Le Amministrazioni provinciali della Repubblica Italiana: un pezzo di Patria da salvare.

aprile 23, 2014

ANPCI: lettera aperta al (pro tempore) Presidente del Consiglio dei Ministri dai rappresentanti “dell’Italia minore”

Ancona, 23 aprile 2014

A.N.P.C.I. - Associazione Nazionale Piccoli Comuni d'Italia

Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo e che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. (Cesare Pavese)

Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia (A.N.P.C.I.)


27 marzo 2014A.N.P.C.I | Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, dai rappresentanti dell’Italia minore

ANPCI - 27 marzo 2014 - Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, dai rappresentanti dell'Italia minore

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aprile 22, 2014

Legge n. 56/2014: le iniziative UPI, con richiesta d’attivazione di un tavolo permanente per l’attuazione

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Ancona, 22 aprile 2014

U.P.I. - Unione Province d'Italia

17 aprile 2014Legge 56/2014: il report sulle attività Upi rispetto all’attuazione

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U.P.I. (Unione Province d’Italia)17 aprile 2014Report comunicazioni iniziative UPI Legge 56/2014

U.P.I. (Unione Province d'Italia) - 17 aprile 2014 - Report comunicazioni iniziative UPI Legge 56/2014

[...]

Le considerazioni che abbiamo espresso su questo testo e le forti preoccupazioni che abbiamo sempre rappresentato restano a tutti noi bene evidenti, e tuttavia, da amministratori pubblici che hanno sempre posto in primo piano il profondo rispetto per le istituzioni che amministriamo, sentiamo forte il dovere di fare del nostro meglio affinché l’attuazione della legge non produca inefficienze nei servizi ai cittadini.

Le criticità della legge e i nodi da risolvere sono molti, per questo abbiamo inviato una lettera al Ministro Maria Carmela Lanzetta e al Sottosegretario Graziano Delrio, richiedendo l’urgente attivazione di un tavolo permanente tra Governo, Anci e Upi per accompagnare e sostenere l’applicazione degli interventi di riforma previsti e per definire i programmi operativi necessari per il costante monitoraggio dell’attuazione della legge.

Nell’immediato, per raccogliere tutti i dubbi interpretativi rispetto alle procedure da intraprendere, abbiamo aperto in Upi tavoli tecnici coordinati dal Direttore Piero Antonelli con i Segretari Generali, i Direttori delle Province, i dirigenti dei settori economici, sia per le Province che per le Città metropolitane.

Tutte le criticità emerse saranno portate al tavolo tecnico di confronto aperto con il Sottosegretario Bressa, che si è immediatamente a disposizione come interlocutore con Anci e Upi, nel quale saranno definitive le indicazioni operative da riportare nelle nostre amministrazioni, per superare le prime difficoltà di interpretazioni evidenti soprattutto per quanto riguarda la fase di prima attuazione della legge.

[...]

Contemporaneamente abbiamo avviato una interlocuzione con Governo e Senato rispetto ai disegni di legge costituzionale di riforma del Titolo V all’esame del Senato.
Infatti, come saprete, in questo momento il Senato si trova a dover esaminare sia il Ddl di riforma costituzionale del Governo, che prevede una revisione complessiva dell’architettura istituzionale, il superamento del bicameralismo paritario, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, sia il Ddl costituzionale esclusivamente mirato alla recanti “Soppressione delle Province”.

[...]

U.P.I. (Unione Province d’Italia)16 aprile 2014Conferenza Unificata | Punto 2 O.d.G. | Intesa sulla proposta di accordo di partenariato relativo alla programmazione dei fondi strutturali | Nota UPI

U.P.I. (Unione Province d'Italia) - 16 aprile 2014 - Conferenza Unificata | Punto 2 O.d.G. | Intesa sulla proposta di accordo di partenariato relativo alla programmazione dei fondi strutturali | Nota UPI

 

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aprile 21, 2014

La Lanterna (di Paul Revere) | Seconda edizione – Uscita n. 83 – Da domenica 13 aprile a domenica 20 aprile 2014

Archiviato in: La Lanterna — Paolo Tognetti @ 10:30

Ancona, 21 aprile 2014

La Lanterna | Seconda edizione - Uscita n. 83 - Cosa ci stavamo per perdere e abbiamo ripescato all’ultimo minuto (dis)utile

La Lanterna (di Paul Revere) | Seconda edizione - Uscita n. 83 - Da domenica 13 aprile a domenica 20 aprile 2014

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La Lanterna (di Paul Revere) | Seconda edizione – Uscita n. 83 – Da domenica 13 aprile a domenica 20 aprile 2014

La Lanterna (di Paul Revere) | Seconda edizione – Uscita n. 83 – Da domenica 13 aprile a domenica 20 aprile 2014 (elenco collegamenti agli articoli selezionati)

 

Fonti:

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Ulteriori notizie ed aggiornamenti dalla pagina Facebook del blog

Le Amministrazioni provinciali della Repubblica Italiana: un pezzo di Patria da salvare. | Province d'Italia - Profilo Facebook

Le Amministrazioni provinciali della Repubblica Italiana: un pezzo di Patria da salvare. | Province d’Italia – Profilo Facebook

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aprile 20, 2014

Festività pasquali 2014

Archiviato in: Notizie "di servizio" — Tag:, , , — Paolo Tognetti @ 09:45

Ancona, 20 aprile 2014

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L’augurio più semplice e sincero ché sia, oggi come per i giorni a venire, davvero così:

gioia e serenità,

conservate o ritrovate, per tutti auspicabile, per i più se possibile.

Ai lettori e collaboratori del blog, un caro ed affettuoso saluto.

Paolo

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aprile 19, 2014

Pastiglie Valda – Sindaco: basta la parola?

Ancona, 19 aprile 2014

Politica Italiana | @ItalianPolitics

Politica Italiana | @ItalianPolitics

"Boschi e Delrio permettendo, come mai sindaci e altri (cattivi) amministratori locali possono trasformarsi in ottimi statisti? #Senato" (Politica Italiana)

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aprile 18, 2014

Cassandra – Province, ANPCI: “Non è così che si risolvono i problemi o si riducono le spese”

Ancona, 18 aprile 2014

Regione Autonoma Valle d'Aosta

A.N.P.C.I. - Associazione Nazionale Piccoli Comuni d'Italia

ANSA (Regione Autonoma Valle d’Aosta)7 aprile 2014Province: Anpci, non si riducono così le spese

ANSA (Regione Autonoma Valle d'Aosta) - 7 aprile 2014 - Province: Anpci, non si riducono così le spese

 

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aprile 17, 2014

Pastiglie Valda – Le Province? Potenziamole!

Ancona, 17 aprile 2014

Enzo Boschi

Potenziamo le Province: aboliamo le Regioni costosissime, inutili, piene di burocrati prepotenti

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“Fallimento del federalismo fiscale e del ‘partito dei sindaci’” (Luigi Oliveri)

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Ancona, 17 aprile 2014

rilievoaiaceblogliveri - Luigi Oliveri

8 marzo 2014 - fallimento del #federalismo fiscale e del “partito dei #sindaci” #PA #riforme

a cura del Dott. Luigi Oliveri, Dirigente Coordinatore dell’Area Servizi alla Persona e alla Comunità della Provincia di Verona

Il fallimento di un’impresa o di un modello gestionale dovrebbero comportare la responsabilità di chi le ha cagionate, le scuse e il divieto, per costoro, di continuare a ricoprire funzioni e cariche attraverso le quali reiterare i danni già prodotti.

Questo accade dove il senso di responsabilità è sentito prima ancora di una previsione di responsabilità fissata dalle leggi e, ancora, dove sia possibile attingere ad informazioni corrette, complete, non demagogiche.

Dunque, non accade in Italia, Paese nel quale il fallimento assoluto del “federalismo”, quello “fiscale” in particolare e del “partito dei sindaci” è all’evidenza dei fatti, ma viene taciuto o mistificato. Tanto che nell’attuale Governo a presiederlo c’è un sindaco e a presidiarlo una folta rappresentanza di esponenti dell’Anci, (associazione nazionale dei comuni). Non a caso, questo Governo, come i due precedenti, già molto sensibili al tema, mentre esaltano i comuni e contro il federalismo e le regioni non spendono una parola, limitandosi ad ipotizzare maquillage al Titolo V della Costituzione, hanno scatenato una campagna contro le province, al solo scopo di dare l’impressione ai cittadini poco informati che sia con tale scelta possibile rimediare agli sfaceli che il federalismo fiscale ed il partito dei sindaci hanno prodotto.

Sentendo la campana degli Stella&Rizzo e, soprattutto, del Governo, sembra che il sol dell’avvenire sia tutto nelle mani dei sindaci e che sarà solo il loro illuminato operare a poterci trarre dalle paludi in cui la finanza e la crisi internazionali ci hanno impantanato.

Basti guardare cosa è scritto nella relazione illustrativa del ddl Delrio sulle province: “A questo scopo tutto il disegno di legge è segnato dalla volontà di fare dei sindaci e dei presidenti delle unioni di comuni la classe politica di base del governo locale e quindi anche, in una misura non piccola, del nostro ordinamento democratico e costituzionale.

Una classe politica, quella costituita dai sindaci e dai presidenti delle unioni, sulla quale si fa poggiare non solo l’amministrazione comunale in senso proprio, ma anche l’intera organizzazione territoriale di area vasta, nel caso delle province, nonché l’istituzionalizzazione di un ente di governo metropolitano quale nuovo livello di governo destinato a dare finalmente al Paese uno strumento di governo delle aree metropolitane flessibile, dalle ampie e robuste competenze di coordinamento e di programmazione, in grado di essere motore di sviluppo per tutto il nostro sistema economico e produttivo, capace di inserire le aree più produttive della nostra realtà nella grande rete delle città nel mondo e, soprattutto, dell’Unione europea e dei suoi programmi di sviluppo.

Tutto questo fa dunque dei sindaci e della classe politica comunale molto di più del tessuto connettivo sul quale poggia la democrazia locale, fondamento e forza di ogni democrazia, come Tocqueville ci ha insegnato.

