verrà svolta dal Ministro per le riforme attraverso disegni di legge di riforma costituzionale – con la riforma del Titolo V – e una parte la faremo noi con leggi ordinarie – la riorganizzazione amministrativa dei livelli intermedi.”

“L’idea fondamentale di questo governo è di dar vita a un nuovo patto per la Repubblica, un patto vero in armonia con l’art. 114 della Costituzione, che ha superato la vecchia formulazione in cui Stato e Repubblica erano coincidenti.”

Stato e Repubblica non sono più coincidenti: questa è una notizia grandiosa, quanto stravolgente.

Da brividi.

Non solo pagati da noi, ma nostri gestori. Gestori della cosa pubblica al massimo livello, perfino.

Come ho già scritto, è molto antipatico doversi citare, almeno per me, ma a volte necessario:

13 maggio 2013Delrio: nel “non detto” la fine di una speranza appena accennata?

Solo in una cosa sono riusciti tutti, alla grande, da Monti prima a Letta ora: gettare nello sbandamento più totale Province, provinciali, annessi e connessi. Compresi, non siano dimenticati, le colleghe e i colleghi che lavorano nei vari uffici dell’Unione Province d’Italia.

I proclami prodigiosi di Letta, le esternazioni messianiche di Delrio e il silenzio di D’Alia hanno determinato l’impossibile: far rimpiangere Patroni Griffi. Quasi.

Paolo

P.S.
Per chi non lo sapesse o non si fosse accorto, D’Alia è il neo Ministro per la Pubblica Amministrazione e la semplificazione. Non pervenuto nella sua inspiegabile condizione di evanescenza. Forse è un bene.

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Scaletta agli inferi

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15 maggio 2013: il giorno del Ministro Delrio (al Senato della Repubblica)    (continua…)
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