Nella prospettiva di questo disegno di legge, infatti, essa si configura come la parte della classe politica e dirigente del Paese che, proprio per la sua capacità di essere espressione della base delle nostre comunità ma anche di guardare all’interesse di queste in una prospettiva più ampia, può diventare il tessuto forte sul quale rifondare la fiducia dei cittadini nella politica e nel suo insostituibile ruolo di guida”.

Ebbene, la Corte dei conti, per l’ennesima volta smentisce drasticamente Delrio (lo ha già fatto per ben due volte in merito agli inesistenti risparmi derivanti dall’eliminazione delle province) e la mistificazione del “partito dei sindaci” come moderno stuolo di salvatori della Patria. Lo fa, per voce delle Sezioni Riunite, nell’impietosa relazione svolta in sede di audizione presso la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, “Attuazione e prospettive del federalismo fiscale” del 6 marzo 2014.

La magistratura contabile grida che il re è nudo, anche se in troppi non vogliono accorgersene.

Il “federalismo fiscale”, araba fenice di questi 14 anni trascorsi dalla sciagurata riforma del Titolo V della Costituzione, è una disfatta senza possibilità di appello.

Scopo decantato della “valorizzazione delle autonomie” e del federalismo fiscale, ricorda la Corte dei conti, era “da un lato, l’obiettivo di un aumento dell’efficienza, rendendo gli amministratori locali responsabili di fronte ai cittadini, posti nella condizione di valutare la corrispondenza fra quantità e qualità dei servizi ricevuti e imposte pagate; dall’altro gli strumenti su cui tale modello poggiava, incentrati sullo scambio fra taglio dei trasferimenti statali e riconoscimento agli enti decentrati di un’articolata autonomia impositiva; da un altro lato ancora, un equilibrato processo di transizione al federalismo, in un contesto garantito da un vincolo di invarianza della pressione fiscale complessiva”.

Ma, di tutto questo non se n’è fatto assolutamente nulla. Perché si realizzasse questa velleità lo Stato avrebbe dovuto rinunciare a svolgere proprie funzioni e competenze, dismettendole e demandandole agli enti decentrati, passando loro personale, risorse e riducendo, simmetricamente, la propria imposizione fiscale, per lasciarla non solo immutata, ma consentirne la riduzione, grazie all’efficienza che si sarebbe determinata con i governi locali.

Infatti, spiega la Corte dei conti “i risultati conseguiti sono stati diversi: non solo non si trovano tracce di compensazione fra fisco centrale e fisco locale, ma, anzi, di pari passo con l’attuazione del federalismo fiscale, si è registrata una significativa accelerazione sia delle entrate di competenza degli enti territoriali sia di quelle dell’amministrazione centrale. Le prime, in particolare, nell’arco di un ventennio hanno consolidato una performance (Grafico 1) che si segnala per un balzo di quasi cinque punti in termini reali, con un incremento dell’ordine del 130 per cento. La forza trainante sulla pressione fiscale complessiva, cresciuta dal 38 per cento al 44 per cento, appare imputabile per oltre i 4/5 alla dinamica delle entrate locali”.

Dunque, l’incremento della pressione fiscale è dovuto a due fattori:

  1. lo Stato non ha minimamente inteso rinunciare alle entrate delle proprie strutture, nonostante il d.lgs 112/1998 gli avesse imposto di attribuire a regioni, province e comune centinaia di funzioni, che, invece, ha sminuzzato e tenuto ancora in parte per sé, creando sfarinature e non traslazioni di competenze;
  2. regioni e comuni in particolare hanno incrementato a dismisura le loro entrate fiscali, come dimostra inequivocabilmente la Corte dei conti, anche andando oltre alla necessità di fare fronte ai tagli di trasferimenti statali.

Insomma, il federalismo fiscale è stato fonte di incremento della pressione fiscale e della spesa, senza assicurare nessun aumento di efficienza e di razionalizzazione. Lo abbiamo scritto anche la settimana scorsa: secondo le rilevazioni Istat sui conti consuntivi dei comuni dal 2002 al 2011, le entrate fiscali sono passate da 22 a 33 miliardi, un incremento del 50%, per effetto del quale i comuni non hanno abbassato per nulla la propria spesa, assestata, sempre secondo i dati Istat, sugli 82 miliardi.

Un rifiuto assoluto di contribuire al risanamento dello Stato. Mentre le province che si vogliono abolire, magari obtorto collo, nello stesso lasso di tempo hanno ridotto spesa ed entrate da 14 a 10 miliardi di euro.

Osserva ancora la Corte dei conti che il dissennato federalismo fiscale:

a)                  implica “lo Stato centrale che taglia i trasferimenti ma lascia invariato il prelievo di sua competenza; gli enti territoriali che, per sopperire ai tagli dei trasferimenti, aumentano le aliquote dei propri tributi, a volte anche più dell’occorrente”;

b)                 sembra “far emergere, insomma, una sorta di “regola distorsiva”, in virtù della quale i territori con redditi medi più bassi, espressione di economie più in affanno, sono penalizzati da una pressione fiscale locale più elevata”.

Dunque, le amministrazioni territoriali hanno contribuito non a migliorare, bensì a peggiorare lo stato dell’economia e della vita dei propri territori.

Queste responsabilità vanno ascritte in toto a regioni e comuni. Non è una difesa d’ufficio delle province, ma la constatazione che la parte del leone, il 90% della manovra della spesa e delle entrate nei territori è in mano a questi organi, che il Governo e i media non voglio toccare.

Non si può, numeri alla mano, non pensare che chi induce a ritenere l’abolizione delle province il rimedio a questi mali sia in mala fede.

La Corte dei conti spiega che presso le amministrazioni locali, che per volume di spesa e quantità sono comuni e regioni si annidano debiti nascosti, in quanto “si è venuto aggravando il fenomeno negativo di amministrazioni pubbliche che, impegnate ad esporre bilanci formalmente in ordine, hanno consentito una lievitazione anomala di debiti occulti e ritardi crescenti nella regolazione delle transazioni con le imprese fornitrici di beni e servizi”.

Insomma, vi sono impegni di spesa di competenza fondati su previsioni di entrata inventate. Continua la Corte dei conti: “in molti casi, invece, siamo di fronte a somme impegnate creando spazi fittizi di competenza grazie alla sopravvalutazione delle previsioni di entrata e della abnorme dilatazione della massa dei residui attivi […]. Ne sono esempi diffusi le somme relative a introiti per multe nei Comuni, o i finanziamenti che si prevede di ricevere dallo Stato o dai fondi europei nel caso delle Regioni”.

Il sistema locale dei comuni e delle regioni, pertanto, potrebbe ancora riservare più che sgradite sorprese in merito all’indebitamento che, molto verosimilmente, è di molto maggiore di quello ufficialmente stimato, per effetto di un modo di gestire ed amministrare che è anni luce lontano da quello propagandato ad arte.

Un’altra bomba a tempo è quelle delle partecipate, per il 99% di proprietà e gestite dai comuni e dalle regioni. La Corte dei conti prende atto che questo decennio “ha visto crescere il ricorso a forme societarie degli Enti locali quale strumento di flessibilizzazione della gestione. Si tratta di soggetti, per la maggior parte, non considerati tra le amministrazioni pubbliche e, quindi, non inclusi nel conto delle amministrazioni locali. Come è emerso dall’attività di controllo delle Sezioni regionali, di frequente il ricorso a tali soggetti ha consentito la messa in atto di forme di elusione del Patto di stabilità, l’aggiramento di vincoli all’indebitamento, comportando situazioni che pongono a rischio l’equilibrio finanziario dell’ente fino a poterne provocare il dissesto”.

I sindaci e le regioni hanno potuto far fiorire questi frutti amari grazie ad un terreno di coltura culturale favorevole ad una concezione patologica del federalismo, come elemento disgregante e non unificante di una Nazione e dei suoi apparati e su una fiducia, che i fatti dimostrano essere mal riposta, sulla “responsabilità politica” degli amministratori. La quale ha anche determinato, simmetricamente all’incremento delle competenze e della tassazione locale, la sostanziale eliminazione di ogni controllo esterno preventivo, consentendo gli sconquassi che ora vengono osservati.

E ancora oggi la sentenza 39/2014 della Corte costituzionale che accoglie i ricorsi della regione Friuli sul d.. 174/2012 in tema di rafforzamento della partecipazione della Corte dei conti al controllo sulla gestione finanziaria delle Regioni e sui controlli sui gruppi consiliari dei consigli regionali dimostra che siamo all’interno di un quadro ordinamentale ed una cultura giuridica fallimentari senza via d’uscita, anche perché le idee che vengono presentate per il “rilancio” del Paese non portano a nessuna svolta e sono portate avanti proprio da forti protagonisti del fallimento, che oggi siedono al Governo.

Luigi Oliveri

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aprile 16, 2014

Un appello rivolto all’Europa inascoltata: datemi “indicazioni e/o suggerimenti al fine di poter adire le migliori e più idonee vie affinché gli impegni internazionali assunti dallo Stato italiano possano trovare rispetto e tutela”

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Ancona, 16 aprile 2014

Ecco il testo della e-mail inviata l’8 aprile scorso alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa. Per chi fosse interessato:

  • a mezzo posta elettronica, rappresentanza[DOT]strasburgo[AT]esteri[DOT]it;
  • con il più classico telefono, +33388602088 (dall’Italia; “chiedere della Segreteria dell’Ambasciatore“, la nota a margine dei miei appunti);
  • a mezzo fax, +33388614783 (sempre dall’Italia).

La stessa è stata (ricevuta e) smistata al competente ufficio il giorno seguente la trasmissione, almeno stando a quanto riferitomi telefonicamente da Strasburgo.

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Macerata, 8 aprile 2014

 

Spettabile Rappresentanza Permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa

 

Facendo seguito al cortese colloquio telefonico intercorso, mi permetto di rappresentare e sottoporre loro quanto segue. Dalla data odierna è entrata in vigore la Legge n. 56 del 7 aprile 2014, recante “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni” (Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 81 del 07/04/2014), il c.d. DDL Delrio “svuota-Province”, che andrà a dispiegare i suoi effetti sul sistema delle Autonomie Locali (Province, istituende Città metropolitane, Comuni, Unioni e fusioni di Comuni).

A parere dello scrivente e, soprattutto, di numerosi costituzionalisti auditi nel corso dell’iter parlamentare del provvedimento (Commissioni Affari Costituzionali della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica), tale norma contravviene e confligge con il dettato ed i principi della Carta Europea dell’Autonomia Locale (in particolare, ma non solo, l’articolo 3 comma 2 della stessa), ratificata integralmente con Legge della Repubblica Italiana n. 439 del 30 dicembre 1989.

Viepiù, ai sensi dell’articolo 117 comma 1 della Costituzione Italiana, il Legislatore è tenuto al “rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali” assunti.
Sebbene l’Italia non attribuisca efficacia diretta alla CEAL (3 ottobre 2013, “Gli enti intermedi in Europa e la Carta europea delle Autonomie locali”, relazione del Prof. Francesco Merloni), per il dettato costituzionale testé richiamato, questa acquisisce valore giuridico e, come riconosciuto dalla Corte Costituzionale, assume la connotazione di norma interposta, di rango giuridico superiore rispetto alla legge ordinaria, qual è la summenzionata Legge n. 56/2014 (Corte Costituzionale, sentenza n. 348 e n. 349 del 2007).

Quanto sostenuto trova peraltro integrale conferma ed accoglimento nella raccomandazione n. 337/2013, adottata dal Congresso dei Poteri Locali e Regionali a seguito della visita di monitoraggio su “La democrazia locale e regionale in Italia“, tenutasi dal 4 al 6 dicembre 2012, tesa a “valutare il rispetto da parte dell’Italia di quanto sancito dalla Carta europea dell’autonomia locale e raccogliere informazioni sulla riforma delle Province” (Il Sole 24 ORE, 30 novembre 2012, “La riforma delle Province al vaglio del Consiglio d’Europa”); successivamente oggetto di presentazione e discussione nel corso della 24a Sessione del Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d’Europa (Strasburgo, 19-21 marzo 2013).
 
Orbene, ricordato che la Repubblica Italiana, nelle vesti di Stato fondatore, aderisce al Consiglio d’Europa sin dal 5 maggio 1949 e altresì assunto che:

  • nessun pregio o rilievo è stato riconosciuto a quanto sopra esposto dall’attuale Legislatore italiano;
  • le Province, a seguito dell’entrata in vigore della Legge n. 56/2014, vengono trasformate (involute) in enti ad elezione indiretta o enti di secondo grado (altresì leggasi, enti di secondo livello), così deprivando milioni di cittadini del diritto di voto (ovvero del suffragio universale, libero e diretto), in piena contraddizione con i contenuti del Report CG(24)8PROV del 19 marzo 2013 (“Il Congresso constata tuttavia con rammarico … che il principio dell’elezione diretta degli organi provinciali è rimesso in discussione, con l’introduzione di elezioni indirette per le province, nell’ambito della riforma attuale (Articolo 3.2 della Carta)“);

chiedo loro indicazioni e/o suggerimenti al fine di per poter adire, anche in sede europea, come cittadino della Repubblica, le migliori e più idonee vie affinché gli impegni internazionali assunti e i principi acquisiti dallo Stato italiano, quali fondanti e costituenti la nostra democrazia (locale), possano trovare rispetto e tutela, nell’eventualità attraverso il Commissario per i Diritti Umani ovvero la Corte dei Diritti Umani del Consiglio d’Europa.

Spero vorranno perdonare la prolissità dell’esposizione, ma tanto sentivo di dover rendere per cercare di inquadrare il contesto generale di riferimento.

Ringraziando per l’attenzione prestata, resto a disposizione per qualsivoglia utile integrazione o chiarimento.
Confidando di ricevere riscontro alla presente, porgo deferenti saluti.

Paolo Tognetti
[con ogni riferimento per essere raggiunto]

 

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A ciò alludo quando mi riferisco alle attività che, necessariamente, si accompagnano con il blog e, insieme a questo, quasi diventano macigno inamovibile se non supportate da una coralità, coordinata e costante, nell’impegno come nell’azione.

Saranno pie illusioni e cocenti disillusioni, sarà tutto inutile e completamente fuori bersaglio. Forse.

Poteva essere fatto meglio, più sintetico o più accuratamente argomentato (magari ipotizzando una violazione degli articoli 3 e 48 della Costituzione italiana). Senza ombra di dubbio.

Almeno posso dire di aver tentato, per qualcosa che credo più importante del singolo e solo mio.

Paolo

aprile 15, 2014

Pastiglie Valda – Rito pagano propiziatorio o pratica vudù dissacratoria?

Ancona, 15 aprile 2014

Luigi Oliveri

"La riforma delle #province è solo una sorta di rito pagano propiziatorio. Non serve, anzi è solo dannosa così come nel ddl Delrio" (Luigi Oliveri)

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aprile 14, 2014

Riordino delle Province: il pasticcio sulla permanenza in carica dei consigli provinciali e la nota interpretativa del Ministero dell’Interno

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Ancona, 14 aprile 2014

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ALTALEX - Quotidiano di informazione giuridica. Avvocati e giuristi, legali e magistrati, diritto e fisco

11 aprile 2014Riordino Province: il pasticcio sulla permanenza in carica dei consigli provinciali, a cura del Dott. Luigi Spadone

La pubblicazione in G.U. e l’entrata in vigore della Legge 56/2014Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”, meglio nota come DDL Delrio, pone fin da subito un grosso punto interrogativo sulla sopravvivenza dei consigli provinciali attualmente in carica.

Il pasticcio nasce dalla formulazione del comma 82: “nel caso di cui al comma 79, lettera a), il presidente della provincia in carica alla data di entrata in vigore della presente legge … assumendo anche le funzioni del consiglio provinciale”. Secondo una lettura letterale della norma, infatti, assumendo il presidente le funzioni consiliari alla data di entrata in vigore della legge (cioè l’8 aprile, giorno successivo alla pubblicazione secondo quanto disposto dal comma 151 del testo legislativo) il consiglio risulterebbe quindi decaduto con una scelta discutibile da un punto di vista costituzionale, andandosi a far decadere anticipatamente un organo eletto dal popolo.

La Camera, muovendo dal richiamo al comma 79, lettera a), secondo cui l’elezione del nuovo consiglio provinciale è indetta entro il 30 settembre 2014 per le province i cui organi scadono per fine mandato nel 2014, al fine di porre rimedio alla lettera della legge ha approvato due ordini del giorno che impegnano il Governo “a fornire adeguati chiarimenti sulla conferma della scadenza naturale del mandato degli amministratori in carica” e “a dare adeguata informazione ai presidenti delle province che la scadenza naturale dei mandati elettorali degli organi provinciali attuali, corrisponda al giorno della proclamazione degli eletti, e cioè al quinto anno successivo alla tornata elettorale amministrativa di riferimento”.

Questa interpretazione, che potremmo definire costituzionalmente orientata, è fatta propria anche dall’Unione delle Province d’Italia, ma pare scontare alcune perplessità. La prima, la più evidente, è che un ordine del giorno non ha forza di legge, la seconda è che il Governo può emanare propri atti volti alla interpretazione della norma ma non può piegare un testo di legge né fornire interpretazioni autentiche che invece attengono all’organo che ha prodotto l’atto.

Codice Civile | Disposizioni sulla legge in generale (c.d. "preleggi") - Articolo 12, "Interpretazione della legge"Secondo l’art. 12 delle c.d. preleggi al Codice Civile “nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore: potrebbe quindi ricorrersi all’interpretazione logica in luogo di quella letterale, ma risulta tuttavia abbastanza difficoltoso desumere le intenzioni del legislatore in un testo che, per la parte che rileva, ha visto continui mutamenti in sede di discussione in commissione ed è stato poi emendato dal Governo ponendovi la fiducia.

Si potrebbero porre questioni costituzionali, come si è accennato. Tuttavia una norma, pur incostituzionale, produce i propri effetti fintanto che la Consulta non ne pronunci l’incostituzionalità.

Ma si potrebbero anche, per converso, sollevare serie perplessità su interpretazioni non letterali o su atti governativi volti a suffragare una interpretazione logica del testo Delrio.

Del resto l’unico significato attribuibile al richiamo al comma 79 lettera a) non può che essere limitato ai soli consigli che siano in scadenza, divenendo le altre ricostruzioni dal significato più ampio dei non sensi. Una interpretazione diversa renderebbe senza significato la locuzione ”alla data di entrata in vigore della presente legge” mentre, come noto, un testo di legge va sempre interpretato dando una utilità, un senso e un significato alle parole ivi contenute.

Insomma, l’incertezza interpretativa regna sovrana e la questione non è di poco conto: molti consigli sono in questi giorni alle prese con l’approvazione dei bilanci di previsione e molti consiglieri impegnati nell’autenticazione delle firme in vista delle imminenti amministrative.

Qualora si propendesse per l’interpretazione letterale del comma 82 occorrerebbe poi chiedersi cosa ne sarebbe degli atti posti in essere dal consiglio formalmente decaduto che continuasse invece ad operare. Parrebbe doversi concludere che gli atti compiuti siano legittimi fintanto che il Consiglio non venga sciolto con un intervento esterno che potrebbe essere quello prefettizio.

L’impressione è che, mancando poco alla scadenza naturale dei mandati, il Governo fornirà una interpretazione logica così che i consigli attuali possano continuare ad operare. Non essendovi nessuno ad avere un interesse a sollevare il problema verranno fatti salvi gli atti compiuti.

Luigi Spadone

[Rispetto al testo originale, per comodità di lettura, sono stati evidenziati in grassetto alcuni passaggi chiave dell'elaborato.]

♦ ♦ ♦ ♦ ♦

Nota in calce e ringraziamenti

Attingo da “DDL Delrio svuota-Province: il rush finale alla Camera dei Deputati (alcuni strumenti per assistere in diretta – AGGIORNATO)” per una brevissima considerazione.

Breve quanto inderogabile; utile – spero – per comprendere in che mani è oggi la Repubblica.

Un estratto dal resoconto stenografico (definitivo e ufficiale) della Seduta n. 203 di mercoledì 2 aprile 2014 (intervento del deputato Gianclaudio Bressa (PD), prima relatore del c.d. “DDL Delrio”, poi sottosegretario al Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie e lo Sport, l’uomo della svista miracolo-clamorosa sull’allora articolo 16, per opportuna memoria):

Repubblica Italiana – Camera dei Deputati – XVII Legislatura – Resoconti dell’Assemblea – Resoconto stenografico (definitivo) – Seduta n. 203 di mercoledì 2 aprile 2014 | Intervento Bressa Gianclaudio, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri (52)

“Per quanto riguarda, poi, una cosa che sembra tormentare il collega Pilozzi, ma che è completamente destituita di ogni fondamento proprio perché c’è la lettera b) del comma 79, si capisce che le province che scadono nel 2015 e nel 2016 vanno a scadenza naturale in quanto c’è una norma precisa che regolamenta la successione dei presidenti di queste province con le procedure che sono definite per legge. Quindi, da questo punto di vista deve essere chiaro che non c’è nessun dubbio interpretativo, non c’è nessuna fine anticipata per nessuna assemblea elettiva. Questa non è un’interpretazione del Governo nella mia persona, questa è l’interpretazione che il Ministero dell’interno dà in base a lettura coordinata di quelle che sono le leggi che regolano attualmente l’ordinamento delle autonomie locali nella nostra Repubblica.
Questo dovevo dirlo, questo dovevo farlo nelle forme in cui l’ho fatto, perché non deve esserci alcun equivoco, equivoco che è stato sollevato in sede di ovvia, naturale e legittima polemica politica, ma che non può trasformarsi, una polemica politica, in un’interpretazione di una legge che, invece, è chiara e non soggetta a nessun equivoco interpretativo.”

Gianclaudio Bressa

[Rispetto al testo originale tratto dallo stenografico in corso di seduta, sono stati evidenziati - in grassetto e amaranto - alcuni passaggi ritenuti di particolare interesse.]

Soffermiamoci su:

“Questa non è un’interpretazione del Governo nella mia persona, questa è l’interpretazione che il Ministero dell’interno dà in base a lettura coordinata di quelle che sono le leggi che regolano attualmente l’ordinamento delle autonomie locali nella nostra Repubblica.”

Onde evitare qualsivoglia dubbio o ipotesi d’alterazione, segue l’estratto audio/video dell’intervento.

Fonte: Repubblica Italiana – Camera dei DeputatiCamera WebTV
Camera dei Deputati – XVII Legislatura – AULA | Seduta n. 203 di mercoledì 2 aprile 2014 – VIDEO Camera WebTV (Estratto intervento Sottosegretario Gianclaudio Bressa)
Camera dei Deputati – XVII Legislatura – AULA | Seduta n. 203 di mercoledì 2 aprile 2014 – VIDEO Camera WebTV (INTEGRALE)
Avviso legale: Repubblica Italiana – Camera dei Deputati – Avviso legale

Ora, poiché le parole hanno un senso e “quando è evidente, è evidente“, affermare che “questa è l’interpretazione che il Ministero dell’interno dà” lascia poco spazio all’immaginazione, almeno per i profani come il sottoscritto.

“Il Sottosegretario deve avere in mano una pezza d’appoggio, un qualcosa, una dichiarazione, una nota – protocollata e datata – proveniente dal Ministero dell’Interno”, questo ho ingenuamente pensato e, immediatamente, ricercato in ogni dove e sede governativa.

Ingenuamente, poiché dal Ministero dell’Interno, alla data del 2 aprile e almeno risalendo fino a venerdì scorso (11 aprile), nessuna nota interpretativa sul punto era stata diramata dal competente ufficio.

Peraltro questo trova fondamento in alcuni ordini del giorno approvati nella seduta del 3 aprile scorso. Da “XVII Legislatura: gli ultimi giorni della democrazia provinciale nei documenti ufficiali della Camera dei Deputati (con prima nota di lettura UPI)“:

Ordini del giorno che impegnano il Governo:

  • a fornire adeguati chiarimenti sulla conferma della scadenza naturale del mandato degli amministratori in carica.
    9/1542-B/2. (Testo modificato nel corso della seduta) Fucci, Distaso, Marti. [PDF]
  • a dare adeguata informazione ai presidenti delle province che la scadenza naturale dei mandati elettorali degli organi provinciali attuali, corrisponda al giorno della proclamazione degli eletti, e cioè al quinto anno successivo alla tornata elettorale amministrativa di riferimento.
    9/1542-B/7. (Testo modificato nel corso della seduta) Cimbro, Fregolent, D’Ottavio, Cenni. [PDF]
  • a dare adeguate informazioni ai presidenti delle province che la scadenza naturale dei mandati elettorali degli organi provinciali attuali, corrisponda al giorno della proclamazione degli eletti, e cioè al quinto anno successivo alla tornata elettorale amministrativa di riferimento.
    9/1542-B/18. (Testo modificato nel corso della seduta) Castiello, Sarro, Russo. [PDF]
  • a dare adeguata informativa ai presidenti delle province che la scadenza naturale dei mandati elettorali degli organi provinciali attuali, corrisponda alla scadenza del quinto anno dalla proclamazione degli eletti.
    9/1542-B/31. (Testo modificato nel corso della seduta) Caparini. [PDF]

Cercate delucidazioni sull’incongruenza rilevata, ho ricevuto questa spiegazione dall’Ufficio Legislativo di un gruppo parlamentare: “un’interpretazione della norma può essere legittimamente e correttamente resa solo quando il testo della stessa è divenuto legge, prima non avrebbe ragion d’essere”.

Spero di aver riportato quanto più fedelmente possibile il senso.

Plausibile e corretto, concordo.

Molto sommessamente, però, chiedo:

per quale motivo il Sottosegretario di cui sopra ha avvertito dunque la necessità di mentire così spudoratamente in Aula?

In altri termini:

perché il Sottosegretario ha mistificato, alterandola, la realtà, dando a credere che “questa è l’interpretazione che il Ministero dell’interno dà“, se il Ministero a quella data non aveva reso alcuna interpretazione?

Siamo alla (pre)veggenza o (pre)potenza interpretativa?

La prova schiacciante è nella nota davvero e da ultimo diramata dal Ministero dell’Interno, datata e protocollata solo il 12 aprile 2014, dieci giorni dopo la sparata del Sottosegretario.

Ministero dell'Interno | Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali - 12 aprile 2014 - Art. 1, comma 82, legge Delrio - "Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni dei comuni" (nota protocollo n. 0005883 del 12/04/2014)

Ministero dell’Interno | Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali – 12 aprile 2014 – Art. 1, comma 82, legge Delrio – “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni dei comuni” (nota protocollo n. 0005883 del 12/04/2014)

Purtroppo, pur avendo le parole un senso logico, compiuto e inalterabile a piacimento, non altrettante conseguenze, sul piano politico e della responsabilità politica, si riconoscono ai proferitori delle stesse.

Anzi!

Un particolare e personale ringraziamento:

  • all’autore dell’elaborato presentato in testa, Dott. Luigi Spadone, sia per averne concesso l’autorizzazione alla (ri)pubblicazione, sia per la pregevole, impeccabile ricostruzione dei fatti;
  • ad una immancabile, insostituibile preziosissima fonte di sempre che non cito esplicitamente solo per proteggerla da … occhi indiscreti!

Paolo

XVII Legislatura: gli ultimi giorni della democrazia provinciale nei documenti ufficiali della Camera dei Deputati (con prima nota di lettura UPI)

Archiviato in: Città Metropolitane, Funzioni e organizzazione, Le Amministrazioni provinciali italiane, Normativa, pubblicazioni scientifiche e relativi commenti, Novità e informazioni, U.P.I. - Unione delle Province d'Italia — Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , — Paolo Tognetti @ 12:30

Ancona, 14 aprile 2014

 

Repubblica Italiana - Camera dei Deputati

Repubblica Italiana – Camera dei Deputati – XVII Legislatura – Atto Camera 1542-B | Disegno di legge: S. 1212 – “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni(approvato dalla Camera e modificato dal Senato) (1542-B)

Camera dei Deputati – Temi dell’attività Parlamentare – Interventi su province, città metropolitane e unioni di comuni

Camera dei Deputati – Temi dell’attività Parlamentare – Interventi su province, città metropolitane e unioni di comuni

♦ ♦ ♦ ♦ ♦
I resoconti stenografici

(more…)

Province, Città metropolitane e (unioni, fusioni di) Comuni: la “tabella di marcia” della Legge n. 56/2014 sotto la lente del Senato

Archiviato in: Città Metropolitane, Funzioni e organizzazione, Le Amministrazioni provinciali italiane, Normativa, pubblicazioni scientifiche e relativi commenti, Novità e informazioni — Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , — Paolo Tognetti @ 06:30

Ancona, 14 aprile 2014

Senato della Repubblica | Dossier di documentazioneServizio per la qualità degli atti normativi | Lente di ingrandimento – XVII Legislatura – Aprile 2014 – Adempimenti previsti dalla legge 7 aprile 2014, n. 56: Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni | ZOOM n. 44

Senato della Repubblica | Dossier di documentazione - Servizio per la qualità degli atti normativi | Lente di ingrandimento - XVII Legislatura - Aprile 2014 - Adempimenti previsti dalla legge 7 aprile 2014, n. 56: Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni | ZOOM n. 44

 

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Le scadenze in tabella (estratto)

Senato della Repubblica | Dossier di documentazione - Servizio per la qualità degli atti normativi | Lente di ingrandimento - XVII Legislatura - Aprile 2014 - Adempimenti previsti dalla legge 7 aprile 2014, n. 56: Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni | ZOOM n. 44 [Tabella n. 1]

Senato della Repubblica | Dossier di documentazione - Servizio per la qualità degli atti normativi | Lente di ingrandimento - XVII Legislatura - Aprile 2014 - Adempimenti previsti dalla legge 7 aprile 2014, n. 56: Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni | ZOOM n. 44 [Tabella n. 2]

 

Senato della Repubblica | Dossier di documentazione - Servizio per la qualità degli atti normativi | Lente di ingrandimento - XVII Legislatura - Aprile 2014 - Adempimenti previsti dalla legge 7 aprile 2014, n. 56: Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni | ZOOM n. 44 [Tabella n. 3]

Senato della Repubblica | Dossier di documentazione - Servizio per la qualità degli atti normativi | Lente di ingrandimento - XVII Legislatura - Aprile 2014 - Adempimenti previsti dalla legge 7 aprile 2014, n. 56: Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni | ZOOM n. 44 [Tabella n. 4]

Senato della Repubblica | Dossier di documentazione - Servizio per la qualità degli atti normativi | Lente di ingrandimento - XVII Legislatura - Aprile 2014 - Adempimenti previsti dalla legge 7 aprile 2014, n. 56: Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni | ZOOM n. 44 [Tabella n. 5]

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Per il materiale qui (ri)pubblicato, ancora una volta, grazie di cuore ai miei suggeritori, anzi ad una delle mie più care suggeritrici.

A riprova, se necessario, che da soli è ben difficile fare e fare per il meglio.

Paolo

aprile 13, 2014

La Lanterna (di Paul Revere) | Seconda edizione – Uscita n. 82 – Dal 6 aprile al 12 aprile 2014

Archiviato in: La Lanterna — Paolo Tognetti @ 15:30

Ancona, 13 aprile 2014

La Lanterna | Seconda edizione - Uscita n. 82 - Cosa ci stavamo per perdere e abbiamo ripescato all’ultimo minuto (dis)utile

La Lanterna (di Paul Revere) | Seconda edizione - Uscita n. 82 - Dal 6 aprile al 12 aprile 2014

Cliccare sull’immagine per sfogliare gli articoli selezionati.

 

La Lanterna (di Paul Revere) | Seconda edizione – Uscita n. 82 – Dal 6 aprile al 12 aprile 2014

La Lanterna (di Paul Revere) | Seconda edizione – Uscita n. 82 – Dal 6 aprile al 12 aprile 2014 (elenco collegamenti agli articoli selezionati)

 

Fonti:

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Ulteriori notizie ed aggiornamenti dalla pagina Facebook del blog

Le Amministrazioni provinciali della Repubblica Italiana: un pezzo di Patria da salvare. | Province d'Italia - Profilo Facebook

Le Amministrazioni provinciali della Repubblica Italiana: un pezzo di Patria da salvare. | Province d’Italia – Profilo Facebook

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Notizie di servizio: pubblicazione arretrati (commenti, articoli) e una “nuova lanterna” … all’insegna della provvisorietà

Ancona, 13 aprile 2014

Fermo restando quanto già espresso in “Dalle Province d’Italia alle nuove province: “… non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo …”“, alcune brevissime note.

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Pubblicazione arretrati

Al più presto provvederò alla pubblicazione dei commenti purtroppo ad oggi ancora in coda di moderazione e di alcuni articoli rimasti in canna a causa dell’approvazione del c.d. “svuota-Province”. Mi scuso dell’inconveniente; posso assicurare che non è stata malavoglia.

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Provvisorietà in attesa del passaggio di testimone (?)

Non è escluso che questo sito possa sopravvivere alla mia persona, almeno in termini di personale quotidiana presenza. Lo vorrei fortemente e, in questo senso, ho invitato una serie di contatti a valutare la possibilità di prendere in mano le redini del blog.

♦ ♦ ♦ ♦ ♦
La “nuova lanterna”

Scoperto nel corso della settimana il servizio BridgeURL, ho pensato di sfruttarlo per recuperare uno spazio, forse, di una qualche utilità: “La Lanterna (di Paul Revere)“, ora alla seconda edizione.

BridgeURLLa novità de “La Laterna (di Paul Revere) | Seconda edizione” può essere essenzialmente così riassunta: al posto dell’elenco di articoli e titoli ordinati per data, vi sarà un unico collegamento che, aprendo una nuova finestra, permetterà di sfogliare la rassegna selezionata. L’immagine che segue costituisce una esemplificazione di quanto scritto.

La Lanterna (di Paul Revere) | Seconda edizione – Uscita n. 82 – Dal 6 aprile al 12 aprile 2014

Più facile da usare, piuttosto che raccontare.

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Null’altro, per ora.

Buona domenica.

Paolo

aprile 12, 2014

ADUC, Città metropolitane: sono di nuovo le Province! Perché “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, in peggio …

Ancona, 12 aprile 2014

ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori

28 marzo 2014Aree (Città) Metropolitane: sono di nuovo le Province!

Abolire le Province per farle rinascere come Aree (Città) Metropolitane. E’, in sostanza, questa la proposta del Governo per la istituzione delle Aree Metropolitane.

Cosa chiedono i cittadini dalle Aree Metropolitane e dalla abolizione delle Province? Un governo del territorio efficiente ed efficace.

Cosa prevede la proposta governativa? Città Metropolitane che di fatto sono Province con poteri indeboliti.

Il nuovo ente, infatti, secondo la proposta di legge, è sostanzialmente governato dai Sindaci dell’Area, con funzioni analoghe a quelle delle Province: pianificazione territoriale di puro coordinamento, infrastrutture interne e servizi di mobilità, ambiente, rete scolastica.

Sembra che i nostri governanti abbiano adottato il principio del padre della Chimica, Antoine-Laurent Lavoisier: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

In peggio.

♦ ♦ ♦ ♦ ♦

«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.»

Antoine-Laurent Lavoisier

"Antoine-Laurent Lavoisier" da Wikipedia, l'enciclopedia libera

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aprile 11, 2014

Cassandra – Province, il ratto delle competenze (continuo e continua): lo strappo di Caserta sul TPL

Ancona, 11 aprile 2014

Provincia di Caserta

22 marzo 2014Trasporto Pubblico Locale: la Provincia di Caserta non parteciperà alle sedute del comitato di indirizzo e monitoraggio dei servizi di TPL

Amministrazione provinciale di CasertaLa Provincia di Caserta non parteciperà più alle riunioni del comitato di indirizzo e monitoraggio dei servizi di Tpl (Trasporto pubblico locale) istituito dalla Regione Campania. Questo il messaggio contenuto nella missiva inviata dal presidente dell’Ente di Corso Trieste, Domenico Zinzi, e dall’assessore provinciale ai Trasporti, Giovanni Mancino, al presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, ai presidenti delle altre Province campane e al direttore generale per la mobilità della Regione Campania.

La decisione trova motivazione nella totale sottrazione delle competenze di amministrazione attiva in materia di trasporto pubblico locale in capo alle Province della Campania operata sul piano normativo dalla legge regionale n. 5 del 2013. Nella nota si legge che “appare irrazionale l’attribuzione di una mera facoltà (tra l’altro non compiutamente determinata) di concorso ad attività di pianificazione e programmazione di servizi che non si accompagni alla possibilità di incidere, in modo concreto, sull’assetto organizzativo e sul concreto svolgimento degli stessi“.

Poiché le attribuzioni sono state interamente attratte e centralizzate a livello regionale – prosegue la lettera della Provincia – pare coerente che tutte le scelte relative al Tpl abbiano un unico centro di imputazione, con conseguente assunzione delle relative responsabilità, senza surrettizi tentativi finalizzati alla realizzazione di una condivisione, meramente formale e priva di ogni contenuto sostanziale, di decisioni assunte in altri sedi“.

Resta fermo – conclude la nota – che l’atteggiamento della Provincia muterebbe di segno qualora la Regione, anche alla luce dei numerosi contenziosi giurisdizionali tuttora pendenti, ritenesse di recuperare un ruolo effettivo, nell’ambito del Tpl, alle Province“.

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Cassandra – Provincia di Lucca: un mutuo da circa 1,2 milioni di euro per la “messa in sicurezza” di viabilità e territorio

Ancona, 11 aprile 2014

Nonostante alle Province piova, del peggio, addosso di tutto …

Paolo

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Provincia di LuccaComunicati stampaAmministrazione provinciale di Lucca - Comunicati stampa (RSS)

11 marzo 2014VIABILITÀ E DIFESA DEL SUOLO: ok dalla giunta ad interventi per 1,2 milioni di euro per ripristino strade colpite da frane e smottamenti di gennaio

Provincia di LuccaGrazie alla contrazione di un mutuo di circa 1,2 milioni di euro, la Provincia di Lucca provvederà alla messa in sicurezza e al ripristino delle viabilità provinciali maggiormente danneggiate dalle frane e dagli smottamenti di gennaio. La giunta di Palazzo Ducale, infatti, ha approvato nel corso della seduta odierna (11 marzo) i progetti esecutivi di 4 interventi importanti sulle strade provinciali della Valle del Serchio e dell’Alta Versilia a cui si aggiungono le opere di salvaguardia e messa in sicurezza dei corsi d’acqua lungo la viabilità della Valfegana, nel territorio comunale di Bagni di Lucca. In questo caso si tratta dell’approvazione del progetto proposto dall’Unione dei comuni della Mediavalle del Serchio.
“Si tratta di strade fondamentali – sottolinea l’assessore provinciale alla protezione civile Diego Santi – per il collegamento a centri abitati e a numerose frazioni del territorio montano. Arterie di nostra competenza che, se interrotte, creerebbero forti disagi ai cittadini così come del resto è accaduto in occasione della chiusura causata dalle frane dei mesi scorsi”.   Il finanziamento ottenuto si aggiunge allo stanziamento di 1 milione e 230 mila euro che la Provincia ha erogato nei mesi scorsi per gli interventi di ripristino a seguito delle frane di ottobre 2013, nonché ai 530mila euro di risorse proprie anticipate dall’ente per far fronte alle emergenze che si sono verificate a gennaio a causa del maltempo.
Ecco, di seguito, i dettagli e gli importi degli interventi principali.  

Strada provinciale n. 9 “di Marina” in località Iacco, nel comune di Stazzema.   Si tratta dell’intervento più delicato ed importante (per i danni causati) tra quelli approvati oggi dalla giunta provinciale. La frana che interessa la strada provinciale n. 9, infatti, si estende per circa 70 metri e l’arteria – attualmente aperta a senso unico alternato – rappresenta un collegamento fondamentale dell’Alta Versilia. Il dissesto idrogeologico del bivio per Iacco, in frazione Ruosina, era già noto ai tecnici provinciali e il maltempo di gennaio ha finito per aggravare la situazione con la corsia a valle della strada che risulta lesionata e avvallata. La Provincia ha deciso di procedere per lotti funzionali, dando priorità alla riduzione dei rischi mantenendo per quanto possibile aperta la strada. Contemporaneamente alla definizione di massima delle opere sul versante, continueranno le indagini di approfondimento geologico durante i lavori del primo lotto. L’importo delle opere ammonta ad oltre 650mila euro.

Strada provinciale n. 56 di Valfegana, Tereglio (Coreglia A.). Per “riparare” la frana abbattutasi in località Pontebussato, la Provincia ha predisposto un progetto che prevede il consolidamento del corpo stradale mediante una palificata di contenimento lunga 40 metri. Pali e tiranti saranno collegati a un cordolo di cemento armato. L’opera – che non altererà la preesistente morfologia – sarà completata da interventi di miglioramento di regimazione delle acque superficiali per evitare il ristagno. La strada rappresenta il principale collegamento viario tra la fondovalle (sr 445 della Garfagnana) e le frazioni della Valfegana e raggiunge il valico di Foce a Giovo, una volta utilizzato per il collegamento tra i territori provinciali di Lucca e Modena. L’investimento previsto dalla Provincia è di 200mila euro.  

Strada provinciale n. 41 di Molazzana, in località ‘Cinghialodromo’ (Molazzana). L’arteria è stata particolarmente danneggiata a causa delle piogge del 17 gennaio che hanno prodotto crepe e abbassamenti della sede stradale. Dal punto di vista tecnico l’intervento è simile a quello previsto per la strada di Valfegana. La sp 41 rappresenta il principale collegamento tra la fondovalle (sp Calavorno-Campia) e l’abitato di Molazzana e alle sue frazioni. L’importo dei lavori in questo caso è di 150mila euro.

Strada provinciale n. 48 di Villa Collemandina e Corfino in località Magnano (Villa Collemandina). Gli interventi previsti dall’ufficio tecnico della Provincia prevedono l’arginamento del movimento del ponte interessato dalla frana attraverso un muro di sostegno in cemento armato, l’installazione di micropali ad elevata capacità portante integrati con tiranti in barre di acciaio. La frana sarà inoltre bloccata grazie alla realizzazione di una scogliera di massi di pietra ciclopici alla base della scarpata e al fianco del letto del torrente. Sarà migliorato il deflusso delle acque e ripristinato il cordolo su cui è ancorata la barriera stradale sostituita nelle parti danneggiate. L’investimento previsto è di 200 mila euro.

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aprile 10, 2014

“Stai sereno: quel che è fatto è reso”, l’Assessore Anna Romei (Pisa) scrive a Matteo Renzi e staff

Ancona, 10 aprile 2014

Lettera aperta inviata da Anna Romei, Assessore al lavoro, formazione, welfare, associazionismo e terzo settore, pari opportunità della Provincia di Pisa, al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, in data 26 marzo 2014.

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Caro Matteo, sta sereno, avrebbe detto la mia nonna, perché vedrai che quel che è fatto è reso.

Non mi riferisco soltanto al come ti sei avvicendato a Letta, ma al modo sprezzante, ingeneroso e privo di rispetto col quale tratti delle Province e dei suoi Amministratori.

Io sono un’assessora della Provincia di Pisa e dico BASTA.

È insopportabile sentirsi trattare da malfattori, da ladri di indennità, da persone inutili che finalmente “sentono il profumo del tornare a lavorare”, che possono essere mandate via a calci perché non hanno prodotto niente.

Non sto discutendo sulla necessità di rivedere, riformare, riorganizzare il territorio, sto denunciando il modo offensivo e ipocrita con cui tutto questo viene fatto da te, dal tuo staff, dal partito per ignavia e trasversalmente anche dagli altri.

Chiedo a te che sei stato anche Presidente della Provincia di Firenze, ma che razza di Presidente sei stato, che lavoro hai fatto, se quello che fai emergere delle attività delle Province è il nulla? Probabilmente avendo usato quell’esperienza solo come il vero trampolino di lancio della tua carriera politica non puoi averne buona memoria e ti regoli di conseguenza.

Chiedo a te che sei anche il Segretario di quello che, ancora per oggi, è il mio Partito, non dovresti riconoscere e rispettare il lavoro politico e amministrativo dei tanti Amministratori che come me lo hanno fatto provando a migliorare le cose in una situazione data?
Scrivo tutto questo evidenziando che la mia esperienza amministrativa alla Provincia di Pisa, sarebbe terminata con questo mio secondo mandato, non sto, quindi, difendendo o rimpiangendo niente di personale, sto difendendo la dignità del lavoro di questi anni mio e di molti miei colleghi.

Torno al mio lavoro, quello che forse mi farà avere la pensione, con la consapevolezza che una forte passione politica e un grande impegno civile, non potranno essere spente né da Te col tuo modo di fare, né dal nuovo corso del Partito, perché sono parte di me, della mia storia, della mia vita.

Ma come diceva la mia nonna, quel che è fatto è reso, dunque sta sereno, perché è scritto nella storia degli uomini, che sicuramente qualcuno nel tempo ti tratterà allo stesso modo, col quale stai trattando noi.

Anna Romei, Assessore della Provincia di Pisa con con delega al lavoro, formazione, welfare, associazionismo e terzo settore, pari opportunità

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“Le province nel Disegno di legge A.C. 1542-B”, a cura del Dott. Daniele Trabucco (per Federalismi.it)

Archiviato in: Città Metropolitane, Le Amministrazioni provinciali italiane, Normativa, pubblicazioni scientifiche e relativi commenti — Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , — Paolo Tognetti @ 07:15

Ancona, 10 aprile 2014

Federalismi.it - Rivista di diritto pubblico italiano, comunitario e comparato (direttore: Prof. Beniamino Caravita di Toritto)2 aprile 2014Le province nel Disegno di legge A.C. 1542-B“, a cura del Dott. Daniele Trabucco (Assegnista di ricerca post-dottorato in Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Scuola di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova)

Sommario

  1. Una lettura coordinata del disegno di legge formale A.C. n. 1542-B con il disegno di legge costituzionale A.C. n. 1543
  2. Illegittimità costituzionale della trasformazione delle Province in enti locali territoriali con rappresentanza di secondo livello
  3. Il nodo delle funzioni
  4. Il favor per le Province montane
  5. Il disegno di legge A. C. n. 1542-B tra future prospettive e novità istituzionali

Il tema della riforma delle Province e dell’istituzione delle Città metropolitane ha suscitato in questi ultimi anni un interesse sempre più crescente da parte della dottrina costituzionalistica ed amministrativistica. Il disegno di legge formale, A.C. n. 1542-B, ritornato a Palazzo di Montecitorio dopo l’approvazione al Senato della Repubblica del maxi-emendamento presentato dal Governo (sostitutivo del disegno di legge A.S. n. 1212) sul quale era stata posta la questione di fiducia, costituisce, assieme al disegno di legge costituzionale A.C. n. 1543 (ed ora alla proposta di riforma del bicameralismo perfetto e del Titolo V presentata dal Governo Renzi), la traduzione de iure condendo dell’obiettivo di abolizione delle Province e riordino dei livelli amministrativi annuciato dall’ex Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta,  il 29 aprile 2013 alla Camera dei Deputati nel corso del discorso programmatico sulla fiducia. (continua …)

Federalismi.it - 2 aprile 2014 - "Le province nel Disegno di legge A.C. 1542-B", a cura del Dott. Daniele Trabucco (Assegnista di ricerca post-dottorato in Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Scuola di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova)

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aprile 9, 2014

“Quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito: le Province sono davvero inutili?”, di Marco Ravera

Ancona, 9 aprile 2014

Forse, in altri termini: quando una lezione non si impara mai, perché non vi è alcun tornaconto personale immediato – almeno s’immagina – nel confronto e, quindi, nell’apprendimento.

Paolo

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“Quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito: le Province sono davvero inutili?”, di Marco Ravera (Segretario provinciale Rifondazione Comunista)

Savona, 30 luglio 2012

Rifondazione ComunistaOggi è il compleanno del Presidente della Provincia di Savona e l’occasione mi è utile per fare una riflessione sulle province. Non sul giudizio dell’amministrazione guidata da Angelo Vaccarezza, che per me sarebbe impietoso, ma sul ruolo dell’ente.

Da qualche tempo, in nome della necessità di ridurre i “costi della politica”, ha preso vigore l’idea di abolire le Province come enti locali, di ridefinirle, di modificarle. Ma è davvero una buona idea? Naturalmente non basta l’argomento che le Province costano. Tutte le istituzioni costano, le dittature costano di meno! Il problema è se servono.

Se è vero che si era pensato all’abolizione delle Province dopo la creazione delle Regioni è altrettanto vero che nel corso degli anni le loro funzioni sono andate crescendo. Nella legge del 1990 sulle autonomie locali e nel testo unico del 2000 la Provincia è definita come l’”ente locale intermedio tra Comune e Regione”, che “rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi, ne promuove e ne coordina lo sviluppo”.

Tra le funzioni delle Province vi sono quelle riguardanti vaste aree intercomunali o l’intero territorio provinciale, nei settori della difesa del suolo, della difesa dell’ambiente, dei trasporti, dello smaltimento dei rifiuti, dell’istruzione secondaria. Senza dimenticare le funzioni di programmazione a partire dal Piano territoriale di coordinamento che determina gli indirizzi generali di assetto del territorio. Queste competenze potrebbero essere trasferite alle Regioni, ai comuni, a nuovi enti, ma si risparmierebbe solo l’elezione di presidenti e di consigli perché il personale, giustamente, non può diminuire.

Ha senso una modifica di questo tipo? Per me no e risponde solo alla retorica dell’antipolitica. Semmai ragioniamo sulle spinte localistiche che hanno portato alla formazione di 8 nuove province tra il 1992 e il 2000, e altre 7 successivamente. Pensiamo alle 8 in Sardegna, alla BAT (Barletta, Andria, Trani), a quella di Monza e della Brianza.

Come per le circoscrizioni anche in questa fase ho avuto l’impressione che anziché andare a colpire i veri sprechi (penso ai manager pubblici o alle società che seguono le cosidette “grandi opere”) si scelgano dei capri espiatori che, grazie ad una sapiente campagna denigratoria, diventano facilmente “sacrificabili”. Credo, invece, servirebbe nel nostro paese una maggiore capacità nell’affrontare seriamente i problemi senza farsi prendere dalle mode del momento.

Marco Ravera, Segretario provinciale Rifondazione Comunista – Federazione Provinciale di Savona

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aprile 8, 2014

“Il disegno autonomistico disatteso tra contraddizioni e nuovi scenari problematici”, a cura del Prof. Gian Candido De Martin

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Ancona, 8 aprile 2014

Amministrazione in Cammino - Un laboratorio formativo e sperimentale

31 marzo 2014Il disegno autonomistico disatteso tra contraddizioni e nuovi scenari problematici“, a cura del Prof. Gian Candido De Martin

Sommario

  1. Interrogativi pendenti in tema di autonomie
  2. Qualche elemento di analisi sulla finta autonomia degli enti territoriali
  3. Il dilagante neocentralismo della “legislazione della crisi”
  4. Le crescenti distorsioni e la carente effettività dei principi autonomistici
  5. Le ambiguità delle proposte di riforma in discussione
  6. I principali problemi di costituzionalità del ddl 1212/13
  7. Le condizioni per una effettiva attuazione e un coerente completamento del disegno autonomistico

31 marzo 2014 - "Il disegno autonomistico disatteso tra contraddizioni e nuovi scenari problematici", a cura del Prof. Gian Candido De Martin

[...]

6. I principali problemi di costituzionalità del ddl 1212/13

“Da quanto considerato emergono, a vario titolo, ragioni di forte perplessità sulla costituzionalità del ddl in esame, non solo per il forte ridimensionamento del ruolo e delle funzioni delle province, ma soprattutto per la loro degradazione a enti di secondo grado, con organi eletti dai sindaci dei comuni ricompresi nel territorio e non direttamente dai cittadini della comunità provinciale. E’ una prospettiva che appare in contrasto, tra l’altro, sia col combinato disposto dell’art. 48 e del primo comma dell’VIII disp. trans. e fin. della Cost., dai quali si ricava la necessità di un ruolo diretto dei cittadini elettori anche per la formazione degli organi delle amministrazioni provinciali, sia con l’art. 3, secondo comma, della Carta europea dell’autonomia locale, che prevede espressamente organi rappresentativi eletti direttamente anche per le istituzioni territoriali di secondo livello.
Si tratta di perplessità certo non trascurabili, che dovrebbero quindi suggerire di non dar corso ad un disegno di trasformazione radicale della fisionomia istituzionale delle province e di deminutio della democrazia locale, asse portante della Repubblica, facendo venir meno quel rapporto politico tra rappresentanti e rappresentati che dovrebbe caratterizzare tutte le istituzioni autonome previste dall’art. 114 Cost., assicurando un’effettiva capacità di operare scelte di cui rispondere agli elettori.

A voler tacere, poi, dei rischi di inefficienza gestionale e di sostanziale irresponsabilità che deriverebbero da una gestione di importanti funzioni di area vasta affidate ad assemblee e organi non in grado di occuparsi in modo continuativo ed effettivo della realtà provinciale (a parte la gratuità dei loro incarichi).
Tutte questioni che vanno di massima ribadite anche a proposito degli organi previsti dal ddl 1212 per il governo delle città metropolitane, istituite al posto delle province nel medesimo ambito territoriale (a parte l’eventuale richiesta di un terzo dei comuni di non farne parte). Gli organi metropolitani sarebbero infatti assai deboli rispetto alle funzioni assai importanti che dovrebbero gestire, fortemente condizionati dai comuni ricompresi, soprattutto dal comune capoluogo, che finirebbe per svolgere un ruolo determinante e assorbente (accentuato dalla automatica identificazione del sindaco del capoluogo come sindaco metropolitano), mentre la ragion d’essere delle città metropolitane dovrebbe portare proprio ad un riequilibrio nei rapporti tra capoluogo e comuni contigui nelle decisioni unitarie o di comune interesse, salvaguardando al tempo stesso il necessario ruolo di prossimità dei municipi, in cui dovrebbe essere suddiviso il comune capoluogo.
Quanto infine alle previsioni del ddl in ordine alle unioni di comuni, ci si limita qui a sottolineare che – se va sostanzialmente condivisa, come già accennato, la soluzione della obbligatorietà di unioni polifunzionali dei piccoli comuni (sotto i 5000 abitanti, ridotti a 3000 nelle zone montane), in modo da realizzare un “comune di comuni” che assicuri gestioni associate più efficienti in grado di rendere non solo virtuale ma effettiva l’autonomia riconosciuta anche ai piccoli comuni (ferma restando l’utilità di meccanismi di incentivazione per la loro fusione) – due osservazioni appaiono comunque necessarie dal punto di vista del sistema e della democrazia locale. Da un lato per sottolineare che manca del tutto la previsione di una dimensione territoriale o demografica massima delle unioni, che dovrebbero servire a concretare e rafforzare l’autonomia dei comuni, con funzioni e servizi di prossimità, evitando però una loro trasformazione in enti di area vasta mascherati, che surrogherebbero quindi di fatto le province, perdendo però la loro (necessaria) veste di enti (associativi) di primo livello. Dall’altro, per mettere in discussione la debolezza strutturale delle unioni, anche sul piano degli organi esecutivi (a parte anche qui il nodo della gratuità degli incarichi), che finisce per depotenziare proprio il forte ruolo gestionale che dovrebbe essere svolto da queste nuove forme di organizzazione associata dei piccoli comuni, le quali dovrebbero diventare per molti versi il baricentro della nuova amministrazione di primo livello nelle realtà locali più frammentate.”

[...]

Gian Candido De Martin

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PubblicalOra – Il Consiglio di Stato smentisce il TAR Liguria: causa difetto d’interesse del ricorrente (per astratta aspirazione al ripristino della legalità), le incostituzionali “norme Monti” non influiscono sul commissariamento della Provincia di Genova

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Ancona, 8 aprile 2014

Precedenti in breve
♦ ♦ ♦ ♦ ♦
L’arrivo a Roma con inevitabile (contro-)riforma

Giustizia Amministrativa – CONSIGLIO di STATO

 

Giustizia Amministrativa

NUOVO SITO DELLA GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA

Giustizia Amministrativa – Consiglio di Stato – Roma

(Sezione Terza)

Sentenza (breve) REG.PROV.COLL. n. 01643/2014 (REG.RIC. n. 01882/2014)

Giustizia Amministrativa - Consiglio di Stato (Sezione Terza) - Roma - Sentenza (breve) REG.PROV.COLL. n. 01643/2014 (REG.RIC. n. 01882/2014)

♦ ♦ ♦ ♦ ♦
La sentenza

REPUBBLICA ITALIANA

Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ai sensi degli artt. 38 e 60 c.p.a.
sul ricorso numero di registro generale 1882 del 2014, proposto da:
Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

contro

Angelo Spanò, rappresentato e difeso dall’Avv. Federico Tedeschini e dall’Avv. Daniele Granara, con domicilio eletto presso lo stesso Avv. Federico Tedeschini in Roma, Largo Messico, n. 7;

nei confronti di

Giuseppe Piero Fossati, Carmine Battista;

per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. LIGURIA – GENOVA: SEZIONE II n. 00295/2014, resa tra le parti, concernente lo scioglimento del Consiglio provinciale di Genova e nomina del commissario straordinario disposto con d.P.R. 9 maggio 2012

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Angelo Spanò;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 20 marzo 2014 il Cons. Massimiliano Noccelli e uditi per le parti l’Avv. Granara e l’Avvocato dello Stato Salvatorelli;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 c.p.a.;

1. Il sig. Angelo Spanò, all’esito delle consultazioni elettorali amministrative del 27 e del 28 maggio 2007, è stato eletto consigliere provinciale della Provincia di Genova e, in tale qualità, ha proposto ricorso avverso il d.P.R. 9.5.2012, che ha disposto lo scioglimento del Consiglio stesso e la contestuale nomina, quale commissario straordinario, del sig. Giuseppe Fossati.

2. Il sig. Spanò ha proposto ricorso, altresì, avverso il decreto prefettizio del 10.5.2012, che ha disposto la nomina di tre sottocommissari prefettizi.

3. In data 18.4.2012 il Presidente della Provincia, Alessandro Repetto, rassegnava le proprie dimissioni anticipatamente rispetto alla scadenza naturale del mandato, che sarebbe intervenuta il 13.6.2012, e tali dimissioni divenivano irrevocabili trascorsi venti giorni, ai sensi dell’art. 53, comma 3, T.U.E.L., in data 8.5.2012.

4. Il commissariamento della Provincia di Genova era disposto ai sensi dell’art. 53, comma 3, del T.U.E.L. e dell’art. 23, comma 20, del d.l. 201/2011, convertito in l. 214/2011, per effetto del quale trovava applicazione l’art. 141 del T.U.E.L.

5. Con il gravato decreto presidenziale veniva nominato commissario straordinario Giuseppe Piero Fossati, “già assessore della Provincia di Genova”, per la “provvisoria gestione dell’ente fino alla elezione dei nuovi organi provinciali a norma di legge” e gli venivano conferiti “i poteri spettanti al consiglio provinciale, alla giunta ed al presidente”.

6. A fondamento del gravame, articolato in numerose censure di illegittimità, anche costituzionale, il ricorrente deduceva che, una volta divenute irrevocabili le dimissioni rassegnate dal Presidente della Provincia, avrebbe dovuto trovare applicazione il procedimento di commissariamento disciplinato dall’art. 141 del d. lgs. 267/2000 anziché quello previsto dall’art. 23, comma 20, del d.l. 201/2001, convertito in l. 214/2001.

7. Il Ministero dell’Interno, evocato in giudizio, si costituiva insistendo per la declaratoria di improcedibilità del ricorso, perché, in pendenza di lite, era sopravvenuta la sentenza della Corte costituzionale n. 220/2013, che aveva dichiarato incostituzionale l’art. 23, comma 20, del d.l. 201/2011 per violazione dell’art. 77 Cost.

8. Con la sentenza n. 295 del 20.2.2014 il T.A.R. Liguria, preso atto di tale pronuncia, riteneva fondato il ricorso sul rilievo che, relativamente alla vicenda in esame, la declaratoria di incostituzionalità di tale disposizione, posta a fondamento degli atti impugnati, li rendesse illegittimi ed inefficaci, obbligando l’Amministrazione a rimuoverne gli effetti e a rinnovarli secondo le norme vigenti.

9. Avverso tale sentenza ha proposto appello il Ministero dell’Interno, chiedendone, previa sospensione anche mediante misura monocratica, la riforma.

10. Il Ministero appellante, con un primo mezzo di gravame, ha censurato la sentenza per non aver rilevato la carenza di interesse in capo al ricorrente in primo grado e, nel merito, ha lamentato l’erroneità della statuizione annullatoria per aver essa trascurato che il provvedimento impugnato si fondava su due distinti presupposti e, cioè, l’art. 23, comma 20, del d.l. 201/2011 e il medesimo art. 141 T.U.E.L.

11. Con decreto n. 1000 del 6.3.2014 veniva concessa l’invocata tutela monocratica, con conseguente sospensione degli effetti della sentenza impugnata.

11. Si è costituito nel presente grado di giudizio l’appellato, instando per la reiezione dell’avversario gravame.

12. Nella camera di consiglio del 20.3.2014, fissata per l’esame dell’istanza di sospensione, il Collegio, ritenuto di poter decidere la controversia in forma semplificata, ai sensi dell’art. 60 c.p.a., e sentite sul punto le parti, che nulla osservavano, tratteneva la causa in decisione.

13. L’appello è fondato e deve essere accolto.

14. Ritiene il Collegio che sia fondata e assorbente la censura relativa al difetto di interesse in capo al ricorrente in prime cure, sollevata dal Ministero appellante.

15. La relativa eccezione, attenendo ad una condizione dell’azione quale è l’interesse ad agire e, dunque, rilevabile d’ufficio, può essere proposta dalla parte appellante senza incorrere nel divieto dei nova in appello previsto dall’art. 104, comma 1, c.p.a.

14.1. La censura relativa al difetto di interesse, ciò premesso, è fondata sotto un duplice e concorrente profilo.

14.2. Il ricorrente in prime cure, consigliere provinciale della Provincia di Genova, lamenta infatti che sussisterebbe il suo qualificato interesse di consigliere, che ha subìto lo scioglimento e il conseguente commissariamento dell’ente, ad agire affinché tale scioglimento e commissariamento avvengano nel rispetto del principio di legalità (p. 12 della memoria di costituzione in appello).

14.3. “In altri termini – si afferma nell’atto di costituzione dell’odierno appellato – l’interesse dell’esponente non sussiste in ragione della possibilità di tornare a ricoprire la carica di consigliere provinciale di Genova, ma nell’affermare l’applicazione al caso della Provincia di Genova del legittimo procedimento di commissariamento” (p. 12 della memoria di costituzione in appello).

14.4. È evidente che una simile astratta aspirazione al ripristino della legalità violata non può integrare quel concreto interesse ad agire che deve sorreggere la domanda (art. 100 c.p.c.), poiché nessuna utilità, nemmeno di carattere morale, il ricorrente, nella sua qualità di consigliere provinciale, potrebbe ritrarre dall’accoglimento del ricorso, rimanendo comunque provvedimenti intangibili sia lo scioglimento e il commissariamento dell’ente.

14.5. Il consigliere comunale e provinciale è legittimato ad esercitare tutte le azioni connesse al proprio ius ad officium, ma certamente non può esercitare un controllo generalizzato, con funzione paragiurisdizionale, sulla vita dell’ente locale in nome di un astratto principio di legalità, promuovendo così un’inammissibile azione popolare di tipo oggettivo.

14.6. Egli, nell’impugnare gli atti dell’ente, non deve avere solo una posizione qualificata dalle vigenti disposizioni, quale in effetti ha, per la delicatezza delle sue funzioni, nell’ordinamento degli enti locali (art. 43 T.U.E.L.), ma anche differenziata, una posizione, cioè, che gli consenta di ritrarre un’utilità dall’impugnativa in termini di rimozione di un impedimento o di un apprezzabile vantaggio all’esercizio del proprio ufficio e all’espletamento del mandato.

14.7. Solo la lesione diretta ed immediata del diritto all’ufficio del consigliere comunale o provinciale può fare sorgere, quindi, la legitimatio ad agendum o l’interesse personale al ricorso al fine del ripristino della situazione sostanziale lesa, attraverso la rimozione della situazione antigiuridica affidata all’organo giurisdizionale.

14.8. Nulla di tutto questo può verificarsi nel caso di specie, poiché, per ammissione stessa dell’odierno appellato, il commissariamento dell’ente, seppur sulla base di un diverso presupposto normativo, rimarrebbe fermo, con conseguente cessazione definitiva della sua carica di consigliere.

14.9. Se così è, dunque, il ricorso di prime cure, nel censurare lo scioglimento del Consiglio e il commissariamento dell’ente, era sin dal principio inammissibile per difetto di interesse in capo all’odierno appellato.

15. Si aggiunga a questa considerazione, già di per sé dirimente, che l’impugnato decreto di scioglimento non si fonda solo sulla disposizione dell’art. 23, comma 20, del d.l. 201/2011, convertito nella l. 214/2011, e poi dichiarata incostituzionale, come assume il ricorrente in prime cure, ma anche sull’art. 53, comma 3, del T.U.E.L., essendosi dimesso il Presidente della Provincia prima della scadenza del suo mandato, tanto che – si legge in detto decreto – “ai sensi dell’art. 53, comma 3, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ricorrono gli estremi per far luogo allo scioglimento della suddetta rappresentanza” e, ancora, si legge nella relazione accompagnatoria del Ministro dell’Interno “configuratasi l’ipotesi dissolutoria, disciplinata dall’art. 53, comma 3, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, è necessario procedere allo scioglimento dell’ente ai sensi del successivo art. 141, comma 1, lettera b), n. 2, contestuale nomina del commissario straordinario”.

15.1. L’invocata applicazione dell’art. 141 T.U.E.L. al provvedimento impugnato, dunque, era già garantita direttamente dal ricorrere della fattispecie di cui all’art. 53, comma 3, del medesimo T.U.E.L., indipendentemente dall’applicazione del contestato e, poi, dichiarato costituzionalmente illegittimo art. 23, comma 20, del d.l. 201/2011.

15.2. Rimane pertanto del tutto ininfluente e, comunque, inefficace a sostanziare un concreto interesse in capo al ricorrente originario, anche prescindendo da quanto sopra osservato circa la sua posizione di consigliere provinciale, la lamentata distinzione tra commissariamento politico e tecnico, essendo nel caso di specie una simile distinzione, al di là della sua opinabilità, del tutto inappropriata e irrilevante, dato che il provvedimento impugnato è stato adottato per garantire esclusivamente la “continuità amministrativa” dell’ente, come si legge chiaramente nella relazione ministeriale, e il suo “normale funzionamento” fino all’elezione dei nuovi organi.

15.3. Anche per tale profilo, dunque, il ricorso di primo grado è e doveva essere dichiarato del tutto inammissibile per difetto di interesse.

15.4. Ogni ulteriore questione, sollevata dall’appellato in ordine alla declaratoria di incostituzionalità dell’art. 23, comma 20, del d.l. 201/2011 e all’art. 2, comma 1, della l. 119/2013, appare irrilevante, quindi, ai fini del decidere.

16. In conclusione l’appello del Ministero deve essere accolto e la sentenza del T.A.R. Ligure totalmente riformata, con conseguente declaratoria di inammissibilità del ricorso proposto in prime cure.

17. Attesa la particolarità della fattispecie, peraltro, sussistono le ragioni previste dal combinato disposto dell’art. 26 c.p.a. e dell’art. 92, comma secondo, c.p.c. per compensare interamente tra le parti le spese del doppio grado di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto, in integrale riforma della sentenza impugnata, dichiara inammissibile il ricorso di primo grado.

Compensa interamente tra le parti le spese del doppio grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 20 marzo 2014 con l’intervento dei magistrati:

Giuseppe Romeo, Presidente

Michele Corradino, Consigliere

Salvatore Cacace, Consigliere

Vittorio Stelo, Consigliere

Massimiliano Noccelli, Consigliere, Estensore

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Funambolesco

Il mio senso della legalità si sta astraendo.

Paolo

aprile 7, 2014

PubblicalOra – In Gazzetta Ufficiale il DDL Delrio svuota-Province: da domani l’augusto testo sarà legge

Ancona, 7 aprile 2014

Tutto è avvenuto in tarda serata, con il consueto tempismo a senso unico che ha contraddistinto la vicenda Province sin dalle origini.

La già ben rodata filiera istituzionale, a tutti i livelli, ha dato ennesima prova che, quando s’ha da fare, non v’è nulla che possa esistere e resistere, così valutando il DDL Delrio testo privo di qualsivoglia forma di lesione costituzionale.

Ad ogni modo, posso sin d’ora riferire che (almeno) due Regioni hanno informalmente manifestato l’intenzione di ricorrere alla Consulta avverso il provvedimento in parola.

Staremo a vedere.

Paolo

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Repubblica Italiana - Gazzetta Ufficiale

Repubblica Italiana - Gazzetta Ufficiale - Serie GeneraleGazzetta Ufficiale | Serie Generale n. 81 del 07/04/2014

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LEGGE 7 aprile 2014, n. 56 Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni. (14G00069)

LEGGE 7 aprile 2014, n. 56 Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni. (14G00069) – PERMALINK (“link permanente” al sito della Gazzetta Ufficiale)

LEGGE 7 aprile 2014, n. 56 Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni. (14G00069) - TESTO PDF

Entrata in vigore del provvedimento: 08/04/2014 .

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